Il conflitto in atto nel Medio Oriente sta orientando tutti gli organismi previsori ed i Governi a rivedere al ribasso le stime di crescita per il 2026 con il timore ormai esplicitato da tutti che la situazione è destinata a peggiorare con l'eventuale protrarsi della Guerra nei prossimi mesi. Stavolta è l'Ocse a lanciare l'allarme tagliando le attese di crescita dell'economia globale, europea e dell'Italia, il cui pil è visto in crescita di appena lo 0,4% quest'anno con un'inflazione in salita al 2,4% sempre nel 2026. In tutti i Paesi del G20 i prezzi sono previsti in aumento dall'istituto parigino, una condizione che lo spinge ad invitare le banche centrali a rimanere 'vigili' sul fronte della politica monetaria.
"La paralisi del trasporto marittimo nello Stretto di Hormuz e la chiusura o il deteriorarsi delle infrastrutture energetiche - viene sottolineato - hanno causato una fiammata dei prezzi dell'energia e turbato l'offerta mondiale di energia e di altri importanti prodotti di base, come i fertilizzanti". Secondo l'Ocse, "la portata e la durata del conflitto sono molto incerti ma un prolungato periodo di aumenti dei prezzi energetici avrà per effetto di accrescere notevolmente i costi per le imprese e l'inflazione con conseguenze dannose per la crescita". Non mancano quindi le raccomandazioni ai paesi membri per scongiurare una ripercussione troppo violenta dello choc petrolifero. "Ogni misura pubblica per ammortizzare l'impatto dell'aumento dei prezzi energetici dovrebbe essere ben mirata su coloro che hanno più bisogno", sostiene l'Ocse. Ai paesi viene inoltre suggerito di "ridurre il consumo energetico".
Sul più lungo termine, l'Organismo internazionale suggerisce di moltiplicare le misure per "migliorare l'efficacia energetica al livello nazionale e ridurre la dipendenza rispetto ai combustibili fossili importati". Passi necessari, sottolinea l'organizzazione, per "consentire di ridurre l'esposizione alle tensioni geopolitiche future". Il quadro poco incoraggiante dell'economia nel suo complesso è testimoniato anche dall'andamento della fiducia dei consumatori rilevato dall'Istat. A marzo 2026, questo indicatore cala infatti da 97,4 a 92,6 mentre l'indicatore composito del clima di fiducia delle imprese subisce una riduzione marginale (da 97,4 a 97,3). Tra i consumatori si evidenzia un diffuso peggioramento delle opinioni, soprattutto di quelle sulla situazione economica del Paese: il clima economico cade da 99,1 a 88,1, il clima futuro scende da 93,1 a 85,3, quello personale cala da 96,8 a 94,2 e il clima corrente diminuisce da 100,7 a 98,0.
L'indice - commenta l'Istat - "subisce un marcato calo dovuto ad un peggioramento di tutte le componenti, ad eccezione della variabile sull'opportunità di risparmiare nella fase attuale. Si segnala che le componenti che registrano il peggioramento più accentuato sono i giudizi e soprattutto le attese sulla situazione economica generale". Per il Codacons e Confesercenti la guerra sta affossando la fiducia dei cittadini mentre per Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale del Pd "i nuovi dati Ocse sono un segnale d'allarme che il governo non può ignorare". Analizzando i dati più nel dettaglio l'Ocse afferma che per l'Italia la crescita è debole e anche i consumi sono in calo.
"Pensiamo che il Pnrr continuerà a sostenere la crescita, allo 0,4% quest'anno, e anche nel prossimo anno. Le stime di sviluppo dell'Italia erano tuttavia leggermente migliori a fine 2025, ma l'aumento dei prezzi dell'energia colpisce i consumi e ci hanno indotto a rivedere le nostre previsioni al ribasso" dice l'economista dell'Ocse, Asa Johansson, mentre per il segretario generale, Mathis Cormann, occorre puntare sulle rinnovabili per assicurare la sicurezza energetica: "L'aumento della produzione di energie rinnovabili e dell'efficacia energetica può rafforzare la sicurezza economica migliorando nel contempo la resilienza dinanzi ai futuri choc sui prezzi".
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