(di Patrizia Vacalebri)
Per 150 anni, Chantelle non ha creato
soltanto lingerie ma ha accompagnato le donne, le loro vite e la
loro evoluzione. Lo racconta la storica della moda Salome
Dudemaine, formatasi all'École du Louvre, esperta nel
valorizzare storie trascurate e figure dimenticate, lontane dal
mito dei grandi couturier. "Sebbene io sia una storica, il mio
primo istinto - scrive Dudemaine - ancora prima di aprire gli
archivi, è stato prendere il telefono e scorrere l'Instagram di
Chantelle. Un brand che conoscevo di reputazione, ma non per
esperienza personale, non indossando nemmeno il reggiseno
quotidianamente. Avevo bisogno di capire a che cosa avessero
portato questi 150 anni prima di risalire alla loro origine. Tra
la varietà delle silhouette femminili, la cui nudità non è mai
strumentalizzata, un'impressione persiste, come un filo
invisibile: c'è qualcosa in più. Ma che cosa, esattamente?".
"È immergendomi negli archivi Chantelle ben conservati per
quindici decenni di attività, che sono riuscita a rintracciarne
l'origine. Sfogliando documenti, fotografie di fabbrica,
campagne pubblicitarie e cataloghi di vendita, un principio
guida è emerso con chiarezza: da 150 anni, Chantelle accompagna
i movimenti delle donne attraverso la parola chiave:
innovazione". Ma c'è dell'altro. "La storia di Chantelle non
inizia con un reggiseno in pizzo di alta gamma, né nel silenzio
ovattato dell'atelier di un artigiano della corsetteria. Inizia
in una fabbrica, con un'invenzione destinata a trasformare
profondamente il rapporto delle donne con il proprio corpo e a
gettare le basi della lingerie moderna: l'elasticità".
"Alla fine del XIX secolo, il corsetto aveva raggiunto il suo
apice. Costringeva, comprimeva. I medici - spiega ancora -
sollevavano preoccupazioni e i primi movimenti femministi si
appropriarono della questione, evidenziando il suo ruolo nel
limitare i movimenti e l'emancipazione sociale. Il corsetto
divenne un bersaglio. La liberazione delle donne dal corsetto è
spesso attribuita ai couturier dell'inizio del XX secolo. Ma
quella liberazione non sarebbe mai stata possibile senza i
progressi tecnici sviluppati a monte dall'industria".
È in questo contesto che nel 1876, nelle fabbriche della
famiglia Kretz a Romilly-sur-Seine, viene sviluppata una maglia
elastica bidirezionale grazie all'uso della gomma.
Un'innovazione fondamentale. Dove il corsetto costringeva,
l'elasticità liberava. Dove imponeva una forma, l'elasticità
seguiva il movimento. Le prime creazioni di Chantelle, corsetti
elastici e cinture modellanti, continuavano a modellare il
corpo, ma senza costringerlo. Per un periodo venduti come
articoli ortopedici in farmacia, aprirono la strada a un nuovo
capo destinato a sostituire il corsetto: la guaina. Adottata in
massa da donne di tutte le classi sociali, avrebbe segnato i
primi successi di Chantelle.
Per tutta la prima metà del XX secolo, la guaina divenne il
centro delle ricerche condotte nelle fabbriche della famiglia
Kretz, portando allo sviluppo di un materiale chiave: il tulle
elastico. Nel 1948, quando il marchio Chantelle venne
ufficialmente creato, si affermò con lo slogan: "Chantelle, la
guaina che non sale".
La storia arriva agli anni '50 e al New Look di Dior che
tornava alla vita strettissima. Ecco che Chentelle stabiliva un
altro principio base: l'intimo buono è quello che ti devi
scordare di avere addosso. Arriviamo agli anni '70 e il brand si
concentra sui reggiseni che vengono realizzati in pizzo leggero
ed elastan, oppure con la coppa in jersey modellato senza
cuciture. Negli anni '80 Chantelle estese la propria gamma di
taglie fino alla VI D. Ancora una volta, l'innovazione sposava
l'inclusività. All'alba degli anni Duemila, la promessa di
Chantelle è chiara: ogni donna può trovare un prodotto che le
piaccia e che la vesta perfettamente. Sostenere le donne
significa abbracciarne la diversità, non imporre regole.
Il direttore creativo di Chantelle Renaud Cambuzat ha
realizzato per i 150 anni alcuni scatti che reinterpretano lo
stile di ciascuna decade a partire dal 1870 ai giorni nostri.
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