Longevità nell'antica Roma: cosa mangiavano e come vivevano i centenari

2 ore fa 1

Senatori, grammatici e medici vissuti fino a cent'anni: Galeno ne analizzò le abitudini e trovò un filo comune fatto di misura e movimento

Eugenio Spagnuolo

29 marzo - 12:08 - MILANO

Gorgias di Leontini, il più celebre oratore della Grecia antica, nacque nel 485 avanti Cristo e morì intorno al 380, a oltre cent'anni. Quando gli chiedevano il segreto di quella longevità, rispondeva con la sua ironia: "Non ho mai fatto nulla per il piacere" e, in un'altra occasione, "Non ho mai fatto nulla per gli altri". Probabilmente erano battute. Secondo alcuni resoconti, la risposta vera era molto più semplice: aveva vissuto con moderazione. A duemilacinquecento anni di distanza, Konstantine Panegyres, docente di storia classica all'Università dell'Australia Occidentale, ha provato a ricostruire su The Conversation come Greci e Romani ragionavano sulla longevità.  

antiche cene

—  

Nel mondo antico circolavano storie di popoli che vivevano secoli interi. Panegyres cita il saggista greco Luciano (circa 120–180 d.C.): "Ci sono intere nazioni molto longeve, come i Seres (i Cinesi), che si dice vivano 300 anni: alcuni attribuiscono la loro vecchiaia al clima, altri al suolo, altri ancora alla dieta, poiché si dice che questa nazione beva solo acqua. Si dice che le popolazioni dell'Athos vivano 130 anni, e si riferisce che i Caldei vivano oltre 100, usando il pane d'orzo per preservare la nitidezza della vista".

Al di là dell'attendibilità di questi racconti, i medici antichi osservavano le abitudini quotidiane di chi aveva vissuto a lungo, cercando schemi ripetibili. Il medico greco Galeno (129–216 d.C.), per esempio, conosceva di persona due anziani romani che considerava esempi da studiare. Il primo era un grammatico di nome Telefo, arrivato quasi a cent'anni. Panegyres ne riporta la dieta nelle parole di Galeno: "Miglio bollito in acqua con miele grezzo di qualità, e questo gli bastava per il primo pasto. Pranzava alla settima ora o poco prima, prendendo prima le verdure e poi assaggiando pesce o pollame. La sera mangiava solo pane, inumidito nel vino allungato". Quanto all'igiene, Telefo "era solito fare il bagno due volte al mese d'inverno e quattro volte in estate" e nei giorni senza bagno si faceva massaggiare con olio d'oliva.

I centenari dell'antica Roma: La versione di antioco

—  

Il secondo esempio è un medico di nome Antioco, vissuto fino agli ottant'anni con i sensi intatti. Anche lui, scrive Panegyres, seguiva una dieta semplice e invariabile: pane tostato con miele al mattino, pesce a pranzo — preferibilmente di roccia o di alto mare — e la sera "o miglio con oxymel (un misto di aceto e miele) o pollame con una salsa semplice". Ogni mattina faceva, poi, una lunga passeggiata. Per l'esercizio fisico degli anziani, Panegyres riporta la prescrizione di Galeno: "C'è una cosa che si dovrebbe fare per gli anziani al mattino come esercizio: dopo il massaggio con l'olio, farli camminare e svolgere esercizi passivi senza affaticarsi, tenendo conto della capacità della persona anziana". E la conclusione di Galeno su Antioco, citata da Panegyres, è: "Prendendosi cura di sé in questo modo nella vecchiaia, Antioco andò avanti fino alla fine, con i sensi intatti e sano in tutte le membra". 

Alla romana

—  

L'articolo richiama anche il saggio Sugli ottuagenari di Luciano, che scriveva: "Su ogni suolo e in ogni clima, le persone che osservano l'esercizio adeguato e la dieta più adatta alla salute sono vissute a lungo". Luciano consigliava di imitare lo stile di vita di chi era vissuto a lungo. E Seneca, riportato da Panegyres, aggiungeva una condizione che a suo modo chiude il cerchio: "Parte della salute è voler essere sani"

Telefo, Antioco e gli altri longevi dell'antichità avevano insomma alcune cose in comune: mangiavano poche volte al giorno, la loro dieta era a base di carni semplici, cereali integrali, pane e miele, e si mantenevano attivi ogni giorno. Un profilo che la ricerca contemporanea associa ancora oggi a una buona salute in età avanzata. I medici antichi non disponevano di strumenti scientifici moderni, ma usavano un metodo empirico: guardavano a chi era invecchiato bene e annotavano cosa mangiava, come si muoveva, quando si riposava. Come ricorda Panegyres su The Conversation, l'Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce ancora oggi che molte persone si ammalano a causa di stili di vita scorretti, spesso determinati da cattive abitudini consolidate nel tempo. I Romani avevano già una risposta: le buone abitudini quotidiane vanno coltivate. E per capire come, guardavano a chi ci era già riuscito.

Leggi l’intero articolo