Kempes: "Lautaro è un grande, ricorda il mio Luque, Messi ha ancora fame. E quest'Argentina..."

12 ore fa 1

L’attaccante campione nel 1978: "Preferisco ancora Maradona a Leo, ma chissà che alla fine di questo torneo non cambi idea"

Nel ’78 Messi non era neanche nato e per Menotti era troppo presto per il giovanissimo Maradona: il dio del calcio in terra, con i capelli lunghi al vento, il 10 sulle spalle e quelle giocate meravigliose che trascinarono l’Argentina si chiamava Mario Alberto Kempes. Il più forte di quel “Mundial” che Paolo Rossi e gli azzurri avrebbero meritato di contendergli in finale. Poi è stato facile ricordare le nefandezze di Videla, l’operazione mediatica dei militari, i poveri desaparecidos, ma quell’Argentina era una grande nazionale. Kempes vive ora negli Usa, ha settantuno anni, è andato a vedere Messico-Sudafrica e adesso seguirà la “sua” Argentina: “Siamo i campioni, chi vuole la coppa deve batterci”. 

Mario Kempes 

Oro nel 1978

Mario Kempes, attaccante, ha giocato nel Valencia. Con l’Argentina ha vinto il Mondiale ‘78, in cui è stato capocannoniere (6 reti)

Quattro anni fa Scaloni ha compiuto una grande impresa: è più Menotti o Bilardo? 

“Scaloni è Scaloni. Non avevamo ct e la Seleccion era allo sbando. Ha fatto piazza pulita del passato, tenendo soltanto Messi, Di Maria e Otamendi. Ha sorpreso tutti. E ci ha portati al Mondiale”. 

Nel 2022 ha vinto con Messi e una punta, più Julian Alvarez che Lautaro: sarà ancora così? 

“Sì, per ragioni di equilibrio: Messi più un centravanti, abbiamo tanti mediani incursori. Lautaro e Julian si alterneranno. Sono diversi. Lautaro deve stare vicino all’area, lì è decisivo, Julian è più bravo a dare una mano a centrocampo. Ma credo sia arrivato dall’Atletico con qualche problema fisico”. 

Lautaro è sottovalutato? 

“Lautaro è un gran giocatore. È diventato capitano di un club come l’Inter pur essendo straniero, ha conquistato i tifosi, segna sempre. Goleador vero. Mi ricorda Luque, il centravanti con cui ho vinto il Mondiale. Non molto tecnico ma potente e sempre al posto giusto nel momento giusto. Con gran senso del gol”. 

L’Inter penserà alla Champions. 

“Ma la Champions è difficile come il Mondiale. In campionato è favorita, in Europa i tempi cambiano e ci sono tante grandi”. 

Con Messi è facilissimo e difficilissimo. Ha una visione unica, inventa, ti mette davanti al gol, ma a volte devi capire cosa farà

Chi si trova meglio con Messi: Lautaro o Julian? 

“Con Messi è facilissimo e difficilissimo. Ha una visione unica, inventa, ti mette davanti al gol, ma a volte devi capire cosa farà: pensi che tiri fuori dal cappello un coniglio, invece è un elefante”. 

Cosa direbbe a Lautaro? 

“Di stare tranquillo e fare come all’Inter dove gli riesce tutto. Anche se c’è un momento difficile e la palla non entra: è la vita del goleador. Ma lui segna sempre”. 

E Messi come sta a 39 anni? 

“Ancora affamato. Vediamo se ha tutti i 90’ nelle gambe o se Scaloni vorrà distribuire le energie, schierandolo dall’inizio oppure nella seconda parte. S’è visto con l’Islanda: dentro a una ventina di minuti dalla fine e due gol dell’Argentina, il passaggio per Lautaro che ha creato il rigore, lui che lo ha segnato...”. 

Leo o Diego? 

“Grazie a Dio sono tutt’e due argentini (ride, ndr). Adesso dico Diego perché ha incantato e vinto tutto. Ma Leo sta ancora giocando, sarà il suo ultimo Mondiale: ne parliamo quando avrà smesso. Potrebbe vincere la seconda coppa”. 

L’Argentina è meno forte? 

“Hanno tutti tre anni e mezzo in più e il Mondiale prevede otto partite, non più sette. Però siamo i campioni”. 

Come vede Martinez alla Juve? 

“Sarebbe fantastico per la Juve, però rinuncerà all’Aston Villa che fa la Champions? Sono due grandi squadre. È stato uno dei tanti protagonisti in Qatar, senza la sua parata all’ultimo su Kolo Muani non saremmo stati campioni”. 

Chi sono i rivali dell’Argentina? 

“La Francia ha fatto quattro finali e ne ha vinte due, è più o meno quella del 2022. La Spagna una sola finale ma s’è presa la Coppa e s’è rinnovata tanto. Loro due sicuro. A me piace il Portogallo, ha qualità: non dico possa vincere, ma è tra le cinque-sei lassù, con anche il Brasile e l’Inghilterra. L’Argentina sta a parte. E poi tutti, prima o poi, aspettano una africana”. 

La Francia ha fatto quattro finali e ne ha vinte due, è più o meno quella del 2022. La Spagna una sola finale ma s’è presa la Coppa e s’è rinnovata tanto

Il Camerun giocò un brutto scherzo all’Argentina nel 1990. 

“E vogliamo parlare dell’Arabia Saudita in Qatar? È che la prima partita è difficilissima, se poi sei l’Argentina di più perché sei sotto pressione e le aspettative sono altissime. Il Messico ha vinto, il Sudafrica aveva quasi tutti giocatori del suo campionato, ma non ci sono state tantissime occasioni: un inciampo e sono guai”. 

Tutti aspettano ormai l’Italia… 

“Oddio, l’Italia: mi dispiace. Il peggior momento della storia. Ancor più preoccupante che non sia passata con i playoff. Temo non ci sia stato un ricambio generazionale, intendo federazione e tecnici, non solo giocatori. Che poi i giocatori ci sono. Il calcio è cambiato, il catenaccio era la grande forza, forse non è riuscita ad adattarsi alle novità. Non c’è stata rivoluzione tecnica. Bisogna intervenire presto”. 

Per la panchina si parla di Conte o Mancini. 

“Ma loro ci sono già stati, forse è qui il problema. Ho sentito di Guardiola, ma non sappiamo se da ct sarà come da allenatore: sono due lavori diversi. Deschamps con una nazionale ha fatto bene, mi pare abbia speso qualche parola sulla sua candidatura”. 

Chi ci sarà il 19 luglio al Jersey Stadium? 

“Non sono uno stregone. Non lo so. Ma posso dirle due cose. Uno: ne parliamo agli ottavi, lì comincia il vero Mondiale e capiremo di più. Due: forza Italia”.

Leggi l’intero articolo