Le moto 125 sportive Anni 80 e 90 con potenze assurde

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Le 125 non erano semplici moto, erano un rito di passaggio, un sogno che prendeva forma tra carene affilate, livree racing e il sound sopraffino dei motori a miscela. Erano leggere, nervose, autentiche ed erano le regine del mercato

Gianluca Cuttitta

7 marzo 2026 (modifica alle 08:57) - PIACENZA

Le 125 non erano semplici moto, erano un rito di passaggio, un sogno che prendeva forma tra carene affilate, livree racing e il sound sopraffino dei motori a miscela. Erano leggere, nervose, autentiche ed erano le regine del mercato. Bastava girare la chiave per sentirsi piloti, bastava un rettilineo per immaginare il circuito. Le abbiamo riviste alla fiera “Due tempi Bei Tempi” di Piacenza. Un’area dedicata alle moto che hanno fatto la storia, dalle 125 alle Rs 250 e Rgv Gamma, con una spettacolare 500 da GP, la Cagiva C594 di John Kocinski e le mitiche Aprilia 250 GP di Max Biaggi e la Honda 250 di Loris Capirossi.

quando le piccole erano furiose

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Negli Anni 80 e 90 le 125 due tempi erano molto più di una semplice categoria, erano il sogno dei sedicenni, il primo vero assaggio di prestazioni “da gara” su strada, un concentrato di tecnologia derivata direttamente dal Motomondiale Gp. Marchi come Aprilia, Cagiva, Gilera, Honda (attraverso Honda Italia) e Yamaha (con Yamaha Belgarda) investivano direttamente nei reparti corse, portando sulle strade moto ispirate alle competizioni. Il palcoscenico naturale di questa sfida era il Campionato Italiano Sport Production, vera palestra per giovani talenti destinati a scrivere pagine leggendarie del motociclismo. Da lì sono passati campioni come Valentino Rossi, Max Biaggi e Loris Capirossi. Erano leggere, rabbiose, affilate. Moto che sopra i 7.000 giri cambiavano carattere, esplodendo in un allungo brutale che faceva battere il cuore. Non erano semplici ottavo di litro: erano carattere puro, rumore metallico e adrenalina. Leggere, appuntite e rabbiose oltre una certa soglia di giri, sono rimaste nell’immaginario collettivo come le moto scuola per un’intera generazione. Il cuore pulsante della fiera è stato il settore dedicato alle stradali 125 degli Anni 90, grazie al lavoro organizzativo fatto da Piacenza Expo insieme ai soci del club “Due tempi bei tempi”. Il contesto normativo dell’epoca permetteva alle 125 di esprimere potenze elevate (fino ad oltre 30-34 Cv nelle versioni full power). I costruttori giapponesi ed europei investirono moltissimo in questa cilindrata, trasferendo soluzioni tecniche direttamente dalle competizioni come il mondiale 125 GP.

aprilia

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Linea racing ispirata alle Gp di Noale, ciclistica raffinata e motore Rotax potentissimo. Una vera scuola guida per chi sognava la pista. L'Aprilia Rs 125 è stata il massimo a livello di telaio e di motore. E come non associarla a Roberto Locatelli, Campione Italiano Sport Production nel 1993? Per tanti appassionati la Sport Production era un appuntamento imperdibile all’Autodromo Nazionale di Monza, Misano, Vallelunga o Pergusa, era un modo per respirare miscela e adrenalina dalle tribune. Altra grande rivoluzione di casa Aprilia arriva con l’Af1 Sintesi. Il nome non è casuale: “Sintesi” racchiude in sé il knowhow accumulato dalla casa italiana nelle competizioni, condensando anni di esperienza e innovazione in un solo modello. Esteticamente, la Sintesi segna un netto distacco dal passato recente, con linee moderne e aggressive che anticipano il futuro del marchio. Dal punto di vista tecnico, la moto non tradisce le ambizioni sportive: il telaio è realizzato in travi estruse di alluminio, le ruote hanno un diametro di 17 pollici e la forcella a steli rovesciati da 38 mm garantisce un’impostazione di guida più sportiva, senza risultare eccessiva. Un dettaglio di design particolarmente riuscito è quello delle ruote, ispirate alla celebre Honda Rc30, che conferiscono alla 125 veneta una personalità originale e immediatamente riconoscibile. La gamma comprende anche la versione “Replica”, che, a differenza dei modelli precedenti, conserva tutte le caratteristiche tecniche della Sintesi, aggiungendo esclusivamente la livrea ispirata alle corse.

