Italia e Francia, alleanza moda contro l'ultra fast fashion e investimenti sulla filiera del lusso

22 ore fa 3

Alleanza contro l'ultra fast fashion e nuovi investimenti nella moda di alta gamma. Italia e Francia stanno studiando un patto per rafforzare la filiera del lusso e contrastare illegalità e sfruttamento del lavoro. Sul tavolo ci sono misure per favorire tracciabilità e legalità lungo tutta la filiera produttiva, dalle piccole e medie imprese ai giganti del settore. Il cantiere è già avviato tra Roma, Parigi e Bruxelles. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è in missione in Francia, dove ha incontrato i vertici dei gruppi Lvmh e Kering.
E l'intesa tra i due governi potrebbe essere approfondita nelle prossime settimane ai massimi livelli, dopo un confronto con le associazioni di categoria. "Dobbiamo lavorare insieme per rafforzare la catena del valore in Italia, che è diventata la fabbrica del lusso mondiale, anche attraverso un patto di sistema tra Italia e Francia, consapevoli di essere parte di un unico ecosistema industriale", ha affermato Urso. Su questa linea sarebbe già stata definita una strategia comune con il ministro francese dell'Industria, Sébastien Martin, e con il ministro delegato alle Pmi, al Commercio e all'Artigianato, Serge Papin. 
Il legame tra i due sistemi della moda è profondo: l'Italia rappresenta circa l'80% della filiera di fornitura sia per Lvmh, che controlla tra gli altri Fendi, Bulgari e Loro Piana, sia per Kering, proprietaria di marchi come Gucci, Bottega Veneta e Brioni. Il presidente e ceo di Lvmh, Bernard Arnault, ha ricordato che il gruppo impiega in Italia quasi 20mila lavoratori e che negli ultimi cinque anni ha investito nel Paese circa 500 milioni di euro all'anno, manifestando l'intenzione di proseguire su questa strada. Anche il ceo di Kering, Luca de Meo, si è detto interessato a nuovi progetti come cavaliere bianco, per consolidare la filiera produttiva, contrastare le forme di illegalità e migliorare qualità e condizioni di lavoro. I marchi italiani rappresentano già oltre il 60% del fatturato del gruppo. 

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