(di Antonino Caffo)
Resta bloccato nelle commissioni
parlamentari l'iter legislativo per la tutela dei minori
italiani online. Al momento, la normativa consente l'iscrizione
autonoma ai social dai 14 anni e subordina l'accesso dei più
giovani al consenso genitoriale, ma i meccanismi di verifica
basati su semplice autocertificazione hanno mostrato forti
limiti operativi, aprendo il dibattito su regole più stringenti
sulla scia di quanto già sperimentato all'estero, a partire
dall'Australia.
Ad oggi, il testo di riferimento rimane il disegno di legge
bipartisan presentato da Lavinia Mennuni (FdI) e Marianna Madia
(Pd), che prevede l'innalzamento della soglia anagrafica per
l'iscrizione autonoma ai social a 15 anni, l'obbligo di sistemi
di controllo parentale e tutele per i minori esposti online.
L'uso del telefonino e delle relative funzioni digitali dovrebbe
procedere per fasce d'età, limitando le parti telefoniche, così
come i messaggi, e negando l'accesso a siti e servizi
considerati pericolosi. Aperture progressive piuttosto che un
divieto secco.
Al provvedimento principale si sono affiancate ulteriori
proposte: quella a firma Mara Carfagna, che fissa un divieto
totale sotto i 13 anni e restrizioni fino ai 16 con divieto di
profilazione pubblicitaria, e il disegno di legge di Giorgia
Latini (Lega), che estende l'obbligo del consenso dei genitori
fino alla maggiore età. Tutte le bozze assegnano all'Autorità
per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) compiti di vigilanza
e poteri sanzionatori, con massimali che nella proposta più
severa arrivano al 6% del fatturato annuo dei fornitori dei
servizi digitali e all'ipotesi di oscuramento delle piattaforme
inadempienti.
A determinare la fase di stallo sono soprattutto le complessità
tecniche e legali connesse ai meccanismi di "age verification".
L'ipotesi di vincolare l'iscrizione a strumenti come l'It
Wallet, lo Spid o la carta d'identità elettronica richiede
infatti la piena conformità al regolamento generale europeo
sulla protezione dei dati, al fine di evitare forme di
tracciamento e sorveglianza diffusa. Nodi applicativi, analoghi
a quelli che hanno rallentato i filtri per i contenuti per
adulti, che continuano a frenare il passaggio delle norme
all'esame definitivo delle Camere.
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