Dopo 32 sconfitte in 32 partite, all'Olimpico di Roma arriva la prima vittoria contro la sola big europa che gli azzurri non avevano mai sconfitto: a firmarla le mete di Menoncello e Marin
7 marzo 2026 (modifica alle 19:59) - MILANO
L’Italia di Gonzalo Quesada firma un’impresa storica e supera per 23-18 l’Inghilterra all’Olimpico! È la seconda vittoria azzurra in questo Sei Nazioni dopo quella sulla Scozia. Ed è la prima volta dell'Italia contro i Maestri inglesi dopo 32 partite. Trentadue 32 partite giocate, trentadue sconfitte. Fino al 7 marzo 2026, data che entra nella storia del rugby italiano. Battuta così l’unica big europea che gli azzurri non avevano mai sconfitto. L'Italia è ora al quarto posto con 9 punti, a -3 sugli inglesi.
equilibrio
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Partono meglio gli inglesi che occupano bene la metà campo azzurra, ma senza creare seri pericolo, anzi, quando potrebbero sbloccare con un facile piazzato scelgono la touche, per poi perdere palla. Un paio di sprazzi azzurri mettono paura agli inglesi, come quando si innesca Monty Ioane a sinistra, ma il calcio dell’ala verso l’area di meta è troppo lungo. L’equilibrio è evidente. Al 20’ gli inglesi perdono palla dopo una touche lanciata nei propri 22 e poi commettono fuorigioco: Paolo Garbisi sceglie i pali e firma il 3-0. La reazione inglese è però immediata e con un bell’attacco arrivano profondi nei 22, assorbono gli azzurri davanti ai pali e poi con mani velocissime sfruttano la superiorità al largo per lanciare in meta Tommy Freeman. (Fin Smith manda però fuori la trasformazione). Ma al 34’ è Tommaso Menoncello che fa esplodere l’Olimpico: attacco in avanzamento, palla veloce fuori dalla ruck sui 10 metri, Alessandro Gasrbisi spara un passaggio teso che trova il perfetto inserimento del centro, che con un angolo di corsa perfetto vola verso i pali. E Paolo Garbisi ovviamente trasforma. Ma qui gli azzurri commettono una stupidaggine imperdonabile, incomprensibile. A tempo scaduto hanno una mischia a favore, potrebbero buttar fuori il pallone e andare negli spogliatoi, invece incomprensibilmente scelgono di giocare, Lorenzo Cannone parte, avanza, ma poi sul placcaggio perde palla e gli inglesi a quel punto devono solo scartare il regalo: possesso ben conservato fino a quando Smith con un preciso cross-kick pesca Tom Roebuck sull’out di destra, l’ala evita un placcaggio e schiaccia. Smith trasforma e al riposo si va sul 12-10 per l’Inghilterra.
buttata
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Con una stupidaggine si era chiuso il primo tempo, con un’altra si apre il secondo: Lorenzo Pani, solissimo, cerca un improbabile controllo col piede su un pallone calciato dagli inglesi nei 22, viene catturato, ne nascono un in avanti, una mischia per gli inglesi e la punizione che Smith infila per il 15-10. Al 53’ arriva la terza scemenza, stavolta la firma Giacomo Nicotera, che da terra in ruck fa stuopidamente a colpire volontariamente il pallone in avanti col gomito: cartellino giallo, punizione e Smith fa 18-10. L’Italia sta letteralmente buttando via un match che se non aveva in pugno, sembrava ampiamente alla portata. Quanto meno a livello di stupidaggini non si tirano indietro nemmeno gli inglesi, con Sam Underhill che incassa il giallo per un improvvido placcaggio spalla contro testa. La punizione permette a Garbisi di riportare gli azzurri a -5 e poi al 61’ infila anche quella del -2. Al 65’ altra sciocchezza inglese, con Maro Itoje che schiaffeccia un pallone nella maul azzurra: altro giallo e inglesi in 13. La decisione è difficile, Garbisi rinuncia a 3 punti facili e va in touche, ma gli inglesi disinnescano il drive trascionando fuori la maul azzurra. Ma il controsorpasso arriva al 72’: Paolo Garbisi calcia largo per Ioane a metà campo, l’ala azzurra con una prodezza evita il difensore e scarica su Menoncello che scappa via sull’out di destra per poi scaricare interno su Leonardo Marin (subentrato a Nacho Brex) che vola sotto i pali. E Garbisi trasforma per il 23-18. Gli inglesi si gettano all’attacco ma la difesa azzurra è eccezionale ed è il capitano Michele Lamaro a forzare il tenuto che vale una punizione sulla linea dei 22 in difesa a un minuto dalla fine. L'ultimo possesso stavolta è gestito bene e allo scadere la palla è calciata fuori: l'Olimpico ha visto scrivere la storia.
La Gazzetta dello Sport
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