Natasha Lyonne, "l'infanzia mi ha segnata, convivo con un disturbo post-traumatico"

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(di Giulia Bertollini) "Non ho mai acconsentito a nulla di questa follia". Natasha Lyonne si racconta senza filtri all'Italian Global Series di Riccione, trasformando l'incontro con il critico Oscar Cosulich in una performance tra ironia, riflessioni personali e confessioni sul proprio percorso umano e artistico. L'attrice, sceneggiatrice, regista e produttrice statunitense ha ripercorso gli esordi nel mondo dello spettacolo, ricordando la prima audizione a quattro anni. "Fare l'attrice da bambina è un peccato originale", ha detto. "Mia madre mi portò all'audizione e piangeva. È un business disgustoso, basato su aspetti superficiali. È anche il motivo per cui ho un brutto atteggiamento e una cattiva reputazione".
    Lyonne ha parlato apertamente della diagnosi di disturbo da stress post-traumatico e della dipendenza affrontata nel corso della sua vita, spiegando come la terapia e il programma dei dodici passi le abbiano permesso di rileggere il proprio passato. "Sono grata perché capisco lo spazio cosmico. Sono grata del fatto che i miei genitori fossero pazzi, ma sono morti", ha affermato. "Mia madre mi portò alla mia prima audizione quando avevo 4 anni, per lei era normale, lo aveva fatto con mio fratello prima di me. Ora gira in rete una foto di me bambina stesa su un letto di seta e velluto con tante perline. Ma com'è potuto accadere?".
    Ripercorrendo le proprie origini, ha definito la sua identità "un mosaico di influenze contrastanti": "Sono nipote di sopravvissuti all'Olocausto dell'Europa dell'Est, figlia di ebrei russi di Brooklyn. La mia prima lingua è lo spagnolo, ma parlo anche ebraico, inglese e aramaico. Passare da una scuola ebraica ortodossa a una presbiteriana mi ha costretto a navigare tra mondi diversi, creando la lente attraverso cui guardo la vita".
    L'attrice rivendica poi l'importanza dell'autonomia creativa, indicando Russian Doll come il progetto che le ha consentito di conquistarla. Ricorda la writers' room tutta al femminile creata con Amy Poehler e Leslye Headland, ex assistente di Harvey Weinstein: "Abbiamo creato il primo laboratorio di donne sceneggiatrici. Avevamo creato uno spazio tutto nostro. Quello che succedeva in quella stanza era molto intenso, vulcanico. Ci davamo il cinque, eravamo cinque femministe, un gruppo di ragazzacce, davvero delle cattive ragazze, eravamo toste. Quella era una fase della mia vita in cui eravamo molto autodeterminate". Un'esperienza che, aggiunge, le ha mostrato anche il diverso trattamento riservato alle donne nell'industria: "Per una donna è come se si chiedesse continuamente: 'Sta bene?'. Agli uomini, invece, quell'autorevolezza viene riconosciuta molto più facilmente".
    Parlando del suo lavoro di produttrice, spiega di avere imparato a rinunciare alla necessità di controllare ogni risultato. "Ho bisogno di uno strato di protezione tra me e il mondo. Amo osservare il mondo attraverso uno schermo", dice, definendo la creatività uno strumento per elaborare il trauma. E conclude: "Sono qui per imparare".
    L'incontro con il critico Oscar Cosulich è stato caratterizzato anche da una lunga improvvisazione. Dopo poche domande Lyonne ha lasciato la poltrona, coinvolgendo pubblico, giornalisti e studenti in una performance dai toni della stand-up comedy. Alla domanda su quando avesse deciso di fare l'attrice ha risposto: "Non ho ancora deciso, magari martedì sì e poi mercoledì cambierò idea".
   

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