Litiga con la compagna e le stacca un pezzo di lingua, condannato a 4 anni e mezzo

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L’episodio risale alla notte tra il 14 e il 15 giugno 2025, accadde in piazza Guido Monaco nel centro di Arezzo. L’uomo avrebbe morso la fidanzata 29enne incinta mentre la baciava

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08 aprile 2026 | 09.29

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Un 30enne aretino è stato condannato a 4 anni e sei mesi di reclusione per aver staccato con un morso un pezzo della lingua alla compagna, al culmine di una lite. L’episodio risale alla notte tra il 14 e il 15 giugno 2025, in piazza Guido Monaco, nel centro di Arezzo. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, l’uomo, durante un litigio, avrebbe morso la fidanzata 29enne mentre la baciava, provocandole una grave mutilazione. Il frammento di lingua fu recuperato da un’amica presente e trasportato in ospedale insieme alla donna.

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La vittima, che al momento dell’aggressione era incinta, venne soccorsa dal 118 e sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza all’ospedale San Donato, dove i medici riuscirono a riattaccare la parte amputata, avviando un percorso terapeutico reso più complesso dalla gravidanza.

L’imputato, attualmente detenuto nel carcere di Prato, era accusato di lesioni gravissime e maltrattamenti, emersi nell’ambito di una relazione caratterizzata – secondo l’accusa – da tensioni e violenze, anche legate all’assunzione di sostanze. Inizialmente denunciato dai carabinieri, era stato arrestato su richiesta della Procura di Arezzo per il rischio di reiterazione del reato.

Il processo, iniziato il 4 novembre 2025, si è svolto con rito abbreviato per il reato più grave, con conseguente riduzione della pena. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a cinque anni di reclusione. In aula erano presenti sia l’imputato sia la vittima, che nel frattempo ha dato alla luce un figlio riconosciuto dal padre. La donna, costituitasi parte civile, aveva già espresso in precedenza sentimenti di perdono e la speranza in un cambiamento dell’uomo. Il Tribunale ha disposto anche una provvisionale di 25mila euro in favore della vittima. Al termine dell’udienza, il trentenne è stato ricondotto in carcere. Nella precedente udienza aveva chiesto scusa, dichiarando di aver intrapreso un percorso di recupero.

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