Il tedesco ex ct degli Usa: "Due eliminazioni di fila nella prima fase, ora Nagelsmann deve far dimenticare gli incubi di Russia e Qatar. Ma per me Brasile e Portogallo sono le favorite"
"La cultura del calcio negli Stati Uniti è cambiata tantissimo rispetto al Mondiale del ’94. L’avvento della Mls ha portato a un innalzamento del livello professionale e del seguito dei tifosi. Tanti proprietari di franchigie di sport più popolari, di basket Nba o football Nfl hanno investito nel calcio. Che è cresciuto, non è rimasto forte solo in ambito scolastico o femminile, ma con rispecchia il sistema professionistico molto saldo. Anche per questa esperienza, sarà un bel Mondiale". Da 28 anni, Jürgen Klinsmann abita negli Stati Uniti, California; si sente come un padrone di casa a questo Mondiale, ma anche come un addetto ai lavori che conosce le dinamiche di un torneo così importante. Da giocatore ne ha vissuti tre, vincendo al primo colpo con la Germania Ovest a Italia 90. Da allenatore dei tedeschi è stato fermato proprio dagli azzurri nella semifinale del 2006. Con gli Stati Uniti invece nel 2014 è arrivato fino agli ottavi, uscendo con il Belgio ai supplementari, ma arrivando secondo nel gruppo con la sua Germania. "Cosa mi aspetto adesso? Un torneo pieno di sorprese, perché ci saranno dei paesi che daranno tutto, per dare fastidio alle grandi".
Come potranno riuscirci?
"Innanzitutto il campo dei partenti è più ampio, anche la quinta o la sesta del Sudamerica sono nazionali forti, come quelle dell’Africa. E poi conterà molto un altro fattore".
Quale?
"Sarà una coppa molto impegnativa sul livello psicologico, perché per quelli che resteranno in corsa fino alla fine sarà molto lungo, cinque settimane e mezzo. La testa conterà moltissimo. E’ diviso in tre Paesi, sarà uno stress incredibile per le squadre: viaggiare, giocare nelle zone climatiche diverse. Allora ciò che serve per fare tanta strada è un atteggiamento positivo da parte di tutti. Se manca, se non hai la tolleranza verso i posti diversi, verso il clima, se non pensi anche di avere lo spirito giusto per impegnarsi anche contro avversari che non pensi possano darti fastidio, perché non giocano lo stesso calcio, sarà difficile rimanere molto a lungo nel torneo".
Lei ne ha vissuti due da allenatore: come si gestisce questo appuntamento così diverso?
"Hai bisogno di giocatori che sono aperti, diciamo leggeri, che non pensino troppo, che non si aspettino troppo. Se sei di buon umore, se hai un gruppo con uno spirito buono, puoi fare di tutto in questo Mondiale. Se invece prima di arrivare sei già negativo verso Trump, verso la politica, verso tante cose che stanno succedendo in questo momento al mondo, non vai mica tanto lontano, come è successo alla Germania in Russia e anche in Qatar".
Non uscì per limiti tecnici o calcistici?
"C’era un clima negativo prima di arrivare. Perché la stampa in Germania era negativa verso la Russia, verso il Qatar. Allora alla fine anche la tua squadra assorbe questa negatività. Qui va sempre tenuto in mente che in questo continente può succedere di tutto, nel bene e nel male. Però se arriva un temporale e sospende la partita, prendila con il sorriso perché vale anche per l’altra squadra".
In questo quadro precario sarà l’importanza dei singoli a creare la differenza? Da chi se l’aspetta?
"Ci sono ragazzi già affermati, come Lamine Yamal, certo, o Jamal Musiala. E quelli più maturi alla Mbappé. Ma io mi aspetto tanto dai grandi vecchi. Sono felicissimo di vedere in questo torneo ancora Messi, Ronaldo e Neymar: è favoloso. Soprattutto per Neymar, ho avuto la speranza che lui potesse farsi vedere un’altra volta sul livello mondiale perché l’ha meritato. In Qatar era stato il migliore fino all’eliminazione con la Croazia. Poi è andato in Arabia, si è fatto male, è tornato in Brasile, sembrava tagliato fuori invece Ancelotti lo ha chiamato. Carlo è assolutamente un fenomeno a livello mondiale, lui sa gestire queste stelle, è abituato a trattare con questi galacticos. Anche entrando dalla panchina, Ney può fare miracoli".
Messi e Ronaldo possono ancora farli?
"Messi è sempre favoloso, anche qui a Miami. Ronaldo vorrebbe il colpo finale come fece Leo in Qatar. E Harry Kane, anche lui non ha più tanto tempo".
Favoriti?
"Per me il Brasile con il Portogallo".
Sopra Francia e Spagna?
"Sì, perché la Francia ha sempre problemi all’interno, la Spagna non lo so come sta. Sulla Germania non so. Nagelsmann è uno che parla un po’ più la lingua dei giovani, ovviamente, però la squadra deve far capire a tutta la Germania che c’è, che ha grinta, voglia di soffrire, deve tirare fuor gli attributi, far dimenticare i due incubi incredibili di Russia e Qatar. Io dico sempre ai miei amici italiani: meglio non andarci che fare come la Germania che non ha superato la prima fase per due volte consecutive".
Adesso, non esageri: in Italia avremmo fatto cambio volentieri, pur di andare. Si soffre per questa terza bocciatura.
"E soffro anche io. Adesso devono rifare tutto. Hanno anche la possibilità di farlo con questa “tragedia sportiva” e spero che diano la possibilità ai giovani di farsi vedere, in un momento così difficile".










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