L'allenatore-presidente: "Dopo 44 anni mi auto-esonero, il mio amore per la Virtus batte ogni primato"

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Gigi Fresco lascia la panchina dopo 44 anni, squadra affidata al suo vice Chiecchi. Ma resterà in società. "Faccio solo un passo indietro. Lo diceva anche Klopp, ogni tanto è giusto fermarsi. In futuro mi vedo sempre alla Virtus, la squadra della mia vita". 

Lorenzo Cascini

Giornalista

5 marzo 2026 (modifica alle 22:08) - MILANO

Di lui dicevano che per farlo andare via sarebbe servita una tempesta. Anche perché, Gigi Fresco, alla Virtus Verona era allenatore, presidente e factotum. Già, era. Da 44 anni a oggi, perché stasera ha annunciato che da domenica non sarà più in panchina come primo allenatore. Al suo posto ci sarà il suo vice Tommaso Chiecchi. “Il mio amore per la Virtus batte ogni record. Resterò in società, faccio solo un passo indietro”. Per anni l’hanno chiamato ‘il Ferguson d’Italia’. Vive davanti al centro sportivo: se si affaccia dalla finestra vede il campo d’allenamento. “Sarò sempre lo stesso, ma spero solo che il cambio ci porti alla salvezza. Andrei a Palermo a piedi pur di non retrocedere”.

Gigi Fresco, partiamo da qui. Il cambio serve a dare una scossa? 

“Qualunque allenatore sarebbe stato esonerato. Abbiamo fatto davvero fatica ultimamente, siamo terzultimi con 21 punti e serve necessariamente una scossa. È un’annata sfortunata. Spero che il cambio ci porti alla salvezza”. 

Possiamo dire, quindi, che la Virtus vale più dei primati?

“Assolutamente sì. Il mio amore per la Virtus batte ogni record. Pur di non far retrocedere la mia squadra andrei a Palermo a piedi. Se non sono frasi da innamorato queste…”

Lei adesso che farà? 

“Cambierò ruolo. Sono 45 anni che sono in panchina, non mi sono mai fermato. Resterò come manager. È un rallentamento, non una vacanza”.

Il mio amore per la Virtus batte ogni record. Pur di non far retrocedere la mia squadra andrei a Palermo a piedi" 

Aveva detto che avrebbe voluto raggiungere quota 50 anni in panchina. È un peccato non riuscirci… 

“Mica è detto che io non ci riesca! Non ho detto che avrei voluto allenare per 50 anni consecutivi, sono sempre in tempo per tornare. Chissà che a luglio non sia di nuovo in panchina da primo allenatore. Nella vita mai dire mai…” 

Negli ultimi tempi ha avuto anche diversi problemi con la corte dei conti per l’accoglienza dei migranti e riciclaggio. Hanno influito sulla sua scelta di fare un passo indietro?

 “No, anche perché so di essere nel giusto. Non mi preoccupa. Sono accuse per un bando al quale avevamo diritto di partecipare. Perciò, so di essere innocente. Piuttosto mia mamma non sta benissimo, quello si, mi ha dato un po’ più di pensieri. Ma se fossimo a metà classifica non lo avrei fatto. Ripeto, ho pensato al bene della squadra”. 

Che allenatore è Chiecchi? 

“Un ragazzo bravo, competente e molto appassionato. Già nelle ultime gare gli avevo permesso di guidare la squadra. È pronto per farlo e spero che i risultati facciano risultare il suo valore. Ha vent’anni meno di me e ha quelle energie che io avevo un po’ perso. L’ha detto pure Klopp: ‘non siamo eterni, ogni tanto staccare serve’. Ecco, per me vale lo stesso”.

Che cosa si porta di tutti questi anni alla Virtus. È in panchina dal 1982. I momenti più belli? 

“Dico le due promozioni in C. La prima a Foligno nel 2013, la seconda in casa cinque anni dopo. C’era lo stadio pieno. Sono momenti indimenticabili”. 

Siete partiti da zero. Quale è stato il segreto di Fresco e della Virtus Verona? 

“Uno è sicuramente essermi circondato delle persone giuste. Non sono mai stato solo nella gestione, c’è un amministratore delegato e ci sono tante figure che operano per il bene del club. Anche se io non mi sono mai perso un allenamento, dagli esordienti alla prima squadra. Credo che il segreto sia stata la voglia, sempre costante e smisurata, oltre al fatto di averci sempre creduto. Siamo partiti da zero, posso dire di aver costruito sulla sabbia, con un po’ di sana follia”. 

E quest'anno cosa è andato storto? 

"Abbiamo avuto tanti episodi sfavorevoli, arbitraggi infelici e qualche nostro errore. Diciamo che abbiamo pagato più di quanto meritavamo. Ma nulla è perduto, crediamo nella salvezza". 

Di calciatori durante il suo viaggio ne ha incontrati tanti. Ce ne è uno, su tutti, che gli è rimasto maggiormente impresso? 

“Vorrei citarne uno che non ho mai allenato, ma che ho conosciuto e mi è rimasto nel cuore”. 

Prego

“Roberto Baggio”. 

L’ha conosciuto? 

“Sì, abbiamo fatto insieme il corso per il patentino da allenatore. Roby è uno spasso. Una persona divertente, umile, simpatica. In quei viaggi parlavamo molto, quasi mai di calcio. Era un grande appassionato di Bruce Springsteen, ascoltavamo quasi solo lui per tutto il tempo. Alla fine, sono diventato un fan pure io. E poi c’è il Boca. Ogni tanto partivamo la domenica pomeriggio, così la notte arrivavamo a Coverciano e guardavamo la partita. Eravamo nella stessa stanza. Si immagini Baggio che canta i cori del Boca e urla come un ultras. Uno spettacolo”. 

In chiusura, una battuta sul futuro. L’hanno sempre chiamata il “Ferguson Italiano”. Riuscirà a doppiare Sir Alex? 

“Lo spero, nella vita mai dire mai…”

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