Montreal, finale tutta americana dopo 23 anni: Shelton-Nakashima

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Ben, campione in carica, ha regolato in semifinale il connazionale Tien 6-2 6-3, mentre Brandon ha battuto a sorpresa Jodar 7-6(3) 6-4, centrando per la prima volta in carriera una finale Masters 1000 

Luigi Ansaloni

Collaboratore

13 agosto - 12:56 - MILANO

È derby a stelle e strisce a Montreal. Ben Shelton torna in finale nel 1000 canadese trovando dall’altra parte della rete, a sorpresa, Brandon Nakashima. Un altro americano, per un titolo che profuma di storia: non accadeva da 23 anni che una finale di Masters 1000 fosse tutta statunitense. Shelton, numero 10 del mondo e campione in carica, ha regolato in semifinale il connazionale Learner Tien con un netto 6-2 6-3. Per lui è la seconda finale a Montreal e la quarta stagionale, dopo i successi a Dallas, Stoccarda e Monaco di Baviera. In caso di vittoria, chiuderebbe il torneo ancora imbattuto nelle finali disputate nel 2026. Dall’altra parte ci sarà un Nakashima davvero in grande forma, autore di un torneo “simil Vacherot” a Shanghai. Il 24enne ha battuto a sorpresa Rafael Jodar 7-6(3) 6-4, centrando per la prima volta in carriera una finale Masters 1000. Un risultato che gli vale anche il nuovo best ranking: sarà almeno numero 22 del mondo, mentre Tien salirà al numero 12. Vediamo ora se anche la favola di Nakashima andrà a buon fine come quella del monegasco. 

Shelton on fire

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Difficile, perché dall’altra parte della rete troverà uno Shelton veramente on fire. L’americano, implacabile al servizio contro Tien, ha mostrato ancora una volta che quando la risposta gli funziona è davvero un altro giocatore. Ben ha poi controllato lo scambio con autorità, non lasciando praticamente speranze al giovane connazionale, che ha avuto anche delle palle break, ma sono state annullate implacabilmente. Shelton è il sesto americano negli anni 2000 capace di raggiungere almeno due finali Masters 1000, dopo Andy Roddick, Andre Agassi, John Isner, Mardy Fish e James Blake. 

Sorpresa Nakashima

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Con un Jodar non in perfette condizioni fisiche e anche a corto di energie (per lo spagnolo è il primo anno vero nel circuito, cosa che si tende spesso a dimenticare), a farla da padrone nell’altra semifinale è Nakashima. Una partita, quella tra l’americano e lo spagnolo, dura, molto dura, con l’ultimo game durato dieci minuti e uno scambio di quasi 30 colpi. Brandon però se l’è meritato, dopo anni a passare da grande promessa, poi a promessa e poi quasi a uno qualsiasi. Vediamo come finirà la sua favola.

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