Kakà: "Milan, credo ancora allo scudetto. Pazzesco Modric, sarà l'uomo derby"

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Il grande ex rossonero: "Sono sicuro che si possa battere l’Inter e riaprire la Serie A. Conosco Luka dai tempi di Madrid: è incredibile, una forza della natura"

Alessandra Bocci

Giornalista

4 marzo - 09:01 - MILANO

Si chiamava Kakà, è rimasto Kakà ma a Milano è diventato soprattutto Ricky. Ricardo Izecson dos Santos Leite è arrivato ragazzino ed è ripartito carico di titoli, Pallone d’oro compreso. Ha vissuto il Milan due volte, eppure detto così è riduttivo, perché la storia di Kakà col Milan è una storia d’amore, un fil rouge e nero che non si è mai interrotto, non quando è andato a giocare nel Real Madrid, tantomeno ora che, ultraquarantenne, ha studiato gestione sportiva a Harvard, ha frequentato i corsi di Fifa e Uefa, uno da allenatore in Brasile e fra le altre cose sogna un futuro da dirigente e magari un nuovo capitolo col Milan. "Ho avuto buoni maestri: Berlusconi, Galliani, Braida, Leonardo, senza dimenticare Florentino a Madrid. Da giocatore studiavo il loro lavoro, adesso mi occupo di marketing sportivo e chissà che cosa potrebbe succedere nei prossimi anni. Il rapporto con il Milan è stato e sarà sempre speciale per me". 

Milan's miedfielder Kakà celebrates 100 goals in Serie A after scoring during the soccer match between AC Milan and Atalanta Calcio at Giuseppe Meazza Stadium in Milan, 06 January 2013. ANSA/ BAZZI

Ricardo Kakà

A Milano 6 trofei in 7 stagioni. Pallone d’oro nel 2007

Nato a Gama (Bra) il 22/4/1982, cresce nel San Paolo: nel 2001 il debutto da pro. Campione del Mondo nel 2002, arriva al Milan l'anno dopo

Partiamo dal derby, che arriva fra pochi giorni. La sua sensazione da tifoso qual è? 

"Una bella sensazione. Siamo a dieci punti, ma io dico, si può fare, anche per lo scudetto. Certo, considerata la classifica adesso sembra un’impresa difficilissima, però nel calcio ne ho viste tante e ripeto, io ci credo. Finché si può, bisogna crederci e i ragazzi in campo lo faranno". 

Che tipo di partita si aspetta? Allegri è spesso criticato per un gioco poco spettacolare... 

"Guardi, io sono brasiliano e penso che il dibattito fra jogo bonito e necessità di ottenere risultati ci sarà sempre. Nel mondo perfetto si dovrebbero unire le due cose, ma da milanisti bisogna guardare il lato positivo. Max conosce bene il calcio italiano, sta facendo un ottimo lavoro e mi inorgoglisce il fatto che il Milan sia di nuovo lì, secondo in classifica, e che sia in lotta per il campionato e possa tornare in Europa". 

Di Chivu che cosa pensa? All’inizio c’era scetticismo, invece la sua Inter ha preso il largo. 

"L’ho visto al Mondiale per club l’estate scorsa, la squadra non ha fatto benissimo in quel torneo, ma era agli inizi di una nuova avventura. Chivu ha costruito una squadra solida al debutto su una panchina importante: è una piacevole sorpresa". 

La sorprende anche Modric che è più o meno suo coetaneo ed è ancora lì in campo a entusiasmarsi per un successo sulla Cremonese? 

"Lukita è una forza della natura, è fantastico vedere quello che sta facendo a livello di entusiasmo, leadership e ovviamente tecnica. Ho giocato con lui a Madrid e conosco la sua mentalità. Sorprendente che sia ancora così motivato col numero di trofei che ha già vinto? Forse, perché è umano perdere un po’ di motivazioni quando hai già avuto tutto. Ma lui è pazzesco: ha ancora voglia di trasmettere il suo calcio, richiama i compagni, lotta sempre, ha energia e personalità. Il suo contributo al Milan è importante in partita e in allenamento e credo che la sua presenza faccia bene a tutto il calcio italiano". 

Un calcio un po’ in ribasso, rispetto a quando lei giocava in Serie A. 

"Io considero il campionato italiano ancora molto competitivo. Il livello si è abbassato un po’, se ricordiamo che era la lega più importante del mondo e ora c’è la Premier League. Ma resta un torneo divertente e il derby di Milano una delle più belle partite da giocare e da seguire". 

Più bella del derby di Madrid? 

