22 gennaio 2026 | 19.55
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Mps, occhi puntati su mercoledì 28 gennaio. Il Consiglio di Amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena si è riunito oggi e ha preso atto della proposta di regolamento per la lista del Consiglio predisposta dal Comitato Nomine, decidendo però di rinviarne l’esame. Su indicazione del presidente Nicola Maione e con il consenso unanime dei consiglieri, il board ha scelto di effettuare ulteriori approfondimenti prima di arrivare all’approvazione definitiva del testo.
È stata così convocata una nuova riunione consiliare per mercoledì 28 gennaio, con l’obiettivo di assumere le conseguenti delibere in tempi rapidi, in vista dell’assemblea degli azionisti del prossimo 4 febbraio chiamata a pronunciarsi sulle modifiche statutarie, previa acquisizione delle necessarie autorizzazioni. Il Cda ha ribadito l’intenzione di gestire con la massima trasparenza ed efficacia la procedura di formazione della lista dei candidati amministratori che potrà essere presentata dallo stesso board.
Il regolamento del Comitato Nomine rappresenta uno dei tasselli centrali della più ampia revisione della governance di Mps. Non si tratta di un adempimento formale, ma di uno strumento destinato a definire in modo puntuale le regole di composizione del board. Il nodo più sensibile della bozza del regolamento del Comitato Nomine - a quanto si apprende - riguarderebbe l’esclusione degli amministratori indagati dalle procedure del board per la presentazione della lista del cda per il rinnovo delle cariche sociali, con particolare riferimento anche all'esclusione dagli incontri con gli azionisti finalizzati alla stesura della lista. Una previsione che - sempre da quanto si apprende - potrebbe coinvolgere anche l’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Ma si tratta ancora solo di una bozza di regolamento, su cui il confronto resta aperto. L'ultima parola spetta al cda, che si riaggiornerà il 28 gennaio.
Quello della governance non è l'unico nodo da sciogliere: non è sfuggito agli osservatori un intero weekend romano di confronto tra top manager e advisor sul piano industriale e gli scenari strategici di medio periodo. Sul tavolo ci sono ipotesi che potrebbero ridisegnare profondamente il futuro del gruppo: dal possibile delisting di Mediobanca a forme di integrazione più o meno profonde, fino alla definizione delle attività core destinate a rimanere quotate. Il quesito di fondo è strategico: in che termini Mps intende gestire i dettagli della fusione con Mediobanca, per affermarsi come 'campione' del risiko bancario nazionale?
È proprio su Mediobanca che emerge il vero bivio. Da un lato, l’ipotesi del delisting consentirebbe un’integrazione più serrata, con la possibilità di collocare investment banking e private banking in un’entità giuridica separata ma inserita in un disegno industriale unitario. Dall’altro, la scelta di mantenere Mediobanca quotata, ricostruirne il flottante e utilizzare quella piattaforma come leva di flessibilità strategica. Che fare? "La permanenza in Borsa di Mediobanca - spiega all'AdnKronos Marta Degl'Innocenti, economista esperta di mercati finanziari della Statale di Milano - "pur con maggiori vincoli di trasparenza, mantiene "la partita aperta" e conserva una leva di flessibilità strategica, attraverso una presenza autonoma sul mercato che offre visibilità, liquidità e capacità di manovra, spendibile nel futuro risiko bancario e in operazioni di M&A, alleanze o scambi azionari".
Il delisting, prosegue la professoressa, "tende a chiudere questa opzionalità, favorendo un’integrazione più accentrata e ordinata, funzionale al conseguimento di sinergie operative, stimate da Luigi Lovaglio in oltre 700 milioni di euro". Al tempo stesso, conclude l'economista, "tale assetto concentra le decisioni strategiche, inclusa la gestione della partecipazione di Mediobanca in Assicurazioni Generali, con il possibile ridimensionamento del ruolo di alcuni azionisti rilevanti nei futuri equilibri di governance" (di Andrea Persili)
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