"In una tomba ho trovato il mio amore", detta così è un po' macabra, ma se la frase viene da Zahi Hawass, il "cacciatore di faraoni", egittologo e divulgatore dei più noti, suona diversamente. Ospite d'onore di Marateale 2026 diretto da Nicola Timpone, protagonista di una masterclass sul tema, Hawass, 79 anni, archeologo, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie, è famoso per aver ricostruito la genealogia di Tutankhamon e analizzando il corpo del faraone morto a 19 anni ha avvalorato l'ipotesi della morte accidentale del sovrano, per una frattura al ginocchio forse.
"Si pensava fosse stato ucciso, aveva un foro nella testa ma tramite nuove strumentazioni di body scan si è scoperto - ha detto all'ANSA - che il foro era stato fatto per far passare un liquido necessario alla mummificazione". La sua missione? "Sfatare falsità storiche come la maledizione di Tutankhamon, messa in giro dai media gelosi dell'esclusiva mondiale che lo scopritore della tomba, Howard Carter e il suo finanziatore Lord Carnarvon, diedero al The Times il 30 novembre 1922, scatenando un fenomeno di "Tut-mania" che da allora ha legato profondamente il faraone alla città di Londra e allora per ripicca i concorrenti del giornale inventarono la maledizione secondo cui chiunque avesse profanato la tomba del faraone sarebbe incorso in una morte prematura".
Non è l'unica battaglia, "escluso che le piramidi siano state costruite dagli alieni come pure qualcuno ha azzardato c'è da dire che un'altra falsità è che siano state realizzate dagli schiavi: erano costruttori, pagati, come tante iscrizioni e persino tombe decorate dimostrano". Tra la Città d'Oro perduta di Aten a Luxor, le tombe dei costruttori delle piramidi a Giza e la Valle delle Mummie d'Oro a Bahariya, la mummia della regina Hatshepsut e tante altre meraviglie rivelate da Zahi Hawass, "solo il 30% delle scoperte è stato fatto, c'è tantissimo ancora da scoprire".
Ma perchè dopo tutti questi secoli siamo ancora così tanto affascinati dall'antico Egitto? "Basta chiedere ad ogni bambino: risponderà mummie, faraoni, piramidi. Ma - prosegue all'ANSA - quella cultura è anche altro: regnanti che hanno governato con giustizia, un popolo che credeva nell'al di là, donne in rilievo sociale con più diritti allora di oggi in certe parti del mondo, si sposavano per amore ad esempio".
Tanti film e opere sugli egiziani aiutano? "Certamente, c'è tanta fantasia, non sono trattati storici ma contribuiscono alla fascinazione, aspetto la Cleopatra di Angelina Jolie se mai arriverà. Io stesso non ho fatto un libro di storia ma drammatizzato la storia di Tutankhamon per l'opera lirica con le musiche di Lino Zimbone e il libretto di Francesco Santocono che debutterà al Teatro Antico di Taormina il 29 agosto 2026 e poi partirà per un tour mondiale".
Ed ora anche un film proprio su di lui, il documentario "The Man with the Hat" di Jeff Roth. Cosa pensa del tema delle restituzioni post coloniali? "Penso che è ora che ridiano all'Egitto la Stele di Rosetta che è al British Museum, il busto di Nefertiti che è a Berlino, lo Zodiaco di Dendera che è al Louvre: almeno queste tre opere è ora di riportarle a casa".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA

2 ore fa
4










English (US) ·