"Onestamente è difficile scegliere. Sono partite delle quali tutta la città parla, prima, durante e dopo. Se vinci sei il re e se perdi senti un peso addosso per giorni e giorni". 

Quando è venuto a Milano l’ultima volta? 

"Lo scorso anno con mia moglie durante la settimana della moda. Ho trovato una città ancora migliorata, molto bella, con quartieri nuovi e la capacità di mixare la storia e la vita contemporanea, una caratteristica che apprezzo molto". 

È ancora in contatto con i suoi compagni? 

"Certo. Ho incontrato Paolo Maldini a Dubai a Capodanno, seguo Rino e la sua avventura in Nazionale, mi sento con Pirlo, Sheva, Seedorf ma anche con Galliani, Braida e Leonardo. È bello che siano rimasti questi legami forti". 

I suoi ricordi più felici del derby? 

"I derby di Champions, soprattutto il primo". 

I più brutti? 

"Le sconfitte. Io per fortuna ho avuto più vittorie che sconfitte nei derby, ma perdere è brutto sempre". 

Che cosa le piace di questo Milan? 

"Che sia tornato a lottare per lo scudetto. Perché ripeto, io ci credo ancora: dieci punti sono quattro partite e la strada è lunga". 

Che cosa invece non le piace? 

"I punti persi. Con tutto il rispetto per gli avversari, partite come quella col Parma in casa vanno vinte". 

Giochino classico: tolga un uomo all’Inter.

 "Direi Lautaro, ma visto che è infortunato dico Thuram". 

L’uomo derby del Milan? 

"Modric, senza dubbio. Con la sua esperienza e la sua classe farà la differenza. Ma anche Pulisic mi piace tantissimo, e poi c’è sempre Leao...". 

Tornando a Modric, secondo lei va o resta? 

"La scienza adesso aiuta gli sportivi in ogni campo, ti allunga la carriera, ti dà una mano nei tempi di recupero fra una fatica e l’altra. Se pensiamo a quanto sia importante adesso Luka per la squadra penso che possa andare avanti ancora due o tre anni, ma chi lo sa: c’è la forma fisica e poi ci sono le decisioni del giocatore, le esigenze della famiglia, la voglia di tornare a casa. I fattori che ti spingono a chiudere una carriera sono tanti, ma per come lo vedo in campo io penso che possa giocare ancora a lungo senza problemi". 

La carriera di San Siro invece è ai titoli di coda: le dispiace che il suo stadio venga demolito, anche se è ancora un traguardo lontano? 

"Penso alla storia e dico che è brutto, c’è la nostalgia per i momenti che abbiamo vissuto lì. Ma ogni tanto ci vuole un cambiamento e la vita va avanti: è un pezzo di noi che se ne andrà, però ci sarà qualcosa di nuovo e si potranno costruire altre belle avventure". 

Che cosa pensa del prossimo Mondiale diffuso su un territorio enorme? 

"Sono curioso, perché siamo passati dal molto piccolo al molto grande: in Qatar sono riuscito a seguire tre partite in un giorno, questa volta non so quante riuscirò a vederne in una settimana. Scherzi a parte, mi piace l’idea che tante persone possano vedere il calcio dal vivo, respirare l’atmosfera di un Mondiale". 

E per il suo Brasile allenato da Ancelotti quali aspettative ha? 

"Ancelotti è la persona giusta per questo periodo del Brasile, che per il suo passato parte sempre fra le favorite, magari non fra le prime tre, ma è una buona squadra e Carlo è Carlo. Sono fiducioso. Ho avuto la fortuna di giocare tre Mondiali e so quanto sia emozionante. Fare un buon torneo dopo tante delusioni sarebbe molto importante per il Paese". 

Un Paese che ha conquistato la sua prima storica medaglia sulla neve. Ha seguito i Giochi Olimpici? 

"Certo e sono orgoglioso del risultato di Lucas Pinheiro Braathen. Sembra incredibile aver vinto un oro nello sci. Un’impresa fantastica. Ma io sono appassionato di tutti gli sport e negli ultimi cinque-sei anni mi sono innamorato anche del tennis. Ci sono molte aspettative intorno a Joao Fonseca: va avanti fra alti e bassi, alla sua età è logico. Lo aspettiamo in futuro e spero che faccia già qualcosa di buono a Indian Wells per proseguire il suo percorso di crescita". 

Intanto c’è il derby... 

"E lì ho una certezza: che il Milan possa battere l’Inter e avvicinarsi in classifica. Mi fido di Lukita e non soltanto di lui".

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