Longevità: l'aglio potrebbe aiutare i muscoli a invecchiare meglio

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Secondo uno studio giapponese, un composto dell'aglio fermentato attiva una catena di segnali che aiutano l'organismo a rallentare l'invecchiamento

Eu.Spa.

30 maggio - 16:48 - MILANO

Il cervello sa quando i muscoli invecchiano. E, a quanto pare, può fare qualcosa per rimediare, a patto di ricevere i nutrienti (e i segnali) giusti. Una ricerca pubblicata su Cell Metabolism da alcuni scienziati giapponesi ha individuato in un composto dell'aglio nero un meccanismo finora sconosciuto capace di rallentare la perdita di forza muscolare legata all'età. Il composto si chiama S-1-propenil-L-cisteina (S1PC), ed è presente nell'estratto di aglio fermentato o invecchiato. 

Antico rimedio

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L'aglio ha una storia lunghissima come alimento dalle proprietà terapeutiche ed era apprezzato già nell'antichità. Quando viene tritato o masticato, rilascia disolfuri che agiscono da antiossidanti e stimolano la produzione di solfuro di idrogeno, una molecola segnale coinvolta in percorsi biologici legati all'invecchiamento. L'aglio nero anche di più: il processo di fermentazione prolungata a cui viene sottoposto trasforma e concentra i suoi composti bioattivi. Uno di questi è la S1PC, che i ricercatori giapponesi hanno scelto di studiare partendo da un problema clinico preciso delle persone anziane. "Durante la mia esperienza come fisioterapista", racconta Kiyoshi Yoshioka, uno degli autori dello studio, "mi frustrava vedere come gli anziani perdessero funzionalità fisica e vitalità pur non avendo alcuna malattia specifica che richiedesse un trattamento medico. Questa carenza nell'attenzione preventiva ha guidato la mia intera ricerca". 

aglio e cervello

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La scoperta riguarda una catena di segnali che collega tre organi diversi: il tessuto adiposo, il cervello e il muscolo scheletrico. La S1PC, in pratica, non agisce direttamente sul muscolo, ma attiva una cascata di segnali nel tessuto adiposo, che porta alla secrezione nel sangue di una proteina, l'eNAMPT, la quale viaggia fino all'ipotalamo, la struttura cerebrale che regola alcune delle funzioni più vitali dell'organismo. È qui il segnale si traduce in un aumento dell'attività del sistema nervoso simpatico e quindi in muscoli più forti. In altre parole, il grasso manda un messaggio al cervello, che a sua volta lo trasmette al muscolo. Un circuito tutt'altro che ovvio e fino a oggi ignoto. 

Protezione cellulare

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Non è tutto: l'eNAMPT è importante perché contribuisce alla sintesi del NAD+, coinvolto nella protezione cellulare, nella riparazione del DNA e nella produzione di energia. Il NAD+ diminuisce con l'età, e la sua carenza è considerata uno dei fattori del declino fisico e cognitivo nell'anziano. Gli esperimenti sui topi anziani trattati con il composto hanno mostrato una riduzione degli indici di fragilità, un aumento della forza muscolare e il ripristino della temperatura corporea centrale, parametro spesso compromesso con l'invecchiamento. E una prima sperimentazione sull'uomo ha confermato che la somministrazione di S1PC aumenta la concentrazione di eNAMPT nel sangue, in particolare nelle persone con sufficiente tessuto adiposo, il serbatoio da cui la proteina viene rilasciata nel circolo. "I nostri risultati", afferma Shin-ichiro Imai, presidente dell'IRPA, "rivelano una funzione unica e finora sconosciuta della S1PC: promuovere una comunicazione interorganica capace di attenuare la fragilità muscolare". 

Il fatto che il meccanismo sia risultato coerente tra cellule, topi ed esseri umani apre la strada all'impiego della S1PC come integratore per contrastare il declino fisico legato all'invecchiamento, anche grazie a un profilo di sicurezza già noto: l'aglio invecchiato è infatti consumato da generazioni nella medicina tradizionale senza effetti avversi documentati.

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