Messa, il futuro del metal europeo passa da qui

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Tra doom e atmosfere alternative-goth, la band veneta, in concerto sold out a Milano, si conferma il punto di riferimento del genere

Sara Bianchin, cantante dei Messa (AdnKronos) Sara Bianchin, cantante dei Messa (AdnKronos)

21 febbraio 2026 | 00.29

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Restano indomabili le emozioni, e resta vivo il suono che da sempre definisce i Messa: elementi che nella tappa milanese del tour, in Santeria Toscana, si fondono in uno dei loro live più solidi degli ultimi anni. Un concerto ben costruito, e con una visione artistica sempre più definita. È la fotografia di una band che oggi può essere considerata, senza forzature, tra le voci più interessanti del metal europeo. La data milanese, sold out, è aperta da Kariti, Coltaine e Faetooth, lo conferma e arriva in un momento chiave: il gruppo è fresco dell’annuncio del primo tour da headliner in Europa e Regno Unito, il prossimo autunno, dopo le esperienze da support act - tra cui quelle con i Paradise Lost - e una serie di concerti italiani andati rapidamente sold out. Oltre all’investitura da parte della stampa internazionale, che li ha incoronati come “una delle band più eccitanti e creative dell'era moderna”.

Un passaggio di status che trova conferma proprio sul palco. Al centro del set c’è ‘The Spin’, quarto disco in studio uscito nell’aprile scorso per Metal Blade Records, e fulcro del tour. Dal vivo le nuove composizioni funzionano senza bisogno di adattamenti forzati: da ‘Fire on the Roof’, che apre il set, passando per le atmosfere alternative-goth di ‘At Races’ e ‘The Dress’ “un brano molto intimo e delicato” dice la cantante Sara Bianchin, che consolidano la scaletta, mentre ‘Thicker Blood’ e ‘Pilgrim’ mostrano il lato più introspettivo dei quattro musicisti. L’uso blues della chitarra slide fa da cornice a ‘Reveal’, tra i brani più riusciti dell’ultimo disco, nel quale emerge man mano l’elemento metal dei blast beat. Il set ripercorre le tappe principali della loro carriera: ‘Rubedo’, estratto da ‘Close’ è un brano che “parla del senso di colpa che amando qualcuno può capitare di provare” ricorda Sara, mentre ‘Leah’, evoca la loro anima più atmosferica. E poi il gran finale sulle note di ‘Snakeskin Drape’ e ‘Hour of the ‘Wolf’.

A tenere insieme l’intero impianto è la voce di Sara: precisa, mai eccessiva, capace di dominare il palco con una naturalezza che non ha bisogno di sottolineature. Attorno a lei, le composizioni restano fedeli a quella “forma canzone” più volte rivendicata dal gruppo nelle interviste recenti, senza però rinunciare alla ricchezza timbrica e alle stratificazioni che da sempre caratterizzano il loro sound. Proprio da lì emerge la cifra di ‘The Spin’: un disco che racconta un periodo di trasformazione personale e artistica, rappresentato visivamente dall’uroboro sulla copertina, che avvolge un copertone da corsa. Un’immagine di movimento continuo che si riflette anche nel live, con ogni brano che suona ancora più potente che su disco.

Dal punto di vista sonoro, il concerto conferma la natura ibrida del progetto: doom, suggestioni post-punk e synth anni Ottanta, con echi cinematografici. I riferimenti dichiarati - dai Sisters of Mercy ai Killing Joke, fino a Vangelis - vanno ben oltre la citazione e sono diventati oggi una scrittura ormai riconoscibile del gruppo veneto. Il live di Milano certifica così lo stato dei Messa: una band che ha superato da tempo la dimensione emergente e che oggi procede con una visione chiara. ‘The Spin’ è il punto di partenza di una fase più matura, e si sente. Con il tour europeo e britannico alle porte, e una presenza sempre più solida all’estero, la loro crescita inarrestabile continua senza il minimo rallentamento: in soli dieci anni, non solo si sono guadagnati un posto di assoluto rilievo, ma hanno iniziato a brillare di luce propria, diventando fonte di ispirazione e riferimento per una nuova generazione di musicisti. (di Federica Mochi)

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