Gattuso ha affidato l'Italia al suo pupillo: un gol e un assist per trascinare gli Azzurri a 90’ dal Mondiale
"Ho l’Italia sulla spalle", spiegava Rino Gattuso alla vigilia, prostrato come Atlante. Ieri, all’inizio di Italia-Irlanda del Nord, l’ha posata su quelle forti di Sandro Tonali e il ragazzo l’ha portata a 90’ dal Mondiale: un gol, un assist. Il ct ha scelto le spalle giuste, ha scelto la sua ombra in campo, un ex milanista, un numero 8 da fatica che era mezzo infortunato, ma chissenefrega, come faceva Rino, un rapinatore di palloni che sa difendere alla Ringhio, come spiegava Maignan: "Se Sandro mette il culo davanti al pallone, non lo vedi più". Qualche etto di grazia in più nelle scarpe, come ha dimostrato con le due giocate decisive che hanno spianato la notte dell’Italia e ridato colore al volto di Gattuso che ha ascoltato l’inno a occhi chiusi, come quando si prega, e ha seguito il primo tempo con la tensione di un padre in sala parto, un travaglio infinito, fino alla nascita dei due gemelli azzurri.
il miglior calciatore italiano
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Il primo tempo è stata la fotografia del nostro calcio attuale, senza stelle, senza magia. Tonali è il ricordo di ciò che eravamo, quando mandavamo in Inghilterra Vialli e Zola. Oggi è lui il miglior calciatore italiano. Lo vogliono tutti. Godiamocelo e speriamo in un futuro migliore osservando Kean, Pio e l’ottimo esordio di Pisilli e Palestra. Martedì a Zenica, contro il vecchio Dzeko, sarà più dura, ma accompagnati da Gattuso, Buffon e Bonucci, che abbracciati sembravano un mostro a tre teste, scenderemmo anche all’inferno. Nel 2006, dopo il trionfo, il bambino Tonali scriveva in una letterina: "Voglio vincere il Mondiale". Cominciamo ad andarci. Sandro, l’ombra di Rino, ci sta portando.











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