Kimi Antonelli: "A metà stagione ho pianto tanto. Ora mi so gestire, ma i record non mi interessano"

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Un anno fa, appena diciottenne, esordiva in F.1. Le gare, ma non solo: gli sponsor, i tifosi, le interviste... "Una vita frenetica, ma ho imparato a gestirla". E a superare i momenti di crisi: "A metà stagione ho perso fiducia in me stesso, mi chiedevo se potevo farcela in un ambiente di squali. Ma ora sono un pilota migliore"

Giulia Toninelli

Giornalista

7 marzo 2026 (modifica alle 00:08) - MILANO

Il peso delle aspettative è uno zaino pieno che somiglia a quello con i libri di scuola che Andrea Kimi Antonelli ha appena posato. A diciannove anni si prepara all’inizio della sua seconda stagione da pilota titolare in Formula 1, in un top team di successo del calibro di Mercedes, nella squadra che punta al ritorno alla lotta per il titolo grazie al nuovo ciclo regolamentare alle porte della massima serie. Ma quando pensa a quel peso Kimi sorride alzando le spalle: “Sì, qualche volta gestire tutto è un po’ complicato”, ammette il bolognese, “ma correre in F.1 è il sogno di tutta la mia vita. È ciò che ho sempre voluto e sempre vorrò”. La determinazione è viva nei suoi occhi scuri, spaventosa quasi, perché pronunciata con la voce leggera di un ragazzo ancora alla scoperta di tutto. Lo scorso giugno, appena dopo aver conquistato il suo primo podio con Mercedes in Canada, ha sostenuto l’esame di Maturità al fianco dei suoi compagni di scuola, all’Istituto Gaetano Salvemini di Casalecchio di Reno. Poi di nuovo in Formula 1, e poi ancora a casa per qualche giorno, a mangiare la pasta al ragù di mamma Veronica, parlare di motori con papà Marco e ad aiutare la sorellina Maggy con i compiti di inglese.

doppia velocità

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 È una vita a metà, divisa tra la normalità di un giovane adulto e la folle velocità che il mondo del motorsport chiede. O meglio, è una vita che raddoppia. La vita di Andrea, il bolognese classe 2006 che si diverte al bowling con gli amici o in vacanza in moto d’acqua in Sardegna. E la vita di Kimi, che sfreccia alla guida di una delle vetture più prestazionali al mondo mentre si barcamena tra sponsor e interviste, shooting fotografici e incontri con i tifosi. Questo, più di tutto il resto, è ciò a cui Antonelli si è dovuto abituare: “La gestione dei tempi in Formula 1 è essenziale. All’inizio sprecavo un sacco di energie in attività extra pista, poi ho capito come regolarmi. Cosa mi stancava di più, cosa dovevo eliminare e ciò che invece mi faceva sentire meglio”. È servito tempo, e anche gli incidenti di percorso sono stati necessari nella crescita di un talento precoce, catapultato nella massima serie a diciotto anni, obbligato a crescere in fretta, andando a una velocità sconosciuta per i suoi coetanei. Ma Antonelli dentro la fretta ha saputo abitare bene fin dall’infanzia: nelle tende dei kartodromi in giro per l’Italia portava i libri per ripassare e sfruttava i lunghi viaggi in auto per studiare. Mamma Veronica ci ha sempre tenuto che la scuola fosse al primo posto, nonostante i motori facessero parte della vita del bolognese da prima che ne avesse memoria. Papà Marco, ex pilota e fondatore del team Antonelli Motorsport, lo portò in un paddock di Formula 1 per la prima volta con uno stratagemma che Kimi ancora ricorda con allegria: “Eravamo a Hockenheim nel 2014 e mio padre decise di nascondermi dentro una pila di pneumatici”, racconta, “e di provare a farmi passare su un carrello per non farmi vedere perché ero troppo piccolo per entrare per conto mio”. Chi lo avrebbe mai detto allora che un giorno quel bambino sarebbe passato dall’ingresso principale della massima serie. Lui che nel 2012, a soli sei anni, posava piccolo e felice con un berretto rosso della Ferrari sul rettilineo del kartodromo di Ala, in provincia di Trento, stringendo fra le mani un trofeo. “La mia prima coppa”, si legge sulla pagina Facebook ufficiale, a corredo di un’immagine che oggi attraversa il tempo.

