"Prova d'autore" è il primo album tutto in italiano per il cantautore, a 20 anni dal suo grande successo "This Is What You Are". In occasione della presentazione di questo nuovo lavoro, ha raccontato il proprio rapporto con le quattro ruote e quello un po' più complicato con il mondo delle moto
Luca Palladino
19 aprile - 13:56 - MILANO
Lo scorso 10 aprile è uscito Prova d'autore, il primo album con canzoni tutte in italiano di Mario Biondi. Un traguardo molto importante per l'artista siciliano che sta celebrando il 20° anniversario del grande successo di This Is What You Are, il singolo che ha lanciato a tutti gli effetti la carriera del cantautore soul. Nel 2006 si è fatto così conoscere al grande pubblico con l'uscita del suo primo album Handful of Soul e da lì sono arrivate le prime partecipazioni come ospite al Festival di Sanremo, oltre a grandi collaborazioni con artisti del calibro di Renato Zero, Pino Daniele e i Pooh. Diversi album nella sua carriera, compresi quelli speciali con canzoni di Natale, ma mai in italiano. Dopo la presenza all'ultimo Sanremo nella serata delle cover con Sayf e Alex Britti, per cantare la celebre Hit the Road Jack di Ray Charles, è arrivato ora il momento di Prova d'autore con 20 brani tutti in italiano. In occasione della presentazione ufficiale di questo nuovo lavoro, abbiamo avuto così modo di parlare con Mario Biondi della sua grande passione per il mondo dei motori, tra le due e le quattro ruote.
Mario, innanzitutto ti volevo chiedere il perché del tuo primo album in italiano Prova d'autore, proprio in questo momento storico.
"Sicuramente è un periodo importante per me perché stiamo festeggiando i vent'anni dall'uscita di Handful of Soul, con il grande successo di This Is What You Are. Quindi, ho voluto festeggiarlo con un progetto speciale, un regalo per me e spero anche per il pubblico".
Passando all'argomento che più ci riguarda, qual è il tuo rapporto con i motori? Il tuo primo mezzo, i primi ricordi?
"Beh, guarda, il primo mezzo che mi sono permesso di comprare da solo, quando avevo più o meno vent'anni, fu una Rover 820 Sterling con interni in pelle, cuoio Connolly. Era bianca, una macchina veramente poco usuale, forse ce l'avevo solo io fra l'Emilia-Romagna e il Veneto. Giravo solo io con quella macchina, infatti i miei amici già lo sapevano. "Sei tu vero? Sì, sono io". Per forza, non poteva essere nessun altro con quell'auto. Però è un mezzo che mi ha dato un sacco di soddisfazioni, ci ho fatto tantissimi chilometri. Dopo ho avuto altri mezzi che mi hanno dato modo di portare in giro la musica, dato che avevo anche bisogno di un vano bagagli importante, quindi ho avuto le classiche Volvo, come la 740 o la V70. Poi quando la necessità di carico è diminuita, mi sono permesso qualche cabriolet che mi piaceva tanto. Io poi amavo molto le moto, ma non le ho mai potute usare dopo i 17 anni, perché mio padre mi bloccò. Andavo come un matto, allora mi disse "no, te con le moto vai troppo forte". In effetti aveva ragione, andavo troppo forte. Avevo avuto anche qualche incidente piccolo, qualcuno un po' più grande, però insomma niente di estremamente grave. Lui mi diffidò, allora di conseguenza ho smesso con le moto. Tutto il mio rapporto con le due ruote è terminato lì".
Quindi, hai detto basta con le due ruote, ma in merito alle quattro ruote mi ricordo che avevi fatto un programma televisivo, Electromod, dove restauravate le auto con motori elettrici e ibridi.
"Come no, mi sono divertito come un matto. Abbiamo fatto dei bei lavori con Nico Venuto, che è l'ingegnere di questa azienda siciliana di Messina. Per me sono state divertenti soprattutto la parte estetica e quella degli interni, è stata una bella cosa, che mi ha divertito tantissimo".
A questo proposito, sulla rivoluzione del mondo dei motori, tra ibride ed elettriche, come ti poni?
"Oramai uso la macchina veramente poco. Sicuramente non come tanto tempo fa, quindi non ho la necessità di avere un'auto ibrida o una elettrica, ma ce le ho, più per passione che altro. Però se devo scegliere di fare un giro su una macchina che mi dia un po' di soddisfazione, preferisco andare su una V8 biturbo da 500 Cv, come la Mercedes Amg GT, che mi dà ancora un po' di brio".
Hai trasmesso questa passione ai tuoi figli in qualche modo? Anche loro sono legati al mondo dei motori?
"Sì, alcuni di loro sì, tra l'altro due stanno facendo anche un corso di meccatronica. Si sono appassionati alla meccanica, stanno facendo un percorso che spero che duri, ma intanto li sta appassionando molto".










English (US) ·