Modificate geneticamente sono in grado di aggirare alcuni ostacoli dell'immunoterapia
Riccardo Cristilli
14 agosto - 13:51 - MILANO
La sfida della scienza nella lotta contro i tumori è quella di trovare il modo di rendere sempre più specifiche le terapie, cercando di limitare sempre più le contro indicazioni. Un recente studio internazionale, che ha visto l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma in prima fila, ha identificato una generazione di cellule immunitarie che possono essere modificate per cercare di colpire in modo diretto i tumori, aggirandone le difese.
cellule natural killer
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La ricerca, pubblicata sulla rivista Signal Transduction and Targeted Therapy che fa parte del gruppo Nature, ha mostrato come queste cellule sembrano essere in grado di riconosce i tumori capaci di ingannare il sistema immunitario, bloccare i meccanismi con cui i tumori indeboliscono le difese mantenendo nel tempo anche la loro efficacia. Chiamate cellule Natural Killer, sono linfociti che fanno parte del sistema immunitario innato che hanno evidenziato la capacità di riconoscere ed eliminare le cellule infettate da virus e le cellule tumorali fin dal primo incontro. Uno dei limiti delle immunoterapie è rappresentato dalla capacità dei tumori di attivare più meccanismi di evasione immunitaria, creando un microambiente tumorale, una sorta di ecosistema che circonda le cellule malate e che può favorire la crescita del tumore e la resistenza alle terapie. Le cellule Natural Killer sono state progettate per contrastare diverse strategie dei tumori per scappare dal controllo del sistema immunitario.
la sperimentazione è il futuro
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Il lavoro dei ricercatori ha portato allo sviluppo di queste cellule che sono in grado di riconoscere la tipologia di neoplasia, superare l'immunosoppressione e mantenere la loro funzionalità, rendendo così le cellule NK più efficaci, resistenti e durature nel tempo, come hanno mostrato anche i modelli studiati. I risultati della ricerca possono portare allo sviluppo di nuove forme di immunoterapia cellulari, replicabili su vasta scala, e adatte anche a quei pazienti che hanno forme tumorali aggressive o resistenti ai trattamenti convenzionali. Al momento sono però soltanto degli studi teorici, delle simulazioni realizzate attraverso delle piattaforme in cui sono state riprodotte diverse forme tumorali sia per gli adulti che per i bambini. Saranno necessari ulteriori approfondimenti prima di poter passare alla sperimentazione clinica.









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