Mild hybrid: cosa significa, come funziona, a chi conviene

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Emilio Deleidi

13 marzo - 08:35 - MILANO

La forma più “leggera” di ibrido associa a un motore termico un propulsore elettrico, che però non muove (quasi mai) le ruote. Dando, comunque, benefici, sia pur modesti, in termini di consumi ed emissioni a un costo molto contenuto

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Leader del mercato

Il mercato italiano è ormai costituito in gran parte da auto ibride. Nei primi due mesi del 2026, infatti, il loro volume d’immatricolazioni (183.143 vetture) è stato pari al 60,7% del totale, contro il 19,5% degli esemplari a sola benzina, il 6,9 di quelli diesel, il 5,7% di quelli a Gpl e il 7,3% di auto puramente elettriche (che, sull’onda degli incentivi 2025, hanno superato i modelli a gasolio). E il dato delle ibride è in crescita costante, visto che nel periodo gennaio-febbraio dello scorso anno le loro immatricolazioni erano state 133.721, quindi l’incremento nel 2026 è stato ben del 37%. C’è, però, un distinguo da fare: non tutte le auto ibride sono uguali. Nel tempo, l’evoluzione della tecnologia ha portato all’individuazione di tre macro-categorie di soluzioni, per ognuna delle quali si possono poi individuare sfumature diverse. L’obiettivo comune è l’abbattimento delle emissioni dei motori termici, ma i risultati sono ovviamente differenti, così come lo è il grado di sofisticazione dei dispositivi adottati per elettrificare i propulsori (e lo sono anche i relativi costi). Alla base della piramide c’è la soluzione detta mild hybrid, che è anche la più diffusa e che viene spesso indicata con la sigla Mhev; poi, salendo, ci s’imbatte nel full hybrid (Hev) e nell’ibrido plug-in (Phev), ossia con batteria ricaricabile da fonte esterna. Iniziamo il nostro viaggio nel mondo della propulsione ibrida con un approfondimento sul mild hybrid, per capirne il funzionamento e i vantaggi: ma, prima, ripercorriamo un attimo l’origine della doppia propulsione nel corso del tempo.

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