Mbappé: "Vinciamo e sarà la Francia migliore di sempre. Il rigore sbagliato? Vi spiego perché"

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Il capitano dei vicecampioni del mondo parla dopo il successo sul Marocco: "La pressione è enorme perché se non ottieni risultati con questa maglia vieni massacrato. Dispiaciuto per Hakimi? No, siamo amici ma non in campo"

Non ci sono più parole per Kylian Mbappé. Dicono tutto i numeri. Terzo Mondiale di fila, una Coppa in bacheca al primo colpo (2018), un secondo posto ai rigori (2022), una semifinale (per adesso...). Marocco mandato al tappeto con un gran gol, dopo aver sbagliato dal dischetto. Capocannoniere in Qatar con 8 reti, cifra già raggiunta qui in America prima della semifinale (ma con una partita in più). Un totale di 20 gol nella storia del torneo, soltanto Messi è davanti a quota 21, ma i due si inseguono, sorpassano e contro-sorpassano dalla prima giornata. L'immagine dell’attaccante totale. Dalle parole, però, si capisce una cosa: Mbappé è un leader, non per niente nel gruppo lo chiamano "Mobutu", il nome del dittatore dello Zaire (oggi Congo) tra gli anni '60 e i '90. Una Francia che sembra addirittura più forte di quella che sollevò la Coppa in Russia. Ed è questo l'unico momento in cui Mbappé, nato attaccante, si mette sulla difensiva: "Non è la Francia più forte in cui ho giocato. Non ancora...".

Cosa manca?
"Sono stato campione e vicecampione del mondo, mentre questa Francia è solo quella con il maggiore potenziale. Fa sognare. Ma le squadre più forti sono quelle che vincono. Fino a prova contraria, accanto a me non vedo ancora una Coppa del Mondo".

Sembrate però invincibili e fate paura ai rivali...
"Siamo consapevoli del nostro potenziale. Ma arrivati qui conta di più quello che stiamo dimostrando. Non è la paura degli avversari a farti vincere. Quelle sono soltanto sensazioni. Abbiamo ancora molto da dimostrare prima di essere considerati invincibili e meritare tutti gli altri superlativi che ci date".

Perché la Francia è così forte anche nei momenti difficili come contro il Marocco o contro il Paraguay?
"Prima di tutto: giochiamo con passione. La passione di rappresentare la Francia, e di giocare un Mondiale con questa maglia. Non esiste niente di più forte. Nel gruppo ne siamo perfettamente consapevoli e cerchiamo di insegnarlo anche ai più giovani. Siamo una squadra e un Paese con una storia importante nella Coppa del Mondo. I giovani devono conoscerla e sapere che cosa significa sostenere la pressione di giocare per la Francia".

È il gruppo più talentuoso in cui ho giocato. Per dire che è il più forte bisogna alzare il trofeo

Kylian Mbappé

Si vede che c'è un bel gruppo. Non sempre nella Francia è stato così.
"Per i giovani sono già quello un po' più... vecchio. Devo dare l'esempio. C'è affetto tra noi. Molti compagni sono miei amici e li conosco da parecchi anni. Sono quello che ha giocato più partite ai Mondiali, devo trasmettere questa esperienza. Ma dal punto di vista emozionale, non calcistico. Sanno giocare, non ne hanno bisogno".

A proposito di amici: è dispiaciuto di aver eliminato Hakimi?
"Lui è un amico carissimo nella vita. Ma in campo no, non ci sono sentimenti. Io ero qui per vincere e anche lui. Sarà più difficile quando lo rivedrò negli spogliatoi, perché torneremo a essere amici. Ma durante la partita non potevano esserci emozioni o amicizia".

Doué è uno dei giovanissimi della Francia, ma sembra un veterano.
"Offre molte alternative, cambia la squadra. Nel primo tempo ha cercato maggiormente il dribbling e l'uno contro uno, restando largo per costringere Hakimi a difendere. Nella ripresa è stato quasi un terzo centrocampista. Grandissimo giocatore".

È il momento di rilassarsi prima della semifinale?
"C'è un solo modo per rilassarsi: vincere il Mondiale. Perché, quando giochi per la Francia, se non vinci vieni massacrato. Abbiamo un collettivo unito, che va sempre nella stessa direzione, quella della vittoria. Siamo in semifinale, ma il percorso è ancora lungo e ora ci aspettano le partite più difficili. Non so se si possa dire che siamo in missione...".

Che cosa è successo sul rigore parato da Bounou?
"Semplicemente ho tirato male e lui l'ha parato. La situazione, però, è stata complicata perché si è creato un grande equivoco. L'arbitro mi ha detto che era rigore. Gli ho chiesto se il controllo del Var fosse terminato, mi ha risposto di sì, e a quel punto Dembélé mi ha dato il pallone. Quando avevo cominciato a concentrarmi, l'arbitro è tornato da me dicendomi che forse non era rigore. Ho ripreso il pallone, mi ha detto di aspettare perché dovevano controllare un'azione avvenuta due minuti prima. E mi sono lasciato deconcentrare. Sono stati forse tre minuti. Questo è il calcio del Var, bisogna adattarsi".

Avrebbe preferito il Belgio in semifinale?
"Nessun desiderio particolare. Con la Spagna andremo noi in cerca di una rivincita. Se fosse stato il Belgio, sarebbero stati loro a volerla".

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