La corsa contro il tempo per fermare Ebola

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Scienziati eccellenti, che stanno compiendo salti mortali con pochissime risorse a disposizione: è questa l'immagine che emerge della comunità di ricercatori di Congo e Uganda a pochi giorni dalla notizia della nuova epidemia di Ebola che ha coinvolto i due Stati africani. Mentre la conta dei casi è arrivata a 395 sospetti, inclusi 106 decessi, ci si muove per tentare di recuperare il tempo perduto nelle scorse settimane, quando il virus ha continuato a circolare sottotraccia e senza l'attenzione del mondo addosso.

Test e reagenti

Il primo ostacolo che gli scienziati stanno cercando di aggirare riguarda la mancanza di test diagnostici sensibili al ceppo di Ebola Bundibugyo responsabile di questa epidemia. Nelle passate epidemie di Ebola, il personale sanitario sul campo aveva potuto contare su un test diagnostico chiamato GeneXpert, un sistema che permette di automatizzare la Reazione a Catena della Polimerasi (PCR: la tecnica usata per i tamponi contro il virus della covid) e che serve a rilevare l'RNA del virus Ebola all'interno di un campione di sangue venoso dei pazienti.

Ma i reagenti disponibili per questo tipo di test sono stati formulati sulla base dello Zaire ebolavirus, cioè di un ceppo differente di virus Ebola. Proprio la mancanza di test disponibili ha contribuito a prolungare i tempi di reazione delle autorità sanitarie. Come racconta un articolo sul sito di Science, mentre si cerca di richiedere reagenti formulati sul ceppo Bundibugyo, gli scienziati hanno tentato una strada alternativa. Stanno usando un kit diverso che permette di amplificare più tipi diversi di materiale virale, ma che è anche più costoso, che impiega più tempo e che è un po' meno sensibile su campioni già degradati.

I primi sequenziamenti genetici

Questa "scorciatoia" ha permesso, tra domenica 18 e lunedì 19 maggio, a due gruppi di scienziati di pubblicare online i dati dell'intero sequenziamento genetico di virus di Ebola Bundibugyo estratti da un paziente in Uganda e due pazienti in Congo.

Il genoma del virus conferma che il patogeno è legato a quelli che hanno causato le precedenti due epidemie di Ebola Bundibugyo, nel 2007 e nel 2012. Il caricamento di altre sequenze permetterà forse, nei prossimi giorni, di ricostruire i primi anelli della catena dei contagi.

Per ora, il primo caso noto riguarda un'infermiera rimasta contagiata il 24 aprile e deceduta 3 giorni dopo a Bunia, capitale della provincia di Ituri nella parte nordorientale della Repubblica Democratica del Congo. Ma è assai probabile che la donna fosse stata contagiata a sua volta da un paziente.

I test di farmaci da usare subito

Venerdì 15 maggio, in una riunione tra OMS e CDC africani, è stato deciso quali sono i migliori farmaci candidati per un trial clinico di emergenza contro l'attuale epidemia. Si testerà una combinazione tra il farmaco antivirale remdesivir, usato anche contro la covid, e un cocktail di anticorpi monoclonali (anticorpi riprodotti in laboratorio) chiamato MBP134.

Il protocollo era già stato sviluppato dall'Università di Oxford durante un focolaio di virus Marburg in Rwanda, nel 2024, ma era poi stato messo in pausa all'interruzione dei contagi. Si attende soltanto l'approvazione di Congo e Uganda per cominciare.

Il nodo dei vaccini

Sono invece attese per oggi, 19 maggio, decisioni in merito ai test di vaccini. Un candidato vaccino contro il ceppo di Ebola Bundibugyo ancora non c'è: un vaccino a vettore virale che reca in superficie una proteina del virus ha protetto il 100% delle scimmie venute a contatto con il patogeno e anche l'83% di quelle in cui il vaccino era stato iniettato poco dopo l'infezione.

Ma per mancanza di interesse delle case farmaceutiche, questo prodotto, messo a punto dal virologo dell'Università del Texas Thomas Geisbert, che lavora su Ebola dal 2000, non è stato ancora testato sull'uomo. Una strategia più immediata potrebbe essere combinare due vaccini già approvati contro altri ceppi di Ebola: una dose di vaccino contro il ceppo Sudan seguita, dopo due settimane, di una contro il ceppo Zaire. Questo abbinamento ha permesso di proteggere il 100% delle scimmie dal ceppo Bundibugyo.

Purtroppo, il fatto che ci si muova già a epidemia ampiamente iniziata non è un caso anomalo. Nonostante i successi negli studi su animali, anche il vaccino contro il ceppo Zaire non era approdato ai trial umani prima dell'esplosione di Ebola in Congo del 2014, quando già si era nella fase cruciale dell'emergenza. Una storia che, purtroppo, tende a ripetersi.

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