Il terzino portoghese a Torino è rimasto ai margini per 5 mesi tra difficoltà caratteriali e tattiche. Ma in rossoblù, dov'è in prestito fino a giugno, ha iniziato alla grande
27 febbraio - 00:07 - MILANO
In appena quattro partite, ha giocato quasi quanto nei 5 mesi precedenti. Ma, soprattutto, ha dimostrato che a un certo livello ci può stare. Per scoprire Joao Mario, i tifosi della Juventus hanno dovuto attendere che vestisse... la maglia del Bologna. E che, contro il Brann in Europa League, segnasse pure il primo gol della sua avventura italiana. Da desaparecido a protagonista, il passo è stato lungo appena 330 km, quelli che separano la città della Mole da quella delle Due Torri. Ma, più che altro, è bastato il passaggio da un ambiente in cui non ha mai goduto della stima dei tecnici che si sono alternati alla guida del club ad uno nel quale gli hanno dato subito fiducia. venendo ripagati.
joao mario, rinato a bologna
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"È una bella sorpresa, è timido e deve iniziare a sorridere un po' di più - gli ha fatto i complimenti l'allenatore dei rossoblù, Vincenzo Italiano -. Si è sbloccato e sta dimostrando di essere un titolare del Porto, che aveva meritato la chiamata della Juve". Già, perché quando questo portoghese di 26 anni era sbarcato alla Continassa dai Dragoes non era certo uno sconosciuto come il suo predecessore Alberto Costa (che aveva fatto il percorso inverso nell'operazione), ma un esterno destro a tutta fascia capace di disputare più di 180 partite con il Porto. Eppure, forse un po' per il suo carattere schivo, ma soprattutto per una difficoltà ad adattarsi tatticamente al calcio italiano, a Torino è rimasto spesso a guardare: Tudor gli preferiva gli adattati Kalulu e McKennie nel 3-4-2-1, Spalletti ha fatto fare gli straordinari al francese, che fino all'espulsione con l'Inter non aveva saltato un minuto in stagione. Così, a Joao Mario erano rimaste le briciole: 373' in campo divisi in 13 presenze (3 da titolare), fino allo scambio di prestiti con Holm nel mercato di gennaio. E la conseguente svolta, fatta di quattro gare di fila da titolare tra campionato e coppa. Con il sapore beffardo, per i tifosi bianconeri, di vedere lui ancora in corsa in Europa e la squadra di Spalletti a casa...
La Gazzetta dello Sport
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