Lautaro vuole tutto: mai così in forma e che intesa con Messi. Obiettivo... triplete

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 Lautaro Martinez of Argentina celebrates scoring his team's first goal from the penalty spot during the international friendly match between Argentina and Honduras at Kyle Field on June 06, 2026 in College Station, Texas.   Tim Warner/Getty Images/AFP (Photo by Tim Warner / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

È favorito per partire dal 1’ nel debutto. Il Mondiale nel mirino dopo i due trofei con l’Inter

13 giugno - 09:35 - KANSAS CITY

Così non l’avevano mai visto. Sudato ma feroce, concentrato ma sorridente. Peso forma, test atletici, autostima: è il miglior Lautaro di sempre, anche per gli argentini che lo trattano con rispetto e stima senza però adorarlo incondizionatamente. A Kansas City, dove la parola afa non indica l’acronimo della federcalcio di Buenos Aires ma la canicola che a tratti spezza il respiro, è una delle certezze del ct Scaloni per l’esordio di martedì contro l’Algeria. Lautaro c’è e dovrebbe cominciare il Mondiale al centro dell’attacco con Messi, rafforzando un feeling che nasce da molto lontano. E tutto, come quattro anni fa, dipende da un’articolazione capricciosa: la caviglia. 

il ricordo

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È una storia di rinascita che parte dal Qatar, dove il torneo finì come meglio non si poteva chiedere. Lautaro arriva ammaccato all’appuntamento, dolorante. Stringe i denti e gioca titolare la prima partita con l’Arabia Saudita allo stadio di Lusail. Guarda tu che sfortuna: segna due gol, uno dei quali bellissimo con un pallonetto delicato, che vengono annullati per fuorigioco. Il secondo episodio, nell’incrocio con l’ex romanista Abdulhamid che solleva molti dubbi sull’interpretazione del Var, è foriero di polemiche. Ma tant’è. L’Argentina perde incredibilmente il match nonostante il rigore di Messi che sembrava preludere a una passerella, Lautaro viene confermato contro il Messico per poi perdere il posto a vantaggio del giovane collega, Julian Alvarez, che è in forma strepitosa. Si toglie comunque lo sfizio di calciare il rigore decisivo nella semifinale contro l’Olanda, e tirerebbe anche quello della finale se fosse necessario per sollevare la Coppa, ma chiude il Mondiale senza il bollino del protagonista. In festa certo, con tanto di baci al simbolo dei Campioni, ma con il retrogusto amaro di chi rimpiange di non aver dato il massimo. 

il ribaltone

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Adesso la situazione è diametralmente opposta: la caviglia ha tradito Julian, che ha ricominciato a correre sul campo dello Sporting KC soltanto nelle ultime ore. E così il candidato titolare del ct Scaloni, del quale si è discusso più per l’offerta shock da 150 milioni del Real Madrid, deve recuperare lo svantaggio rispetto al collega, con il quale tra l’altro ha stabilito negli anni un solido rapporto. Resta da capire se i due potranno mai giocare insieme, in un ipotetico 4-3-1-2 con Messi alle spalle. Forse è una pretesa eccessiva in termini di equilibrio ma se tutti si sacrificano... Intanto i numeri svelano che Lautaro non merita di giocare solo perché Julian è convalescente: quarto nella classifica dei marcatori argentini di ogni tempo davanti a Diego Armando Maradona, il capitano dell’Inter ha segnato 8 gol nelle ultime 10 presenze con la nazionale cominciando la partita solo in 7 occasioni. Alvarez nelle ultime 10, l’ultima delle quali a marzo in amichevole contro lo Zambia, è arrivato a 3. Forse le gerarchie si potrebbero discutere lo stesso. L’obiettivo Paradossalmente l’incidente di Bodo, con ricaduta al polpaccio dopo la doppietta di Pasqua contro la Roma, è diventato un grande alleato nel progetto di Lautaro: rivincere il Mondiale, stavolta da primattore, dopo aver infilato scudetto e Coppa Italia, oltre al titolo di capocannoniere della Serie A. È un triplete che non avrebbe mai immaginato di poter completare. Poter sfidare il caldo senza essere spremuti – ieri la squadra si è allenata a 32 gradi ma in Missouri sono previste tempeste di pioggia e temperature in risalita – è un sicuro vantaggio. Lo scorso anno Lautaro aveva giocato 55 partite. Stavolta si è fermato a 48, nemmeno tutte intere. Un presupposto di freschezza necessario per arrivare a New York, il traguardo agognato da tutte le squadre, con sufficienti energie.

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