Dopo la violenta grandinata di sabato, critiche da politica e spettatori. Al centro sicurezza e futuro ippodromo
La violenta grandinata che sabato scorso ha costretto a interrompere e annullare la seconda delle due date del tour di Bad Bunny all’Ippodromo Snai La Maura, e ad evacuare quasi 80mila persone, ha riacceso il dibattito sull’idoneità dell’area a ospitare eventi di queste dimensioni. L’evacuazione è stata gestita senza gravi conseguenze ma sono tornate a far discutere le criticità che residenti, pubblico e parte della politica denunciano da anni in merito alla venue, alla gestione dei flussi e alla sicurezza. L’ippodromo, va ricordato, è una proprietà privata e non comunale. Sul suo futuro è in corso un contenzioso tra Snaitech, attuale proprietaria, e F3A Green, società interessata all’acquisto dell’area. Palazzo Marino, dal canto suo, ha più volte manifestato l’intenzione di esercitare un eventuale diritto di prelazione per trasformare lo spazio in un grande parco pubblico.
Nel frattempo, è un protocollo condiviso in prefettura a regolare gli eventi, e coinvolge il Comune, l'Agenzia per la Mobilità, i vigili del fuoco, la Protezione civile, Areu, le forze dell'ordine e la polizia locale, oltre a promoter e proprietari dell’area. Tra le linee guida è previsto che i concerti si chiudano non oltre le 23.30, che il trasporto pubblico - finanziato con il contributo di 80 centesimi a biglietto pagante a carico degli operatori - sia potenziato, oltre a piani dedicati per gestire ingressi e uscite e contrastare la sosta selvaggia. Proprio su questi aspetti, però, le critiche non si sono mai spente. L’emergenza causata dal maltempo ha evidenziato ancora una volta alcune fragilità nella gestione dei flussi.
Quest’anno erano state introdotte alcune novità richieste dal pubblico, come la possibilità di entrare con borracce in plastica e silicone morbido da mezzo litro, bottigliette senza tappo, pagamenti cashless e postazioni per il refill gratuito dell'acqua. Non sono mancate, però, le proteste per le file chilometriche, i token e i prezzi all’interno del festival: quattro euro per una bottiglietta d’acqua, otto euro per una bibita e dieci euro per una birra, cifre che hanno alimentato ulteriormente il malcontento. Diversa la lettura di Live Nation. Il presidente e amministratore delegato, Roberto De Luca, interpellato dal 'Corriere della sera' ha difeso l’operato dell’organizzazione, sottolineando come l’emergenza sia stata affrontata nel migliore dei modi. “Abbiamo fatto tutto il possibile per gestire una situazione che in 45 anni di attività non avevo mai vissuto”, ha spiegato.
Secondo gli organizzatori, il piano di evacuazione ha funzionato efficacemente: il deflusso del pubblico sarebbe iniziato intorno alle 21.30 e si sarebbe concluso poco dopo le 22.20, consentendo di svuotare l’area in meno di un’ora grazie al lavoro di circa 700 addetti alla sicurezza. I feriti sono stati una quarantina, sette persone sono state accompagnate in ospedale, principalmente per lievi ferite alla testa provocate dalla grandine. Live Nation respinge quindi le accuse secondo cui La Maura sarebbe inadatta a ospitare grandi concerti. Per la società, proprio la rapidità dell’evacuazione dimostrerebbe l’efficacia del piano di sicurezza predisposto. Dopo lo stop dello spettacolo si è anche valutata la possibilità di recuperare il concerto la sera successiva. L’ipotesi è stata però scartata per l’impossibilità di garantire nuovamente il dispositivo di sicurezza necessario, decisione presa dopo un confronto con le autorità competenti. Gli spettatori riceveranno il rimborso integrale del biglietto, comprensivo dei diritti di prevendita.
Sui social, tuttavia, il clima è ben diverso. Migliaia i commenti critici pubblicati nelle ore successive all’evento. C’è chi scrive che “va tutto bene finché non ci scappa il morto”, chi annuncia che non tornerà più ai concerti organizzati nell’area lamentando “audio pessimo, visuale insufficiente e token che sembrano una truffa legalizzata”, mentre molti altri denunciano code interminabili ai bagni, ai punti ristoro e per procurarsi semplicemente una bottiglia d’acqua. La vicenda finirà con ogni probabilità sul tavolo del prossimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in prefettura, dove si potrebbe tornare a discutere della sostenibilità dei grandi eventi nell’area di San Siro. Dal mondo politico sono già arrivate numerose prese di posizione. Dal consigliere comunale del Pd, Alessandro Giungi, per il quale quanto accaduto rappresenta l’ennesimo segnale della necessità di cambiare destinazione all’ippodromo a Fratelli d’Italia, che punta il dito contro la gestione dell’emergenza.
In particolare, il consigliere comunale Francesco Rocca sostiene che La Maura non sia il luogo adatto per ospitare manifestazioni di queste dimensioni e collega gli allagamenti registrati in città anche alla mancata manutenzione di tombini e caditoie, chiedendo conto del piano straordinario annunciato nei mesi scorsi dall’amministrazione comunale. L’emergenza meteorologica è stata un evento eccezionale ma le polemiche nate dopo il concerto di Bad Bunny rischiano ora di riaprire un confronto mai davvero concluso: quello sul futuro dell’Ippodromo La Maura e sulla possibilità di continuare a ospitare, in quell’area, concerti con decine di migliaia di spettatori.












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