Il tecnico si ritrova ad affrontare situazioni complesse che riguardano giocatori importanti: in vista della prima di campionato il portoghese deve barcamenarsi tra mercato, progetto tecnico, diplomazia e infermeria
Da un lato c'è la ripartenza personale dopo la brutta avventura a Manchester, il piacere di ritrovarsi in un club storico, e c'è anche l'ombrello - apparentemente robusto - sotto il quale Cardinale da quest'anno, memore delle ultime due stagioni, ha deciso di mettere il suo allenatore. Mettendole in fila, sono tutte cose belle. Lungo il suo primo mese a Milanello però Ruben Amorim ha trovato anche un discreto numero di difficoltà. Non solo nei meccanismi collettivi con cui proprietà, dirigenza e area sportiva hanno ripreso a lavorare dopo il reset generale, ma anche in alcuni singoli. E non sono singoli qualunque: queste per il tecnico portoghese sono le settimane in cui occorrerà fare chiarezza e risolvere la situazione relativa a Leao, Maignan, Rabiot e Pulisic. Tutti nodi da sciogliere, seppure su basi diverse.
alto mare
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Il fatto è che si tratta di profili importanti, e ritrovarsi nei dintorni di Ferragosto senza scenari certi su questi nomi, per un allenatore è un problema serio. La domanda sul futuro di Leao, per esempio, resta inevasa. Era fine maggio quando Rafa scosse il mondo rossonero spiegando urbi et orbi di volersene andare: due mesi e mezzo dopo è ancora tutto in alto mare. Il diretto interessato spiega di voler pensare solo al campo (un po' troppo comodo, dopo aver sollevato il polverone), ma intanto ancora non è chiaro dove sarà Rafa il 2 settembre, a mercato chiuso. Le sue ambizioni di grandeur si scontrano con la crudezza del mercato a cui aspira: dall'Inghilterra nessuno si è fatto avanti, semmai hanno bussato dalla Turchia ma a Rafa (per ora) non interessa e comunque la condizioni fissate dal Milan - non si scende sotto i 50 milioni e la cessione deve essere a titolo definitivo immediato - stanno disincentivando anche chi vorrebbe portarselo a casa. La questione è potenzialmente esplosiva sia in termini ambientali (superfluo immaginare che San Siro non lo riaccoglierebbe con un tappeto di rose rosse), sia nell'ambito dello spogliatoio, così come in termini tattici: i primi squarci di calcio giocato hanno confermato come il 3-4-2-1 non sia il sistema più indicato per lui. E' adattabile, certo, così come Allegri lo adattava da seconda punta. Ma senza lo sfogo esterno, Rafa è un calciatore depotenziato.
chiarimenti
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Amorim intanto lo allena, gli spiega cosa vuole da lui ma per un allenatore è complicato tenere dentro il progetto un giocatore che non ne voleva fare parte e che comunque potrebbe salutare. Amorim poi sarà chiamato a gestire la questione relativa ai due francesi. Il caso è esploso negli ultimissimi giorni e una parte in commedia l'ha avuta anche lo stesso allenatore, che ha evidentemente avallato la richiesta di supplemento vacanziero inoltrata da Maignan e Rabiot. Magari si risolverà tutto in una bolla di sapone, magari sarà sufficiente un rigore parato da Mike o un gol di Adrien, ma anche in questo caso occorre tenere conto degli equilibri in spogliatoio. Per Maignan, poi, il tutto è amplificato dalla fascia da capitano che comunque gli verrà confermata. I due, quando si ripresenteranno a Milanello, si metteranno a rapporto dall'allenatore e si chiariranno su tutto. Anche perché - particolare non trascurabile - il club non considera in vendita nessuno dei due. Infine, c'è il problema Pulisic. In questo caso, anche se pure lui dovrà parlare faccia a faccia con il tecnico, la faccenda è di ordine fisico: l'americano è tornato infortunato dal Mondiale e in questi giorni sta proseguendo il piano di recupero a Milanello. Lunedì dovrebbe tornare a lavorare in gruppo, ma è difficile immaginare di vederlo titolare a Torino per la prima di campionato. Amorim peraltro su Christian è già stato molto chiaro, lo considera fondamentale nel suo lavoro sulla trequarti, ovvero un titolare sicuro.











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