Messi e Maradona, stesse lacrime ma tutto all'opposto: Leo non ha mai superato Diego. VOTA il sondaggio

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Messi il più maradoniano, ma solo con la palla al piede. Poi vite completamente opposte: el Pibe leader sociale sempre pronto a sfidare quel potere da cui Leo si è fatto sedurre

Ferrán Torres si chiama il dolore di Lionel, Andreas Brehme si chiamava quello di Diego. Trentasei anni dopo si sono ritrovati a piangere dopo aver perso la finale di Coppa del Mondo. Stessa ferita, con le lacrime a unirli. Messi ha pianto al Metlife Stadium mostrandosi umano, dopo un mondiale passato a stropicciare il tempo e gli avversari. Maradona pianse all’Olimpico dopo un mondiale passato a trascinare il suo mito. 

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doppio binario

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Messi “rischiava” di avere una stella mondiale in più dopo aver superato Maradona in assist e gol, non in epica. Il 13 luglio del 2014 al Maracanã quando perse la sua prima finale mondiale, contro la Germania, Messi non pianse, era pietrificato, ma sapeva di avere ancora un orizzonte lungo, mentre oggi vede il suo Viale del Tramonto, anche se dice che giocherà la Copa America. Maradona dopo Italia 90 si perse, fu squalificato, poi tornò e giocò a Usa 94 dove gli tagliarono le gambe definitivamente, fu a Foxborough vicino Boston che cominciò a morire. Giocava nel Napoli nel 1990, era di casa in Italia, ma divenne antipatico a tutti, anzi il più antipatico di tutti, perché eliminò la Nazionale. Piangeva più di Messi, e prima del calcio d’inizio aveva risposto ai fischi con una performance d’artista: dicendo in mondovisione "hijos de puta", tanto che poi quando alla fine piangeva, e l’Olimpico gioiva nel vederlo ferito e lacrimante, Carlos Bilardo lo mandò a schermare come si faceva con gli imperatori. Messi no, non è antipatico anzi, anche lui aveva il mondiale in casa, nel senso del paese dove milita – gioca nell’Inter Miami –, ha pianto senza provocare la gioia di nessuno, chi ama il calcio non può che essere triste di saperlo agli sgoccioli, perché è il calciatore più maradoniano passato per i campi, l’essere umano che col pallone più ha bordeggiato Diego. Peccato che Messi parli solo con i piedi, mentre Maradona lo faceva con tutto il corpo. È questa la differenza. È questo che creava il piacere nel vedere Diego colpito: perché era una parte di mondo. Messi è l’Argentina, ha lottato solo contro il proprio corpo che non ne voleva sapere di crescere, rimanendo un leader tecnico, un trascinatore di partite. Maradona aveva un bisogno fisico di opporsi a tutto, diventando anche un leader sociale. 

differenze

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Le conseguenze sono venute in modo naturale: Messi potere, Maradona contro. Però poi quando arrivava il pallone a Lionel persino Eduardo Galeano e Martín Caparrós si dimenticavano della pigrizia politica del ragazzo di Rosario, perché nei suoi dribbling c’era l’essenza maradoniana. Le partite finivano e si ricominciava ad auspicare anche il resto del dieghismo – gloria, fango y politica – ma non era compreso nel nuovo modello. Messi ha scelto la tranquillità. Maradona l’inquietudine. Ma una finale persa è una finale persa e un uomo che piange è un uomo che piange, soprattutto se è il dominatore del mondiale. Ogni tanto il collettivismo si prende la rivincita sull’individualismo, il gruppo vince sul leader, e giù lacrime: prima di stupore poi di dolore, perché il tempo finisce e le occasioni passano, in estate poi, tutto si sente più forte. Lo sceneggiatore Leo Benvenuti diceva: «la vita sono venti estati utili», per un calciatore potremmo dire che sono un paio di mondiali buoni. Messi era al suo sesto, Maradona ne ha giocati tre e mezzo, consumando tutto in fretta. È proprio il tempo che li separa: Messi lo dilata, allargando quello del campo, Maradona lo ha ristretto: in campo e fuori. Ha avuto la metà delle occasioni: per un eccesso di velocità. Messi ha passato il tempo di questo mondiale a rallentare, ha ridotto le partite a safari dove sembrava avere solo lui il fucile hemingwayano, tranne che in finale. Maradona perse con un rigore che non c’era, Messi ha perso una finale dove non c’è stato.

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