Le sorelle Williams, Miura, Wawrinka... perché certi atleti non smettono mai

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Serena Williams, left, and Venus Williams, right, both of the United States, wave to the crowd at the end of a women's doubles match against Marta Kostyuk, of Ukraine, and Peyton Stearns, also of the United States, at the Cincinnati Open tennis tournament, Monday, Aug. 17, 2026, in Mason, Ohio. (AP Photo/Kareem Elgazzar)

Le due ex campionesse statunitensi ancora in campo in doppio: per loro, come per altri, la vittoria non è la parte più importante dello sport

Lorenzo Topello

Collaboratore

18 agosto - 14:11 - MILANO

Siccome in Giappone vige un colossale rispetto verso i sensei (letteralmente “coloro che sono nati prima”), a pochi giorni dal cinquantesimo compleanno porgono al festeggiato una domanda curiosa ma rivestita del massimo tatto: “Ma perché giochi ancora?”. E l’uomo che non vede l’ora di spegnere le candeline, al secolo Kazuyoshi Miura, risponde puntuale: “L’età è solo un fatto numerico, non cambia granché. È normale perdere qualcosa col passare del tempo, ma devo solo presentarmi in condizioni decenti e seguire la squadra”. Due condizioni mai scontate nemmeno a diciotto anni, figurarsi quando si lotta ogni giorno per non dover allargare il buco alla cintura. Eppure nello sport è così: il principio per cui amare significa lasciare andare svanisce nel tempo di un controllo di palla. O di uno smash vincente, nel caso di Venus e Serena Williams: novant’anni in due, eppure eccole ancora in campo, nel torneo di doppio a Cincinnati. Per lo sportivo amare significa rimanere. Anche a costo di giocare poco e perdere spesso. 

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