Maggie Gyllenhaal: "Rompo il silenzio della Sposa di Frankenstein"

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La regista torna sul grande schermo con 'La Sposa', nel cast la candidata all'Oscar Jessie Buckley e il premio Oscar Christian Bale. Nelle sale dal 5 marzo con Warner Bros. Pictures

04 marzo 2026 | 14.11

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"Quando ho iniziato a pensare a questo film ho rivisto 'The Bride of Frankenstein' (1935, regia di James Whale, a sua volta tratto dal romanzo di Mary Shelley, ndr) e mi sono accorta che, in realtà, la Sposa non c’è. O meglio: appare per due minuti e non pronuncia neanche una parola. Questo mi ha fatto venire una curiosità enorme su cosa potesse pensare o provare, e mi ha portata a riflettere su quante donne del cinema del passato non abbiano mai avuto davvero una voce, né per noi spettatori la possibilità di entrare nella loro testa. Da lì è nata la prima scintilla d’ispirazione, soprattutto perché la Sposa si ritrova in una situazione completamente folle: riportata in vita senza il suo consenso per diventare la moglie di qualcuno che non ha mai incontrato". Così Maggie Gyllenhaal, in un incontro riservato a pochi giornalisti, racconta la genesi de 'La Sposa!', dal 5 marzo nelle sale con Warner Bros. Pictures. Il film segue un solitario Frank (Christian Bale) che, nella Chicago degli anni Trenta, si rivolge alla pionieristica scienziata Dr. Euphronious (la cinque volte candidata all’Oscar Annette Bening) per chiederle di creare per lui una compagna. Insieme riportano in vita una giovane donna assassinata: così nasce la Sposa (Jessie Buckley). Ma ciò che accade dopo supera ogni immaginazione, trascinando i due amanti fuorilegge in una storia d’amore esplosiva, incontrollabile, destinata a riscrivere il mito.

Per Jessie Buckley, candidata all’Oscar e interprete della Sposa, dare voce a quel silenzio è stato un atto di liberazione: "Che straordinaria opportunità restituire spazio a qualcosa che non l’aveva mai avuto. Quel personaggio lo conosci solo di sbieco, ma il suo potenziale è enorme: immaginare cosa avrebbe potuto dire è stato entusiasmante". La sua Sposa rinasce senza risposte, ma con domande esistenziali: "È viva, selvaggia, mostruosa nel senso più luminoso del termine. Non urla e non rifiuta: si chiede dove sia, cos’è l’amore, cos’è il matrimonio e cosa abbia da dire a un mondo che - per la prima volta - potrebbe accoglierla". Gyllenhaal, che ha impiegato quattro anni per realizzare il film, non ha dubbi: il cuore del progetto è la mostruosità come verità. "Tutti abbiamo parti che ci sembrano mostruose, cose che ci viene detto non sono permesse. E facciamo di tutto per sbarazzarcene. Possiamo passare la vita a scappare oppure voltarsi e stringere la mano ai nostri mostri. Questo film celebra proprio ciò che non entra nella scatola in cui ci hanno detto di stare". È lì che, per lei, "le cose iniziano a diventare interessanti": "Il mostruoso è pieno di vita. È eccitante in una storia d’amore, in un horror, in un racconto di fantasmi". E non riguarda solo chi torna dalla morte: "Ci sono personaggi che fanno cose mostruose senza provare rimorso. Quello è mostruoso. Ma è molto più interessante stare con chi non scappa dal proprio mostro. Con la Sposa e Frank è come salire sulla loro decappottabile e partire con loro".

Il film stesso, dice, è una sfida: "Questo film ti sfida a guardare il tuo mostro. E a farlo in un cinema pieno di gente, come a un concerto. Entriamo insieme nel ritmo dei nostri mostri". Il rapporto tra Gyllenhaal e Buckley è il motore segreto del film. "Quando ci siamo incontrate per 'La figlia oscura', parlavamo la stessa lingua", racconta Buckley. "A volte basta qualcuno che ti guarda negli occhi e ti dice: "Ti vedo. E ti sfido ad andare dove non sei mai stata. Lei è la mia Scorsese". Gyllenhaal conferma: "Jessie era sempre nella mia mente mentre scrivevo, anche se cercavo di non pensare a nessun attore. Non sapevo come l’avrebbe interpretata, e neanche lei lo sapeva. Ma ci siamo prese per mano e abbiamo detto: 'Vediamo chi saremo alla fine di questo viaggio'". Il loro metodo è fatto di libertà e rigore: "Io preparo il terreno, le do spazio e libertà. E poi quello che fa mi lascia senza fiato. E quando qualcosa è fuori asse, le dico: 'Rimettiti in sella, ragazza'". Buckley sorride: "Siamo dure l’una con l’altra nel modo migliore. Le relazioni tra donne spesso hanno paura di quello spazio. Noi no: possiamo spingerci oltre i confini". Buckley rivela che 'La Sposa!' ha trasformato anche il suo lavoro successivo: "L’ho girato prima di 'Hamnet – Nel nome del figlio' (di Chloé Zhao, ndr). La donna che incontrate all’inizio di 'Hamnet' è la donna che ho partorito ne 'La Sposa!': una donna con un linguaggio suo, pronta ad amare selvaggiamente e alle proprie condizioni". E conclude: "Non lascerò mai andare queste due donne. Sono state un dono". (di Lucrezia Leombruni)

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