Nazionali non all'altezza ed Europa penalizzata: Mondiale, la formula Infantino non convince

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Il progetto della Fifa non funziona, con l’allargamento della platea a 48 nazioni alcune sfide hanno valori poco equilibrati. Il gigantismo danneggia e pesa anche l'orario in cui si giocano le partite, la lezione di Usa 94 non è servita

Negli Stati Uniti è tutto in versione maxi. I prezzi, le porzioni, le auto, le distanze. Anche il Mondiale disegnato dalla Fifa rispecchia questo gigantismo, senza che sia un vantaggio. Il numero delle partite è quasi raddoppiato, passando da 64 a 104; le nazionali ammesse sono diventate 48; i Paesi ospitanti sono tre, mentre nell’unico torneo giocato al di fuori di una sola nazione, nel 2002, erano due i padroni di casa (Corea del Sud e Giappone). Qui in verità sembra che sia solo uno, dato che gli Stati Uniti, incontrastati, hanno potuto escludere un arbitro dalla competizione. Comunque, pensate anche che non ci si fermerà nell’espansione: tra quattro anni, saranno sei i Paesi coinvolti: Spagna, Portogallo e Marocco più Argentina, Uruguay e Paraguay per una partita a testa.

LA QUALITà

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Più ci si allarga più è bello, devono pensare alla Fifa. Ma il primo riscontro tecnico non è stato esaltante. La qualità delle partite non raggiunge livelli eccelsi, tutt’altro. Non è una novità che giocare in orari in cui di solito si pranza non aiuti i ventidue in campo. Il caldo è terrificante, le gambe si spengono anzitempo. La scelta dell’ora del calcio d’inizio è dettata anche dal possibile mercato televisivo nei diversi angoli del pianeta. Ma ci sono due segnali che un qualsiasi telespettatore recepisce come messaggio di scarso divertimento per la gara a cui accede speranzoso: quando parte la ola, abitudine quasi superata in generale ma riproposta a ogni grande torneo, è il momento spesso molto anticipato in cui il gioco non calamita tutti i pensieri. E quando non si vedono le ombre sul campo, messaggio di sole a picco e difficile adattamento a una realtà soffocante. La lezione del 1994, con una finale a mezzogiorno californiano passata alla storia come una delle meno attraenti in assoluto, non è stata capita, ma più probabilmente si è decisa la stessa strada per diversi interessi.

LA PLATEA

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Già in Qatar, con il torneo a spezzare i campionati più importanti, il livello della competizione era stato basso, inoltre molti giocatori, e con loro le squadre di club, avevano patito poi nel corso dell’annata una corsa senza soste e senza precedenti. Adesso con l’allargamento della platea a 48 nazioni alcune sfide hanno valori poco equilibrati. Il gigantismo danneggia. Nella disposizione delle partecipanti per confederazione, l’Europa ne è uscita penalizzata e non lo diciamo per rancore da assenza dell’Italia. Al di là delle battute del presidente della Fifa, la squadra azzurra aveva il dovere di essere qui. Ma è chiaro che la taglia XXL della competizione aumenti la modestia di alcune partecipanti e abbassi la cifra di classe. I time out, o pause per idratarsi, poi sono già stati smascherati da tutto il mondo; un modo per spezzare la partita in quattro quarti e permettere lucrose entrate pubblicitarie da parte di chi paga altrettanto profumatamente i diritti di trasmissione, non un sostegno, se non in casi eccezionali, ad allenatori e squadre. Ricordate la frase del regista Federico Fellini nel secolo scorso, quando fece irruzione la pubblicità nel corso dei film in tv? Non si interrompe un’emozione. Nel calcio di oggi ci sono già le simulazioni, i finti infortuni e le perdite di tempo di ogni genere che frammentano il gioco, se poi viene istituzionalizzato lo stop in mezzo a ogni tempo, la gente si annoia e prepara il cibo per il cane, se è a casa; oppure allo stadio è il momento in cui parte la ola.

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