talento precoce

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Sono passati quasi quattordici anni da allora, e il piccolo Andrea per tutti è diventato Kimi. Il giovane scoperto da Toto Wolff, scelto e protetto come una scommessa preziosissima per il futuro della sua Mercedes: Kimi che nelle monoposto ha esordito nel 2021, che ha saltato la Formula 3 e ha corso solo un anno in Formula 2. Kimi che è stato scelto per guidare una Mercedes nella massima serie, in un top team, nell’anno del suo esordio assoluto, senza passare - come successo anche a talenti assoluti del calibro di Verstappen e Leclerc - da una squadra minore per farsi le ossa senza pressione. Una mossa che poteva rivelarsi troppo aggressiva, quella del team principal Toto Wolff, che però su di lui non ha mai avuto dubbi: “Seguiamo il suo percorso dal 2018 e sappiamo che cosa può fare”, aveva spiegato con chiarezza l’austriaco, “ma soprattutto lo conosciamo come persona e sappiamo quanto sia maturo per la sua età”. Perché per Antonelli la Mercedes non è mai stata solo una squadra, ma una famiglia: il giovanissimo talento è stato selezionato dal programma Junior della casa della stella a soli 12 anni, quando ancora correva sui kart, con la speranza che il suo talento crescesse tra le fila della squadra fino a brillare nella massima serie. Una scommessa che si è rivelata vincente in fretta, incisa nelle parole pronunciate da Toto in Canada, a giugno 2025, quando il giovane bolognese ha conquistato il suo primo podio in Formula 1: ”Il piccolo Kimi è diventato il grande Kimi”, gli ha detto via radio al termine della gara. Per diventare davvero grande, Antonelli ha dovuto attraversare però i saliscendi del suo primo anno, dalle gioie più pure ai dolori più grandi.

La mia prima volta in un paddock? A Hockenheimnel nel  2014. Mio padre mi nascose dentro una pila di pneumatici su un carrello perché ero troppo piccolo per entrare ” 

Kimi Antonelli

sicurezza

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“A metà stagione ho affrontato un momento molto complesso”, ammette. “Non mi trovavo più a mio agio con la vettura e perdendo fiducia ho iniziato a dubitare di me stesso. Ho pianto tanto, mi chiedevo se fossi in grado di farcela in un ambiente di squali come la Formula 1, ma la squadra mi è stata accanto e sono riuscito a riprendermi. Ora so che tutto questo mi è servito a fare un passo importante, a essere un pilota migliore”. Due podi nella fase finale del campionato hanno ridato la misura del talento del giovanissimo italiano, pronto ad affrontare ora il cambio regolamentare con una maturità costruita giro dopo giro, giorno dopo giorno. “Ripenso al me di un anno fa e provo tanta tenerezza”, racconta Kimi. “Oggi mi sento più sicuro sotto ogni punto di vista. Mi sento più preparato, più rilassato. Non cambia l’emozione, quella è la stessa del primo giorno, ma sicuramente adesso sono più tranquillo e concentrato sull’obiettivo rispetto al via del campionato della scorsa stagione. E sento anche di essere maturato come persona, non solo come pilota”. Un anno basta a cambiare una vita intera, soprattutto un anno così: “Ora vivo da solo, ho imparato a fare le lavatrici, a tenere in ordine la casa. Ho scoperto tante passioni, grazie agli stimoli che arrivano dal nostro ambiente. Viaggio molto con la squadra ma uno degli obiettivi del 2026 sarà esplorare di più alcuni dei luoghi del mondo che ho visto solo attraverso i circuiti. Ad esempio il Giappone: oltre a Suzuka, dove corriamo, mi piacerebbe andare a Tokyo, tutti mi hanno detto che è stupenda, e in generale scoprire meglio la cultura giapponese. Poi anche l’Australia, perché quel poco che ho visto mi ha colpito molto, e non finire per conoscere solo Melbourne, dove corriamo il Gran Premio”. Si ripartirà proprio da lì, da una Melbourne di inizio marzo, dove l’Antonelli di un anno fa si preparava alla sua prima gara in Formula 1: “In griglia di partenza mi sembrava tutto così assurdo. Vedevo intorno a me piloti che ho seguito da tifoso e appassionato per tutta la vita, come Lewis Hamilton, e non potevo credere di essere uno di loro, adesso ci ho fatto l’abitudine, mi sento parte di una famiglia, di un ambiente che prima mi era sconosciuto”. È così, crescere. Passare dall’essere un bambino troppo piccolo per poter entrare da solo in un paddock di Formula 1 a diventare il pilota di Formula 1 più giovane mai stato in testa a un Gran Premio e il più giovane ad aver ottenuto un giro veloce in gara. “Ma i record non mi interessano molto”, ammette il bolognese. “Io voglio solo correre e vincere, è per questo che sono in Formula 1”. Lì, dove i sogni di Andrea incontrano le convinzioni di Kimi.

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