La guerra agita ancora i mercati, attesa per la riunione dell'Opec+

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Dopo la pausa per le festività pasquali i mercati ci accingono a riprendere le contrattazioni all'insegna dell'alta volatilità. A provocare incertezza è l'incognita della durata della guerra e l'aumento dei prezzi delle materie prime, in particolare gas e petrolio. Elementi che alimentano i timori di una fiammata dell'inflazione ed un ritorno alla politica restrittiva delle banche centrali. E' elevata, secondo gli analisti, la probabilità che lo shock energetico dovuto alla guerra in Iran si trasmetta all'economia globale. Domenica è prevista la riunione Opec+ chiamata a decidere i prossimi livelli produttivi, importanti nell'attuale contesto.

Secondo quanto riferiscono alcuni analisti, nel corso della riunione potrebbe essere deciso un ulteriore aumento della produzione. Sul fronte degli effetti della guerra sull'energia, viene sottolineato, anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità il danno ormai è fatto e il ritorno a condizioni normali nel mercato dell'energia richiederebbe tempi non brevi. In questo quadro appare sempre più chiaro che la reazione di politica monetaria dipenderà proprio dal grado di propagazione dello shock. Nel giorno di pasquetta la maggior parte dei mercati europei rimarrà chiusa, mentre quelli degli Stati Uniti saranno aperti. Lunedì rappresenta anche la scadenza dell'ultimatum di Trump all'Iran, anche se c'è da osservare che questo elemento non è stato preso in considerazione nel suo ultimo discorso alla Nazione e quindi non è chiaro se sia ancora operativo.

Nell'Eurozona, dove sono state riviste al ribasso le stime sulla crescita del Pil, dall'1,2% allo 0,9% attuale e si prevede un recupero nel 2027, si attendono gli indici Pmi dei servizi in Italia, Francia, Germania, Eurozona e Regno Unito. Uno degli elementi che sarà valutato dalla Bce per le prossime mosse sul fronte dei tassi d'interesse. Sul tappeto ci saranno anche altri dati macroeconomici come ad esempio la produzione industriale dell'Eurozona ma anche di alcuni singoli Paesi come Italia, Germania e Spagna, oltre al dato finale che fornirà Berlino sui prezzi al consumo.

Ci sarà infine il verdetto di Moody's sul debito pubblico della Francia. Sullo stato di salute dell'economia Stati Uniti, invece, bisognerà i dati del Pil (giovedì), dell'inflazione e dai dati settimanali sulle richieste di sussidi. Sotto i riflettori anche le decisioni della Fed, mentre restano incerte le possibilità di una politica monetaria meno restrittiva. Elementi potrebbero arrivare dalla pubblicazione dei verbali dell'ultima riunione della Fed e dalle parole di Austan Goolsbee, presidente della Federal Reserve di Chicago, annoverato tra le colombe all'interno del Fomc, il comitato federale della banca centrale Usa.

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