La guerra, Monfils, la figlia Skai e la finale 8 anni dopo. Svitolina, a 31 anni, rivuole il trono di Roma

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La tennista ucraina torna in finale al Foro Italico per la prima volta dal 2018, in cui batté Simona Halep. E da allora, la sua vita è cambiata. Ripercorriamo la sua storia

Martina Sessa

15 maggio - 12:58 - MILANO

Otto anni dopo l’ultima volta, Elina Svitolina è di nuovo in finale agli Internazionali d’Italia. Nel 2017 aveva conquistato il primo titolo a Roma battendo Simona Halep in finale. Dodici mesi più tardi si era ripetuta: stessa avversaria, stesso risultato. Per tornare all’ultimo atto del torneo, però, la 31enne ucraina ha dovuto affrontare ostacoli non poco complessi sul suo cammino: prima ai quarti di finale la numero 2 del mondo Elena Rybakina, poi in semifinale la regina della terra rossa Iga Swiatek. Nel frattempo, in questi otto anni, è cambiato tutto per Elina Svitolina: una guerra, una maternità, una carriera che sembrava essersi fermata e una nuova vita costruita accanto a Gaël Monfils.

gli inizi

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La sua storia parte lontano, da Odessa, sulle sponde del Mar Nero. In casa Svitolina lo sport è sempre stato una questione seria. Il padre Mikhaylo era un wrestler, la madre Olena una professionista del canottaggio. Da bambina Elina era più attratta dalla ginnastica, mentre il fratello Yulian, nove anni più grande, sembrava destinato a diventare una promessa del tennis ucraino. Il talento di Yulian monopolizzava inevitabilmente le attenzioni familiari e Svitolina ha raccontato di aver iniziato a giocare a cinque anni anche per sentirsi più vicina ai genitori. "Yulian ebbe un infortunio alla schiena e dovette fermarsi. A quel punto i miei genitori rivolsero un po’ più di attenzione a me", ha spiegato. Con il tempo, Mikhaylo, che aveva praticato anche tennis, diventa il suo mentore e soprattutto il suo primo allenatore. E il talento di Elina emerge subito. Considerata una delle giocatrici più promettenti dell’Ucraina, impiega poco a farsi notare nel circuito maggiore. Nel 2013, a 19 anni, al torneo di Baku conquista il primo titolo Wta. Poi arriva la definitiva consacrazione: vince i primi tornei 1000, entra nella top 3 mondiale e conquista le Wta Finals. Due anni più tardi dal primo titolo 1000, nel 2019, centra le semifinali a Wimbledon e agli Us Open, dando la sensazione di essere ormai stabilmente parte dell’élite del tennis mondiale. Poi, quattro anni fa, cambia tutto.

la guerra e gli aiuti

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Dal febbraio 2022 il tennis è diventato, paradossalmente, la parte più semplice da gestire nella vita di Svitolina. Ogni sua partita porta con sé il peso della guerra in Ucraina. La tennista ucraina lo ha raccontato spesso: scendere in campo mentre il proprio Paese vive sotto le bombe cambia completamente il significato dello sport. Eppure, proprio nel tennis, Svitolina ha trovato anche un modo per sentirsi utile. "Sono felice di offrire una piccola luce al popolo ucraino", ha detto durante gli ultimi Australian Open. Una vittoria come frammento di normalità da regalare agli ucraini. Con il tempo è diventata molto più di una giocatrice. Ha raccolto fondi per il popolo ucraino, promosso iniziative umanitarie e sostenuto ex colleghi impegnati al fronte, come Sergiy Stakhovsky e Alexandr Dolgopolov. Soprattutto, ha preso posizioni nette all’interno del circuito. La scelta di non stringere la mano alle tenniste russe e bielorusse dopo i match l’ha esposta a critiche e tensioni, ma non ha mai cambiato linea. "La gente si dimentica che la guerra è ancora in corso", ha ripetuto più volte in questi mesi. E anche in campo quella tensione si è trasformata in motivazione: dallo scoppio della guerra, Svitolina ha perso soltanto tre volte contro tenniste russe in quindici confronti totali.

moglie e mamma

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Mentre il mondo attorno cambiava, cambiava anche la sua vita privata. Nel 2021 ha sposato Gaël Monfils, una delle figure più amate del circuito. Una coppia diventata popolare anche fuori dal campo, tra vita condivisa sui social e una carriera condivisa nel tour. Poi, nel 2022, è arrivata la prima figlia, Skai. La maternità ha riscritto le priorità di Svitolina e, in parte, anche il suo tennis. Lei stessa ha raccontato come diventare madre le abbia tolto una parte dell’ansia che per anni aveva accompagnato ogni sconfitta. "Ho accettato l’idea che sia giusto vivere la mia vita anche dopo il tennis, senza necessariamente aver vinto uno Slam. Rimane comunque una carriera fantastica. Non tutto ruota attorno al tennis", ha spiegato. Il ritorno nel circuito dopo la maternità e lo scoppio della guerra sembrava un’incognita, soprattutto in un momento così complicato dal punto di vista personale ed emotivo. Invece il rientro, nel marzo 2023, è stato immediato e soprattutto feroce. Come se la maternità e la lotta quotidiana per il proprio Paese le avessero restituito una prospettiva completamente diversa. E nel tennis femminile contemporaneo le mamme stanno tornando sempre più competitive: oggi due giocatrici come Belinda Bencic e Svitolina, entrambe neogenitori, sono nella top 10 del ranking Wta. E mentre lei vive questa nuova risalita, Monfils si avvicina all’ultimo capitolo della sua carriera. Il francese ha annunciato che il 2026 sarà la sua ultima stagione nel circuito Atp. Mentre lui affronta lentamente la propria uscita di scena, Svitolina, a 31 anni, sembra aver trovato una seconda giovinezza. Oggi gioca con un peso diverso addosso. Non deve più dimostrare il suo valore, eppure continua a lottare su ogni punto con la stessa intensità di quando è appena arrivata nel tour. Ora manca un ultimo passo per rivivere le emozioni di otto anni fa. E l’ultimo ostacolo si chiama Coco Gauff.

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