La remata norvegese, il Geyser sound, le vuvuzelas, il Popopopo e... Se i tifosi diventano protagonisti

18 ore fa 2

L'ultimo è il Viking Row dei norvegesi, che "remano" in tribuna tutti insieme. Dai tamburi del Senegal in Corea e Giappone nel 2002 alle Vuvuzelas del 2010, tutte le coreografie e i cori che ci hanno emozionato

Il primo turno del Mondiale assomiglia alla notte degli Oscar, quella in cui ognuno deposita le proprie candidature per il premio finale. Ecco, i norvegesi nella serata italiana hanno deciso di presentarsi da favoritissimi per la miglior coreografia dell’edizione: perché ci sono migliaia di modi per tifare in maniera colorata e si sa, ma un intero stadio che “rema” per trascinare al gol Haaland e compagni, forse, non lo avevamo mai visto. La Viking Row, l’onda umana dei vichinghi, si è già inserita fra le coreografie più iconiche della storia Mondiale. Ed è in ottima compagnia.

viking row, norvegia 2026

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Di solito le coreografie si tengono segrete fino all’ultimo, ma i tifosi della Norvegia l’hanno “spoilerata” diverso tempo prima del fischio d’inizio contro l’Iraq. Anzi, sui social circolano persino video in cui si mettono a remare sulle scale mobili che portano verso lo stadio di Boston. Ma cos’è la Viking Row? Un movimento all’unisono: tutti i tifosi, seduti o in piedi in qualsiasi settore, si muovono tutti insieme portando le braccia avanti e indietro e simulando quindi il movimento dei rematori. Una gigantesca onda umana che si muove all’unisono anche vocalmente (rilasciando un suono simultaneo proprio come dei vogatori) e trasforma lo stadio in una specie di drakkar, l’imbarcazione con cui i vichinghi si avventuravano nel mare. Per ora, nell’oceano Mondiale, Haaland e compagni veleggiano che è una meraviglia.

GEYSER SOUND, ISLANDA 2016-18

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Cronaca di un Mondiale e di un Europeo. La periferia settentrionale del mondo ne diventa l’epicentro per un biennio quando stupisce tutti: a Euro 2016 batte l’Inghilterra guadagnandosi addirittura i quarti di finale, mentre nel Mondiale di Russia stoppa sull’1-1 l’Argentina all’esordio, con Messi che sbaglia un rigore. L’Islanda si fa subito largo nel cuore degli appassionati anche perché durante e dopo la partita i tifosi caricano la squadra col Geyser Sound: un tamburo dà il ritmo prima lentamente e poi sempre più veloce al battito delle mani, con l’urlo “Huh” che avvicina ogni secondo di più l’esplosione di gioia. Poi un marasma di abbracci e festeggiamenti: il biennio d’oro dell’Islanda è tutto in quell’istantanea.

thunder clap, marocco 2022

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Una variante del Geyser Sound per un’edizione speciale come quella del 2022. Il Marocco si fa strada in Qatar liberandosi di colossi come Spagna e Portogallo, così il festeggiamento è unico: i giocatori si radunano sotto la curva e battono le mani all’unisono, con applausi scanditi qua da un tamburo e dall’urlo “Sir!” che significa “Vai!” e diventa sempre più veloce e sfrenato, finché, come nel Geyser Sound, non arriva l’esplosione di abbracci. Lo chiamano Thunder Clap perché quel “Sir!” vuole rappresentare un tuono, come quello che spaventa terribilmente Spagna e Portogallo e trascina il Marocco fino a una storica semifinale.

i muchachos argentini 2022

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Non una canzone, ma un modo di vivere la vita. Con la voglia che diventa ossessione, quella degli argentini per la Coppa del Mondo: “Ragazzi, ora torniamo ad emozionarvi. Voglio vincere la terza, voglio diventare Campione Mondiale” recita così il ritornello di “Muchachos”, la canzone che diventa prima tormentone e poi portafortuna della Seleccion in Qatar nel 2022. L’astinenza dal trofeo dura 36 anni, gli argentini ci credono come ogni edizione. E stavolta fanno centro: Muchachos cessa di essere una canzone e diventa una specie di inno profano ai sogni che finalmente si realizzano, un tormentone che trascende immediatamente gli stadi e popola discoteche, piazze, radio. L’abbiamo sentita tutti, almeno una volta.

