Il club israeliano, avversario del Bologna in Europa League, ha appena esonerato l'allenatore Lazetic e le partite "interne" di coppa le gioca nello stadio di una squadra sovvenzionata dal governo ungherese
29 gennaio - 10:19 - NOVI SAD (SERBIA)
Il ribaltone in panchina, alla vigilia della sfida con i Bologna, dopo lo sventurato derby perso con l’Hapoel, è forse l’unico dettaglio che trasuda normalità. Attorno al Maccabi regna un’atmosfera plastica, di certo surreale, figlia di una diaspora il cui retaggio sportivo sta tratteggiando i confini di una stagione fallimentare, ma non è questo il punto. Il quartier generale dei Gialli è Novi Sad, patria errante per gentile concessione del governo serbo che ha accolto il club simbolo di Israele per questa infausta stagione. L’Arena è invece quella di Backa Topola, struttura gioiello, con la benedizione, di fatto, di Viktor Orban.
Politica e diplomazia
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Ma cosa cosa c’entra il leader ungherese? Backa Topola, sorge nel nord della Vojvodina, a 50 chilometri dal confine con l’Ungheria di cui è una specie di enclave. Su queste terre pervase da un silenzio quasi irreale vivono almeno 120.000 serbi di etnia ungherese che hanno come emblema proprio il Backa Topola, sovvenzionato dal governo di Orban attraverso le sponsorizzazioni elargite dal colosso del gas Mol. Stadio nuovo di zecca, infrastrutture e un settore giovanile in parte gestito dalla federazione ungherese in ticket con la Puskas Academy. Insomma la neutralità serba e le posizioni spesso non allineate di Orban hanno creato lo scenario politico-diplomatico per garantire al Maccabi una seconda casa. Tifosi però, attorno allo Sheraton e per le strade di Novi Sad non se ne vedono. La sicurezza controlla con fare discreto, ma l’atmosfera è piuttosto dimessa. L’esilio pesa, è evidente, anche perché la sezione basket del Maccabi, dal primo dicembre, è tornata a giocare a Tel Aviv le gare di Eurolega, la Champions dei canestri. Il calcio no. Fors’anche perché l’Uefa è un organismo molto più complesso rispetto al consorzio privato che guida Euroleague di cui proprio i club sono proprietari. Non a caso la richiesta dei Gialli, e pure dell’Hapoel, è stata velocemente vidimata.
Così non va
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La stagione sportiva riflette questo limbo sofferente. L’ultimo posto in Europa League, ma soprattutto il 2-1 patito nel derby di lunedì con l’Hapoel che ha definitivamente estromesso il Maccabi dalla lotta interna per il titolo. L’oltraggio (il Maccabi non perdeva il derby da dodici anni) ha irritato la dirigenza che ha silurato il tecnico serbo Zarko Lazetic sostituendolo con il traghettatore Dan Romann, promosso dall’Under 19. Dor Peretz, il leader e capitano, meteora in Serie A col Venezia tre anni fa, ma protagonista della doppietta nel rocambolesco 5-4 contro l’Italia, non si dà pace: “Quello che è successo contro l’Hapoel non ha spiegazione. Riprendersi e andare avanti è difficile. Siamo in un momento di estrema sofferenza. La rabbia è enorme ma siamo anche una famiglia nel bene e nel male e dobbiamo trovare la forza per risalire”. Per esempio chiudendo dignitosamente l’Europa League. Il Maccabi lo farà affidandosi al suo leader, pilastro di una squadra spiccatamente autoctona, visti i tanti infortunati soprattutto stranieri (fuori Camara in difesa, Belic e Davida a centrocampo e Nicolaescu in attacco). Il neo tecnico Romann non esagera con i proclami: “Abbiamo avuto un giorno e un allenamento per pensare al Bologna. Siamo arrabbiati e molto dispiaciuti per questo ultimo periodo. Ora però bisogna reagire, siamo un club importante e dobbiamo mandare un segnale. Mettiamo in campo soprattutto l’orgoglio. Il Bologna ha talento ma si va per vincere”. Anche se il malessere ha radici più profonde. Tel Aviv è lontana. Forse troppo.











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