Mantovano contro Gratteri: "Vorrebbe indagare chi dice sì"

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   Governo sempre più in rotta con le toghe. Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha preso di mira il segretario dell'Anm e il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, entrambi sostenitori del "no" alla riforma della giustizia.

    "Siamo arrivati al punto, ma è un interrogativo, che un procuratore della Repubblica ipotizza un'indagine a carico di chi dichiara sui social dove metterà la croce sulla scheda referendaria?". Per Mantovano, Gratteri avrebbe ventilato questo scenario in un'intervista Tv di qualche giorno fa, parlando dei commenti "di pregiudicati e parenti di pregiudicati" ai post sul referendum: "Per caso stiamo parlando di indagini verso chi sui social si esprime a favore del sì? - ha spiegato il sottosegretario - Un criminale va perseguito per i crimini che ha commesso, non per come voterà al referendum". Non solo Gratteri. "Quello che sconcerta - ha aggiunto Mantovano - è che" in questa campagna referendaria "i toni più estremi vengano espressi non dai partiti dell'opposizione, ma da esponenti della magistratura associata e non solo". Non un colpo nel mucchio.

    Destinatario era il segretario dell'Anm Rocco Maruotti, che "è arrivato a dire - ha ricordato Mantovano - che se passa la riforma, la polizia potrà uccidere gli innocenti in Italia come a Minneapolis". Mantovano teme le conseguenze del muro contro muro. "Se le cose proseguono come sono iniziate, c'è il rischio che ci troveremo di fronte a macerie. - ha spiegato - Macerie tra istituzioni, macerie dentro le istituzioni. Mi auguro che il clima si allenti". Insomma, un'eco dell'invito al reciproco rispetto arrivato nei giorni scorsi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo le parole del ministro Carlo Nordio sui "meccanismi para mafiosi" nel Csm. Nelle file della maggioranza, cresce però il timore che questo atteggiamento possa essere controproducente. Lo ha detto chiaramente un'ex magistrato, Simonetta Matone, ora deputata della Lega. "Se prima, grazie all'involontario endorsement di Gratteri, il rapporto tra i sostenitori del sì e quelli del no era 10 a 0 - ha spiegato - Oggi, grazie all'improvvida iniziativa di Nordio siamo, purtroppo, 10 a 10. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente.

    Abbiamo dato il là a una ripresa del fronte del no". Sarcastico il senatore M5S Luca Pirondini: "Dobbiamo ringraziarla. Con nonchalance disarmante definisce folli le uscite del suo ministro, ma precisa che in fondo quelle idee sono condivise: il loro obiettivo è mettere la mordacchia ai giudici". Secondo Youtrend, la partita sulla riforma è aperta. Molto dipenderà da quanti andranno al voto. Al momento il "Sì" è in testa con il 51% nello scenario con affluenza alta (59,6%) e il "No" è avanti al 51,5% in quello con affluenza bassa (48,0%). Rispetto all'11 febbraio, il "No" è comunque cresciuto in entrambi gli scenari.

    "Tutti i sondaggi concordano - ha spiegato il ministro delle Imprese Adolfo Urso - se vota la maggioranza degli italiani, vince il sì. Significa che gli italiani sono in maggioranza favorevoli alla riforma. E nelle loro rilevazioni evidenziano come più cresce la partecipazione, più cresce il sì. Per questo è necessario fare appello al voto". I toni restano alti. Dopo i due video contro le sentenze su migranti e Sea Watch, la premier Meloni ha attaccato il fronte del "No", e in particolare le opposizioni, parlando di "un tentativo di trascinare la campagna referendaria in una sorta di lotta nel fango". Per la segretaria del Pd Elly Schlein è un "ribaltamento della realtà. Basterebbe andare a vedere i canali social del partito che guida, in cui c'è un costante attacco e delegittimazione dei giudici e delle loro decisioni". E il deputato di Avs Angelo Bonelli: "La strategia del governo sul referendum è chiara: delegittimare i magistrati e criminalizzare l'opposizione".    

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