Milan, casting infinito: Glasner in pole per la panchina ma l'Austria vuole tenersi Rangnick

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Diciassette giorni dopo l'azzeramento della dirigenza, i rossoneri non hanno ancora scelto direttore tecnico e allenatore. Intanto Vienna spinge per il rinnovo del manager

Marco Guidi

Giornalista

11 giugno - 12:24 - MILANO

Su e giù, come un’altalena. Diciassette giorni dopo l’azzeramento della dirigenza rossonera, il Milan che verrà non ha ancora certezze ma solo nomi più o meno vicini a colorarsi di rosso e nero. Non ci sono ancora un amministratore delegato, un direttore tecnico, un diesse e un allenatore. Non che Gerry Cardinale e i suoi uomini siano pigri o poco sensibili all’argomento. Da oltre due settimane mettono insieme colloqui e videocall a ripetizione, perché l’intenzione è di creare una squadra destinata a durare nel tempo, con una progettualità ben definita. L’ultimo con Ruben Amorim, tecnico portoghese reduce dall’infelice esperienza al Manchester United. È un candidato? Come tanti altri - Mauricio Pochettino, per dire, è già stato sentito due volte dagli uomini RedBird - ma non in primissima fila. Dalla moltitudine di contatti, resta però un chiaro favorito per la panchina, quell’Oliver Glasner che per la prima volta dall’addio al Crystal Palace ha rotto il silenzio in un’intervista a due giornali austriaci, Kronen Zeitung e Oberösterreichischen Nachrichten. 

Voglia di rossonero

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"È molto bello che, da quando ho annunciato la fine del mio contratto con il Crystal Palace, i media mi abbiano collegato con quasi tutti i club - le parole dell’allenatore austriaco -. Non ho mai commentato queste voci e non voglio farlo ora. Quando arriverà il momento, lo annuncerò. E per essere finalmente pronto per un nuovo club, tutto deve essere perfetto. Bisogna avere una buona sensazione: se non c’è, non si fa nulla". In realtà, nella testa di Glasner c’è già una squadra ed è proprio il Milan. Solo che il casting rossonero non è stato ancora completato. Voci di corridoio fanno intendere che il Diavolo non arriverà a una decisione definitiva prima del weekend, sebbene domani possa essere una giornata importante per riprendere i contatti con i candidati preferiti. Tra cui proprio Glasner, con cui una sorta d’intesa per un biennale con opzione da 3,5 milioni a stagione è già stata trovata. 

il nodo direttore tecnico

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La linea del Milan è quella, però, di nominare prima un direttore dell’area tecnica e solamente dopo l’allenatore. Ralf Rangnick è il nome forte per il ruolo già da un po’, ma dopo l’incontro con Cardinale, Calvelli e Ibrahimovic di nove giorni fa a Vienna non si è arrivati ancora a dama. Anzi, le due parti al momento sono ancora ferme lì. Il Milan ha qualche dubbio sulle tempistiche (il tedesco è il ct dell’Austria impegnata al Mondiale e per almeno un mese sarebbe operativo solo a mezzo servizio dall’America) e la linea poco flessibile del “Professor”, come lo chiamano in patria, mentre Rangnick - abituato a comandare su praticamente tutti gli aspetti sportivi di un club - teme ingerenze sul suo lavoro e promesse mancate. Così, il matrimonio non è così scontato come pareva qualche giorno fa, benché sia ancora la candidatura più vigorosa tra quelle emerse. Rangnick, tra l’altro, ha già sul piatto l’offerta della federazione austriaca per rimanere sulla panchina della nazionale. 

la spinta dell'austria

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"Lo vogliamo, lui conosce i punti chiave dell’offerta di rinnovo. Ci aspettiamo una sua decisione nei prossimi giorni o settimane. Sono molto ottimista sul fatto che sceglierà l’Austria", ha spiegato Josef Pröll, presidente della Federcalcio austriaca. "Io e lui sappiamo che possiamo contare l’uno sull’altro perché comunichiamo in modo molto aperto". Pillole di ottimismo che possono spaventare i fan di Rangnick in Italia. Il Milan riflette ancora, perché comunque il ticket austro-tedesco con Glasner in panchina e il “vecchio” Ralf dietro alla scrivania garantirebbe comunione di intenti e visioni simili sul modo di rilanciare un club rimasto fuori dalla Champions per due anni consecutivi. Un binomio con cui provare ad aprire un nuovo ciclo, senza la pretesa di vincere subito, ma con l’idea piuttosto di riportare la giusta filosofia calcistica al Milan.

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