Medici di famiglia: Lodi, Pistoia e Rovigo le città con meno dottori

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L'allarme

Mancano in Lombardia e Veneto e nelle Province del Centro-Nord più abitate: record a PistoiaRovigo e Lodi. Il decreto che introduce la dipendenza per coprire i “buchi” rischia di restare nei cassetti

di Marzio Bartoloni e Michela Finizio

1 giugno 2026

Mid section of female doctor writing prescription to patient at worktable. cameravit - stock.adobe.com

Mid section of female doctor writing prescription to patient at worktable. cameravit - stock.adobe.com

Per chi vive in una provincia del Centro-Nord, specie quelle più popolose, comprese grandi città come Milano, avere un medico di famiglia è sempre più una fortuna.

Ogni anno sono sempre di meno - ne sono rimasti attivi circa 40mila - perché tra pensionamenti, posti vacanti in sedi disagiate e bandi che vanno mezzi deserti, quello del medico di famiglia diventa una specie in via di estinzione.

E così i dottori che ancora aprono i loro ambulatori sono costretti all'extra lavoro, cioè ad avere ben oltre mille assistiti - che sarebbe la soglia ottimale - superando anche il massimale di 1.500 pazienti, asticella simbolica oltre alla quale garantire ricette e cure è un'impresa.

Il problema è noto: la professione è sempre meno attrattiva per chi sogna di indossare il camice bianco e ora rischia di finire in un vicolo cieco se farà flop anche l'ultimo tentativo del ministro della Salute Schillaci e delle Regioni di avviare una riforma graduale.

L'idea allo studio è quella di introdurre un doppio canale: a fianco a quello principale dell'attuale convenzione (i medici restano liberi professionisti che firmano un “accordo” con il Ssn) si sta valutando la possibilità di introdurre un canale residuale che prevede di assumere i dottori come dipendenti, per farli lavorare nei territori dove ce ne sono di meno e dentro le oltre mille nuove Case di comunità che devono aprire entro fine giugno.

Un'opzione quest'ultima bocciata dalla categoria e mal vista anche da larghe frange della maggioranza, con il rischio ormai concreto di far naufragare la riforma ancora prima che il provvedimento - un decreto legge - abbia visto la luce.

Nel frattempo in diverse parti d'Italia la carenza è ormai evidente: a Pistoia a esempio si conta una medico di famiglia ogni 1.520 maggiorenni e a Rovigo e Lodi uno ogni 1.507.

Il rapporto tra residenti maggiorenni e camici bianchi emerge dalle analisi sul database OneKey di Iqvia che negli ultimi 12 mesi ha rilevato in media 40.374 medici di medicina generale attivi sul territorio nazionale e convenzionati con il sistema Sanitario nazionale: le situazioni italiane più problematiche si incontrano principalmente nelle province del Nord e in alcune aree interne.

La rilevazione di Iqvia viene fornita annualmente al Sole 24 Ore per l'indagine della Qualità della vita sulle province più vivibili e, rispetto al dato 2025 (43.018 professionisti attivi) si rileva un calo del 6,15% dei medici di base presenti nel database One Key, un elenco informatico che viene costantemente aggiornato attraverso gli archivi provinciali e regionali e verificato tramite il contatto diretto dagli operatori sanitari.

Il rapporto medio con la popolazione residente si attesta a 1.247 medici di famiglia ogni mille abitanti, con differenze territoriali molto marcate.

Si passa dal bacino medio di oltre 1.500 pazienti per medico di famiglia rilevati appunto a Pistoia, Rovigo e Lodi, fino ai 996 pazienti per medico di Messina.

Oppure ai 1.034 di Agrigento e ai 1.038 di Catania.

LA GEOGRAFIA DEI MEDICI DI FAMIGLIA

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In Lombardia o in Veneto - e più in generale nei territori più densamente abitati - si incontrano le situazioni più critiche.

A Monza e Brianza si conta un medico ogni 1.475 abitanti, a Como uno ogni 1.474, a Bergamo uno ogni 1.435, a Varese uno ogni 1.381, a Verona e Belluno uno ogni 1.365.

Nella città metropolitana di Milano il rapporto medio è di 1.430 abitanti per medico di famiglia e i professionisti attivi risultano in calo del 3,9% rispetto al 2015.

A Firenze il rapporto è di 1.306 pazienti per medico, a Napoli 1.242.

Nella Capitale invece la situazione migliora: 1.190 pazienti per medico, ma il calo del professionisti è del 5,9% su base annua.

Dal lato opposto l'indice di copertura dei medici di famiglia risulta più sostenibile al Sud: sulle province del Mezzogiorno pesano le migrazioni interne (qui la popolazione tra 18 e 35 anni è diminuita in media del 10% dal 2019) verso le regioni del Nord e verso l'estero. Il risultato è il rapporto tra medici di famiglia e popolazione residente migliora, nonostante il marcato calo dei professionisti attivi sul territorio.

In Sardegna nell'ultimo anno il calo è stato particolarmente marcato, tra il -14% di Sud Sardegna e il -16% di Oristano.

Lo stesso trend pronunciato si rileva anche a Rovigo (-5,7%), Massa Carrara (-10,5%) e Grosseto (-11%), dove pesa la fatica di arruolare nuovi medici nelle aree interne meno servite del Paese.

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