La ricetta di Guarino: "Salto e colpisco, se arriva il gol meglio. E quella volta con Baggio..."

18 ore fa 3

Ha sfiorato la Serie A e il Mondiale Under 20. Ora vuol salvare la Carrarese a suon di gol. Come quello segnato al Bari: "Che emozione, io che facevo il raccattapalle al San Nicola"

Oscar Maresca

3 aprile - 15:10 - MILANO

Domenica Gabriele Guarino ha chiuso un cerchio. È il 51’ della sfida tra Carrarese e Bari, il risultato dice 1-1. Cicconi fa partire un cross da sinistra, in area il classe 2004 sovrasta gli avversari e manda il pallone in porta: “Ero incredulo, sono cresciuto nel settore giovanile dei biancorossi e ho pure fatto il raccattapalle al San Nicola. Per me è stata una partita speciale”. Il colpo di testa vincente del difensore ha regalato il successo alla squadra di Calabro che mancava da sei giornate: “Il mister e i compagni mi hanno fatto i complimenti. Stiamo già preparando la prossima gara contro il Cittadella. Vogliamo conquistare la salvezza, questa gente se lo merita”. 

La classifica è cortissima. Siete a 36 punti: +3 sulla zona playout, addirittura -6 dai playoff. 

“Sono arrivato alla Carrarese quest’estate, in prestito dall’Empoli, e fin dal primo giorno il nostro obiettivo è stato puntare la permanenza in Serie B. Restiamo concentrati”. 

I numeri non sbagliano mai. Da febbraio sono 9 presenze e 2 gol, entrambi di testa. È diventata un’abitudine. 

“È una qualità che ho sviluppato col tempo, sia in fase difensiva che quando attacchiamo. In allenamento proviamo spesso situazioni di gioco su palla inattiva, l’altezza (1,93) mi aiuta. Salto e colpisco, se arriva il gol ancora meglio”. 

Il primo contro la Reggiana, il secondo decisivo – da ex - contro il Bari. Cosa ha pensato quando il pallone è entrato in porta? 

“A tutte le partite viste al San Nicola insieme a mio padre. E agli anni nelle giovanili del Bari. Sono nato e cresciuto a Molfetta, dai 10 ai 14 anni ho vestito la maglia biancorossa. Ho tanti bei ricordi. Ero a bordocampo, sotto la Curva Nord, quando Galano segnò l’1-0 nel derby contro il Foggia del 2017”. 

Oggi è riuscito a lasciare il segno da avversario. 

“Non ho esultato per rispetto del mio passato. Da piccoli, tutti sognavamo di giocare con il Bari. Quando avevo tre anni ero già all’oratorio a calciare il pallone. E quante partitelle in strada con gli amici. Poi ho iniziato nelle giovanili del Molfetta, ci divertivamo sui campi di terra battuta. Prima di arrivare in biancorosso non avevo mai giocato sul sintetico”.

A 14 anni però ha lasciato la Puglia per trasferirsi ad Empoli. 

“Mi notarono dopo un torneo a Monopoli. Andare via di casa a quell’età non è semplice, senti la mancanza della famiglia e provi tanta nostalgia. Lo stile di vita cambia e ti ritrovi a dover essere quasi un adulto: badare a te stesso, affrontare i problemi, competere in maniera sana con 20 bambini che inseguono il tuo stesso sogno”. 

È dovuto crescere in fretta. 

“Sapevo che era la mia grande possibilità e non potevo lasciarla andare. I primi mesi sono stati complicati, poi mi sono ambientato. Con l’Empoli ho completato tutta la trafila: dall’U15 alla Primavera. Nel 2022 sono pure arrivato in prima squadra”. 

Sfiorando l’esordio in Serie A. 

“Luperto mi ha dato tanti consigli, anche Caputo. Mi dicevano quali movimenti fare, come marcare gli attaccanti per metterli in difficoltà. Ero in panchina quando abbiamo vinto contro l’Inter a San Siro con rete di Baldanzi. Un’emozione incredibile”. 

A proposito di Baldanzi, dall’Empoli Primavera siete arrivati insieme fino al Mondiale U20 di due anni fa. 

“Siamo molto amici, con i ragazzi di quel gruppo ci sentiamo spesso. C’erano anche Pisilli, Casadei. Partivamo sfavoriti, al debutto nel girone sfidammo il Brasile. Ma al 35’ eravamo già avanti 3-0. Peccato per la finale persa negli ultimi minuti contro l’Uruguay. Eppure, conservo un ricordo bellissimo di quel giorno”. 

Cioè? 

“A La Plata ci aveva raggiunti Roberto Baggio. Entrò nello spogliatoio prima della finale, era emozionato quanto noi. Ci raccontò della sua finale a Usa ‘94, capiva come ci sentissimo. Com’era andata, lo sapevamo. Proprio per quel motivo dovevamo vincere, anche per lui”. 

Un doppio rammarico non aver compiuto l’impresa. 

“Piangevamo tutti, quella sconfitta ci ha fatto crescere. Roby è tornato dopo la gara per consolarci. Ci ha abbracciati uno a uno. L’umiltà di un campione è in questi piccoli gesti”. 

Nel gruppo c’era anche un altro giovane che sta facendo la differenza in B: Pio Esposito. 

“È un attaccante fortissimo, gli auguro di continuare a essere decisivo”. 

Pio, classe 2005, è di proprietà dell’Inter. Lei ha un anno in più e arriva dall’Empoli. Magari presto vi ritroverete in Serie A. 

“Sarebbe un sogno, così come vestire la maglia della Nazionale. Nell’ultimo anno non ho trovato spazio, avevo bisogno di un’opportunità. Sapevo di essere pronto e l’ho dimostrato”. 

Adesso però ha un altro traguardo da raggiungere. 

“La salvezza con la Carrarese. Lotteremo per i nostri tifosi, noi non ci arrendiamo”.

Leggi l’intero articolo