cagiva e honda

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Famosa per la versione “Evo” e per l’estetica ispirata alla leggendaria Ducati 916, la Cagiva Mito era probabilmente la più desiderata della categoria. Da ricordare anche la versione replica di Eddie Lawson: livrea rossa, tabelle porta numero gialle con il numero 7 dell’asso americano e gli adesivi degli sponsor tecnici. Un omaggio racing che la rendeva ancora più cattiva, ancora più speciale. Introdotta nel 1988, la Honda Nsr 125 debuttò inizialmente in versione naked (F), priva di protezione aerodinamica e con il raffinato telaio in alluminio Alcast a vista, un netto passo avanti rispetto alla precedente Ns con struttura in tubi d’acciaio. In seguito arrivò la versione R, dotata di carenatura e doppi fari anteriori tondi, che ne accentuavano l’impronta sportiva. Il motore dichiarava circa 30 Cv, brillante e affidabile, anche se nelle prestazioni pure rimaneva leggermente al di sotto delle rivali italiane più estreme.

gilera e yamaha

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La Gilera Sp 01 è considerata da molti la madre di tutte le 125 sportive. Nata con un obiettivo preciso, dominare il Campionato Italiano Sport Production nel 1988. Portava su strada soluzioni direttamente derivate dalla pista. Il motore, alimentato da un carburatore Dell’Orto da 32 mm, erogava circa 30 Cv, offrendo un carattere deciso e un allungo tipicamente racing. Particolare distintivo? I due tappi sul serbatoio: uno per la benzina e l’altro per l’olio, dettaglio che ne sottolineava l’anima autenticamente due tempi. Yamaha Tzr 125 aggressiva e tecnologica, con telaio deltabox forse in quegli anni meno performante delle due italiane, Cagiva e Aprilia, e anche la meno venduta. Erano moto che non si limitavano a farsi guidare: si facevano ricordare. Ognuna aveva una personalità ben distinta, ma tutte condividevano lo stesso Dna: leggerezza estrema (spesso sotto i 130 kg) e motori capaci di “esplodere” agli alti regimi. Avevano una coppia improvvisa, la famosa “botta” e un sound metallico inconfondibile. Di queste moto l’erogazione era tutto fuorché lineare: sotto un certo regime sembravano tranquille, poi superata la soglia della valvola allo scarico diventavano aggressive, obbligando il pilota a guidare sempre “in tiro”. Era una scuola di guida formidabile e molte soluzioni tecniche arrivavano direttamente dalle corse: valvole allo scarico, telai perimetrali in alluminio e freni a disco di grande diametro.

perché sono (purtroppo) scomparse?

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Le norme hanno ucciso questo segmento, prima con la limitazione a 11 kW (15 Cv) che costrinse a omologare le 125 con limitazioni che portavano a più che dimezzare la potenza originale, poi normative anti-inquinamento sempre più severe (Euro 1, 2, 3) che hanno progressivamente messo fuori gioco le due tempi stradali ad alte prestazioni. I costi di adeguamento sarebbero stati troppo elevati, e le case hanno via via abbandonato questa tecnologia sulle sportive di piccola cilindrata. Il risultato? Le 125 moderne quattro tempi che erogano al massimo 15 Cv, sono molto più sicure, più affidabili, più ecologiche, ma non hanno lo stesso carattere brutale. Soprattutto manca quel sapore “racing” delle loro antenate. Le normative antinquinamento sempre più severe, i costi di produzione elevati e l’evoluzione del mercato verso motori quattro tempi più puliti e facili da gestire, hanno segnato la fine di un’epoca. I due tempi, con il loro carattere esplosivo e la manutenzione più frequente, non erano più sostenibili per le logiche moderne. Così si è chiuso il capitolo delle 125 più furiose di sempre. Un urlo che oggi vive solo nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di sentirlo davvero.

Moderni oggetti di culto

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Esemplari ben conservati di Cagiva Mito o Aprilia Rs 125, soprattutto nelle versioni originali, possono raggiungere quotazioni sorprendenti nel mercato dell’usato. Per gli appassionati rappresentano ancora la scuola di guida sportiva per eccellenza, un’epoca di meccanica pura che ha formato tanti meccanici e piloti poi diventati famosi. In conclusione, le 125 due tempi degli Anni 80 e 90 non erano semplici moto da patente A1: erano vere piccole superbike, capaci di insegnare tecnica, rispetto e passione. Oggi restano un ricordo rumoroso, profumato di miscela, ma il loro mito vive ancora nei garage degli appassionati. Fortunato chi ha in box un esemplare così raro e chi, almeno una volta, ha sentito il brivido di una 125 salire a 11.000 giri/min, coppia dopo coppia.

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