La maggioranza prepara la legge elettorale, bivio del referendum

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Il centrodestra, a partire da FdI ed FI, spinge l'acceleratore sulla riforma della legge elettorale. Non c'è una data già segnata sul calendario ma, spiegano i ben informati, entro breve, forse già la prossima settimana, potrebbe esserci un nuovo punto tecnico per definire gli ultimi dettagli sulla modifica del Rosatellum.

Al momento "ogni partito - spiega Alessandro Battilocchio, che per FI si sta occupando del dossier - sta facendo approfondimenti tecnici e simulazioni ed è possibile che già nelle prossime settimane ci sia un incontro di maggioranza". Si corre un po' di più, dunque, rispetto all'idea iniziale di rimandare tutto a dopo il referendum. E questo a seguito di una serie di valutazioni non ultima anche quella dell'esito più incerto della consultazione popolare del 22 e 23 marzo.

Del resto - si spiega nella maggioranza - uno schema di massima ci sarebbe. "Stiamo lavorando e siamo abbastanza avanti", sottolinea uno degli sherpa. Lo schema, sul quale i partiti starebbero ragionando e facendo simulazioni, è ormai sostanzialmente disegnato: via i collegi uninominali e un sistema proporzionale di collegi plurinominali con liste bloccate e premio di maggioranza per chi raggiunga almeno il 40% dei consensi su base nazionale sia alla Camera che al Senato, da ripartire poi su base regionale a Palazzo Madama (per non incorrere in possibili rilievi di costituzionalità) e circoscrizionale a Montecitorio.

Secondo i rumors nelle ultime ore a spingere per una accelerazione sarebbero soprattutto Fratelli d'Italia e Forza Italia. Più attendista la Lega che, almeno on the record, non ha mai dato il proprio avallo definitivo alla cancellazione dei collegi che, soprattutto al nord, sono per il partito di Salvini un punto di forza. Tra i temi ancora aperti ci sarebbero il limite di lunghezza delle liste bloccate e una possibile gradualità del premio di maggioranza se i consensi andassero molto oltre il 40%. Si discute ancora sulla soglia di sbarramento, attualmente al 3% per le liste singole e al 10% di coalizione.

E nei ragionamenti su tutti i temi aperti un elemento certamente non irrilevante è l'avvento della nuova formazione politica di Roberto Vannacci il cui peso è ancora da quantificare. Ma un altro elemento che sarebbe entrato nelle considerazioni è, appunto, anche la necessità di essere pronti qualora, in caso di esito negativo del referendum, le cose dovessero precipitare. L'obiettivo resta, comunque, quello di avere un primo via libera alle modifiche entro l'estate per chiudere poi la partita in autunno.

Una volta messo a terra un testo potranno poi partire le eventuali interlocuzioni con le opposizioni che attendono una proposta unitaria della maggioranza. Certo è che il clima di estrema polarizzazione non aiuta. "Finalmente una medaglia d'oro anche per Giorgia Meloni, che realizza un record antidemocratico: in quattro anni la presidente del Consiglio ha chiesto ben 108 voti di fiducia, più di qualsiasi altro governo", attacca il segretario di +Europa Riccardo Magi.

"Sorprende - aggiunge - che nel dibattito sulla legge elettorale ci si concentri sulla necessità di dare maggiori poteri al governo. L'urgenza dovrebbe essere invece quella di dare più centralità al Parlamento".    

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