vuvuzelas, sudafrica 2010

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Non dovevamo sorprenderci, fin da quel Messico-Sudafrica che sancì l’inizio del Mondiale 2010, perché vuvuzela, in lingua zulu, significa letteralmente “fare rumore”. E in effetti quelle trombette in plastica ne fanno eccome. Forse pure troppo, per le orecchie di teleascoltatori e persino calciatori: il tifo sudafricano però si alimenta anche così, con le vuvuzelas che da subito colorano il Mondiale casalingo, seppur senza portare gli effetti sperati, se è vero che i Bafana Bafana salutano la competizione già al termine della fase a gironi.

 Italy soccer fans celebrate while watching the FIFA World Cup 2006 finals match between France and Italy at the Fan Fest outdoor viewing area July 9, 2006 in Berlin, Germany.    (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

il popolo azzurro nel 2006

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Non una coreografia, ma la colonna sonora di un’estate indimenticabile. Nel 2006 l’Italia vince il Mondiale e il Popopo (che poi sarebbe il ritornello di Seven Nations Army, degli White Stripes) si trasforma in un tormentone: risuona prima negli stadi di Germania e poi soprattutto nei bar, nelle strade e nelle discoteche, segnando anche a distanza di vent’anni il ricordo emotivo della nostra ultima vittoria iridata. Ma la canzone diventa “da stadio” nel 2003, a Milano: a cantarla non sono tifosi azzurri (in questo caso del Milan, trattandosi di una partita di Champions), ma del Brugge, che ascoltano la traccia in radio e la portano allo stadio. Il ritornello diventa un coro e attrae soprattutto gli ultras della Roma che due anni dopo, in trasferta proprio in Belgio in Coppa Uefa, fanno proprio il coro e lo portano in tutti gli stadi di Serie A. Totti la porta persino a Sanremo per onorare un fioretto in caso di vittoria nel derby. E il Popopo diventa iconico pochi mesi dopo, a ricordare un’estate italiana fra le più dolci di sempre.

  Senegal soccer fans celebrate their 1-0 victory over France during the second half of the France v Senegal Group A, World Cup Group Stage match played at the Seoul World Cup Stadium, Seoul, South Korea on May 31, 2002. (Photo by Clive Brunskill/Getty Images)

tamburi sabar, senegal 2002

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Se cercate “nazionali di culto” il nome del Senegal associato al 2002 uscirà fra i primissimi risultati. Nell’edizione nippocoreana, i Leoni della Teranga si fanno strada fino a uno storico quarto di finale in cui cedono di misura alla Turchia, ma al termine di tre settimane da assoluti protagonisti dentro e fuori dal campo: è impossibile non simpatizzare per i tifosi senegalesi che prima e dopo la gara caricano i loro beniamini al ritmo dei tamburi sabar, quelli tipici del popolo wolof che scandiscono il tempo dei festeggiamenti.

"It's coming home", inghilterra 1996

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Nastro riavvolto al 1996, quando il Britpop conosce il suo apice e i Lightning Seeds partoriscono un tormentone sopravvissuto all’invecchiamento: It’s Coming Home, coniata per l’Europeo casalingo e ammantata di un briciolo di ottimismo dopo le delusioni del trentennio precedente. Il calcio torna a casa, dice la canzone, augurandosi che faccia coppia prima o poi con un trofeo: non sarà il caso di quell’Europeo, in cui l’Inghilterra saluta tutti in semifinale, ma il tormentone diventa virale, sbarcando addirittura fra i cori delle altre nazionali. Lo testimonia persino Klinsmann, confessando che i suoi stessi tifosi intonano la canzone mentre la Mannschaft si dirige allo stadio e addirittura durante la parata per la vittoria di quell’Europeo. La canzone riecheggia ogni estate in cui l’Inghilterra promette di far strada: nel 2018, mentre i Tre Leoni volano fino alla semifinale del Mondiale di Russia, il singolo sale al numero 1 nelle classifiche del Regno Unito. Intramontabile.

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