Italia, piove sul bagnato: Euro 2032 a rischio. Allarme stadi, sei mesi cruciali, tutti gli scenari

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A breve dovremo presentare i 5 impianti che ospiteranno le gare e, al momento, soltanto uno è pronto. Mancano garanzie per il futuro e l'Uefa può così revocare la candidatura

Elisabetta Esposito

Giornalista

16 aprile - 08:40 - ROMA

Sei anni non sono pochi. Ma sei mesi passano in un lampo. L’Italia, come noto, è stata scelta dalla Uefa, assieme alla Turchia, per ospitare nel 2032 l’Europeo di calcio. Una manifestazione prestigiosa, con un indotto che dai primi calcoli arriverà a sfiorare i 4 miliardi di euro, e anche un’occasione unica per il nostro Paese per migliorare soprattutto le infrastrutture. E qui arrivano i sei mesi di cui parlavamo all’inizio: ad ottobre del 2026 verranno scelti i cinque impianti che accoglieranno le gare e la situazione è meno confortante di quanto si speri. All’allarme lanciato dal presidente della Uefa Aleksander Ceferin in un’intervista alla Gazzetta ("Avete infrastrutture calcistiche tra le peggiori d’Europa. Se non saranno pronte, il torneo da voi non si giocherà"), aveva risposto quello del presidente (dimissionario) della Figc Gabriele Gravina nella sua relazione, in cui si evidenziava che "al di là di qualche provvedimento legislativo che ha sburocratizzato le procedure, non vi sono stati stanziamenti economici in previsione di Uefa Euro 2032. Al contrario, eventi con ricadute socioeconomiche e visibilità mediatica inferiori, come i Giochi di Milano-Cortina, l’America’s Cup di Napoli o i Giochi del Mediterraneo a Taranto, hanno avuto finanziamenti anche plurimiliardari", aggiungendo pure che "le stesse azioni di supporto organizzativo alla candidatura italiana per Euro 2032, più volte annunciate dall’Esecutivo hanno sin qui preso il via con colpevole ritardo o eccessiva lentezza". Giusto per capirci, il famoso commissario straordinario per gli stadi, Massimo Sessa, scelto a settembre, è entrato ufficialmente in carica il 3 aprile. 

Solo uno

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È anche da qui che - vista la velocità con cui scorre il tempo - dovrà ripartire il nuovo presidente federale. Ceferin è stato chiaro, rischiamo di perdere l’Europeo e la botta per l’immagine del calcio italiano, già molto compromessa, rischia di essere fatale. A ottobre cinque stadi italiani dovranno rispondere ai requisiti richiesti dall’Uefa. Al momento soltanto uno ha già le carte in regola per ospitare le partite del torneo continentale, l’Allianz Stadium della Juventus. E gli altri? Oltre all’impianto torinese hanno avviato la procedura in tredici e oggi quelli che hanno più chance sono nove: l’Allianz, il nuovo San Siro, il rinnovato Franchi, l’Olimpico di Roma e il futuro stadio dei giallorossi, più gli impianti di Salerno, Palermo, Cagliari e Napoli (che deve però risolvere il mancato allineamento fra Comune e club). Ci siamo praticamente già persi per strada Bologna, Verona, Bari e il difficilissimo Flaminio di Roma, e pure Genova sembra ormai destinata a uscire dalla corsa. Quello che bisogna presentare a ottobre è un progetto ampiamente approvato con allegate tutte le garanzie di finanziamento. Alcuni sono più vicini (i due impianti romani e quello di Firenze hanno già presentato alla Uefa il cronoprogramma), ma questioni ancora aperte sono molte. A partire da Milano, visto che sul nuovo San Siro di Milan e Inter pesano ora inchieste e tensioni politiche. Insomma, si va avanti ma al momento senza garanzie. 

L’iter

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Cosa dovrà fare chi verrà scelto come guida del calcio italiano il 22 giugno, quando i tempi saranno ancora più ridotti? Agevolare in tutti i modi l’approvazione dei progetti e aiutare enti territoriali e club in chiave finanziaria. Come? La linea l’ha tracciata non solo Gravina, ma anche, attenzione, la Settima Commissione permanente del Senato, chiamata a tracciare una riforma d’emergenza per il calcio in crisi. Peccato che le indicazioni che la politica stessa aveva dato ("favorire investimenti pubblici e privati anche attraverso misure di semplificazione normativa" e l’introduzione di "sgravi fiscali") non siano state raccolte dal governo. I mezzi per accelerare nel presente e porre nuove basi per il futuro, quando si parla di impianti passano inevitabilmente dal sostegno dello Stato e sono tanti gli aiuti chiesti finora che concentravano gli investimenti proprio su infrastrutture e (non a caso) vivai: dal riconoscimento di una percentuale (l’1%) della raccolta delle scommesse al Tax Credit, fino alla creazione di un fondo di private equity per trasformare le infrastrutture sportive in asset immobiliari e commerciali redditizi, in modo da consentire ai club di non dover mettere garanzie bancarie per il loro investimento. Sarà un inizio impegnativo per chi verrà, ma in gioco c’è la reputazione e la credibilità di tutto il Paese.

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