Dopo quasi un mese e 96 partite giocate restano otto nazionali: sei di queste provenienti dal Vecchio Continente, con 22 dei 26 giocatori della Seleccion tesserati in club europei e 19 dei 26 nordafricani nati in Europa
Primo giorno senza partite mondiali dal 10 giugno scorso, quasi un mese fa. Abbiamo consumato 96 dei 104 incontri di questa Coppa del Mondo extralarge, ed eccoci ai quarti di finale. Respiriamo e diamo un’occhiata a ciò che resta, e ciò che ci aspetta.
storia eliminata
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Prima considerazione, tristemente storica: è la prima volta che tra le migliori 8 del torneo non ci sono né Brasile, né Italia né Germania, ovvero le nazionali con più titoli, 13 in tutto su un totale di 22, il 59%. I quarti nella formula attuale sono stati introdotti nel 1986, ma comunque anche prima, a parte l’edizione inaugurale del 1930, una delle 3 nazioni citate era sempre arrivata non solo nelle prime 8 ma addirittura nelle prime 4, partecipando alle finali 10 volte su 11, unica eccezione Argentina 78 con Italia e Brasile che giocarono la finalina di consolazione. Il problema è che Italia e Germania ultimamente hanno lasciato solo il Brasile: noi non andiamo ai quarti dalla vittoria nel 2006 e dal 2014 non andiamo proprio ai Mondiali, la Germania dopo il titolo del 2014 ha rimediato due eliminazioni al primo turno e qui è caduta nei sedicesimi. Il Brasile è caracollato fino agli ottavi, dove ha perso con la Norvegia.
grande qualità
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Seconda considerazione: se non sono quarti di nobiltà in termini di titoli (anche se l’Argentina ha vinto 3 volte, la Francia 2 e l’Inghilterra 1, mica poco) sì che sono quarti di qualità considerato il panorama calcistico degli ultimi anni. Sono rimasti gli ultimi due campioni, Francia e Argentina, i campioni in carica d’Europa, la Spagna, del Sudamerica, l’Argentina, e d’Africa (pur sub iudice), il Marocco. E l’Inghilterra ha perso le ultime due finali degli Europei. Le novità sono solo 3: la Svizzera che non arrivava tra le prime 8 dal 1954 (quando perse 7-5 con l’Austria, senza supplementari…), la Norvegia che non si qualificava dal 1998 e non aveva mai vinto una gara ad eliminazione diretta, e il Belgio, che comunque era nei quarti anche nel 2014 e nel 2018.
europa dominante
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Tra le 8 squadre rimaste 6 vengono dal nostro continente, una in più rispetto alle ultime due edizioni. Poi ci sono Argentina e Marocco. Ricordiamo che siamo partiti con 16 squadre, ovvero il 29,6% delle 54 federazioni Uefa. Il Sudamerica poteva portare tra il 60 e il 70% delle sue nazionali (alla fine sono state 6 su 10), l’Africa tra il 16,6 e il 18,5 (sono state 10 su 54 dopo i playoff intercontinentali). È evidente che l’Europa debba avere molto più spazio nella mappa delle squadre partecipanti. Anche perché va aggiunto che 22 dei 26 giocatori dell’Argentina è tesserato in club europei, e che 19 dei 26 marocchini in Europa sono direttamente nati, e 18 su 26 giocano nei campionati Uefa.
THOMAS E RUDI
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Il Mondiale non è mai stato vinto da nazionali guidate da allenatori stranieri, e a cercare di compiere questa impossibile missione sono rimasti in due: il tedesco Thomas Tuchel sulla panchina dell'Inghilterra e il francese Rudi Garcia su quella del Belgio. Noi italiani eravamo partiti con 3 tecnici, ma Montella e Cannavaro sono usciti subito, Ancelotti troppo presto.
nel nome del padre
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Nell’edizione attuale della Coppa del Mondo c’erano addirittura 18 figli di padri che avevano già disputato il Mondiale. Hanno giocato in 15, ma ce n’è uno che può diventare l’unico ad alzare il titolo come il papà: è Marcus Thuram, che già 4 anni fa ha sfiorato l’impresa familiare (Zizou vinse nel 1998) perdendo in finale. Per l’interista sinora tanti acciacchi e appena un minuto di gioco, ma ancora la possibilità di fare storia.









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