19 marzo 2026 | 15.52
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Gli analisti di Deutsche Bank tornano a rilanciare l’ipotesi di un riassetto nel credito italiano, indicando una possibile aggregazione tra Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm come strada per la creazione di un “terzo polo” in grado di competere con i grandi gruppi nazionali. Nel report intitolato “Carpe diem?”, la banca tedesca aggiorna le proprie analisi sulle operazioni di M&A già esplorate in passato, sottolineando come le attuali valutazioni di Borsa e una Unicredit concentrata sul dossier tedesco — in particolare sull’operazione su Commerzbank — possano riaprire spazi di manovra.
Secondo gli analisti, la logica industriale resta solida: Banco Bpm porterebbe in dote una forte presenza nel retail e nelle Pmi del Nord, mentre Mps — soprattutto alla luce del rafforzamento nell’investment banking e nel wealth management — garantirebbe una piattaforma più articolata e complementare. Il risultato sarebbe un gruppo con massa critica, sinergie sia di costo sia di ricavo e un posizionamento più competitivo nel panorama domestico.
Una lettura condivisa anche da Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance alla Università Bocconi, che in un colloquio con AdnKronos sottolinea come “l’operazione sia possibile e dotata di una chiara logica strategica: metterebbe insieme attività complementari e contribuirebbe davvero alla costruzione di un terzo polo bancario italiano, con sinergie elevate tra rete commerciale, prodotti e investment banking”.
Allo stesso tempo, però, Calcaterra invita alla cautela sul timing. “Nel breve periodo l’operazione appare più difficile — osserva — perché esistono ostacoli concreti. Il primo riguarda la capacità di esecuzione: MPS è già impegnata nell’integrazione di Mediobanca, un processo complesso che coinvolge governance, culture aziendali e modelli di business molto diversi. Avviare subito un’altra fusione significherebbe aumentare sensibilmente il rischio operativo”. A questo si aggiungono i vincoli di capitale e regolamentari. “Qualsiasi operazione di questa portata richiede risorse patrimoniali e il via libera delle autorità, dalla Bce all’Antitrust, e l’operazione Mediobanca è già sotto stretta osservazione”, prosegue il docente.
Infine, il terzo elemento riguarda le alternative sul tavolo per Banco Bpm. “L’istituto — spiega Calcaterra — è oggetto di attenzione da parte di altri player, inclusi gruppi internazionali come Crédit Agricole e la stessa UniCredit. Non è quindi una realtà destinata ad aspettare passivamente una mossa di Mps”.
In sintesi, la valutazione resta duplice: da un lato, spiega il professore, "Deutsche Bank ribadisce la coerenza industriale dell’operazione e la sua capacità di ridisegnare gli equilibri del settore; dall’altro, il nuovo contesto — segnato dall’integrazione di Mediobanca — rende il percorso più complesso e ne riduce la probabilità nel breve termine, pur senza escluderlo in prospettiva". (di Andrea Persili)
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