La scorsa stagione lo svizzero è stato chiuso da Luka. Stavolta i due - con Rabiot punto fermo - sarebbero gestiti dando spazio a entrambi
In queste settimane aveva la fila fuori. Non di persona, perché fino a poche ore fa era al Mondiale. Ma al telefono. Lo ha chiamato Ibra, lo ha cercato Cardinale e infine gli ha squillato pure Amorim: ci farebbe piacere se restassi, è il filo rosso che ha legato tutte le telefonate. Se il corteggiamento porterà davvero al rinnovo delle promesse di matrimonio tra Modric e il Milan, lo scopriremo a breve. Ma una cosa è certa: rispetto ai surreali giorni di fine maggio, quando il Milan era deflagrato in mille pezzi e l'ultima immagine di Luka era quella con l'espressione sconfortata e incredula di chi aveva smarrito tutto in una sola partita, adesso il clima è decisamente migliorato.
progetto
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Un po' perché la nazionale e il Mondiale lo hanno gratificato e inorgoglito - offrendogli record di longevità e permettendogli di toccare le 200 presenze in maglia a scacchi -, un po' perché, seppur dall'altra parte dell'oceano, Luka lungo le settimane ha apprezzato la restaurazione di Cardinale. Dopo la nebbia iniziale ha visto le poltrone vacanti tornare ad avere un proprietario, ha visto un mercato iniziato in modo aggressivo, ha visto un progetto riprendere vita. E quindi quella bilancia, che fino a un certo punto pendeva dalla parte del no, ha iniziato a cambiare. Innanzitutto è stata una questione fisica. Fra i vari scenari messi nel conto da Modric c'era anche l'eventualità di chiudere con il calcio giocato. Il Mondiale, dopo lo stop per l'infortunio allo zigomo, serviva anche per interrogare il suo corpo, capire se un'altra stagione sarebbe sostenibile. Responso positivo. Ora il focus si sta spostando sul Milan: ha senso continuare senza Allegri (tecnico a lui molto gradito) e senza Champions? Sta prevalendo il sì perché Amorim gli ha fatto un'ottima impressione e perché il desiderio di portare il Milan nell'Europa più bella rimane immutato. Tutto questo senza considerare l'ottimo ambientamento milanese di tutta la famiglia Modric.
esperienza
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Amorim dunque, allenatore molto coinvolto dal club in questa prima fase, sarebbe centrale anche per Luka. Constatare che ne avrebbe bisogno in rosa è evidentemente banale. Possiamo però dire che, in un gruppo destinato a essere ampiamente centrifugato, un punto fermo come Luka - anche in spogliatoio - avrebbe tutto il senso del mondo. Senza considerare che, d'accordo, la musica non sarà quella della Champions, ma c'è comunque una competizione europea da affrontare. E l'esperienza serve, così come l'esempio offerto quotidianamente in allenamento. Poi, certo, con un anno in più sulla carta di identità e lungo settimane con tre impegni, il croato andrebbe gestito con oculatezza rispetto a una scorsa stagione in cui ha praticamente giocato sempre (ha chiuso col quarto minutaggio della rosa fra i giocatori di movimento, e soltanto perché ha saltato le ultime partite per infortunio).
coabitazione
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C'è poi tutta una riflessione legata a Jashari, ovvero un ragazzo di 24 anni (li compirà a fine mese) di belle speranze su cui il club punta giustamente molto e che Amorim ha già individuato come uno dei due perni di centrocampo (l'altro è Rabiot, al netto delle sirene allegriane). Partendo dal presupposto che il francese resti dov'è - al momento l'opzione più probabile -, nel 3-4-2-1 di Amorim in mediana avanzerebbe solo un posto. Si configurerebbe quindi una gestione di quella porzione di campo in coabitazione. Una sorta di part time per il giovane (ma non più così giovane) e il senatore, a seconda delle partite e della stanchezza. Jashari, che arriva da un'annata dove ha giocato molto meno di quanto fosse preventivabile, potrebbe quindi proseguire la crescita sotto lo sguardo vigile di Modric che non sarebbe più un "tappo" come la scorsa stagione, ma un socio con cui dividersi il minutaggio.










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