Caos, telefonate frenetiche e mediatori internazionali: ecco come si è arrivati all’accordo a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum del presidente Trump
Lunedì, a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum del presidente Trump, funzionari statunitensi e israeliani avrebbero appreso che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei aveva dato istruzioni ai propri negoziatori, per la prima volta dall’inizio della guerra, di muoversi in direzione di un accordo. A scriverne - citando un funzionario israeliano, un funzionario regionale e una terza fonte ben informata - è il sito Axios, che ricostruisce il dietro le quinte delle ore precedenti l'annuncio dell'intesa su una tregua e le complesse trattative diplomatiche che hanno permesso di raggiungerla.
Fino al momento dell'annuncio di una svolta, persino le fonti vicine a Trump non sapevano quale esito aspettarsi, spiega il sito nella sua ricostruzione, ricordando che mentre Trump minacciava pubblicamente l’annientamento totale, dietro le quinte si moltiplicavano i segnali dello sforzo diplomatico in atto. Intanto le forze americane in Medio Oriente e i funzionari del Pentagono si preparavano ad una massiccia campagna di bombardamenti contro le infrastrutture iraniane cercando di capire quale fosse la posizione di Trump. "Non avevamo idea di cosa sarebbe successo. Era una situazione folle", ha spiegato un funzionario della difesa. Gli alleati nella regione si aspettavano invece di dover fare fronte ad una rappresaglia iraniana senza precedenti. E nel paese i civili fuggivano dalle loro case nel tentativo di evitare l'impatto degli attacchi.
La staffetta diplomatica che ha scongiurato l'escalation
Lunedì mattina, riprende Axios facendo - con l'aiuto di 'undici fonti a conoscenza dei negoziati' - il resoconto della staffetta diplomatica che ha scongiurato l'escalation, mentre Trump intratteneva la folla durante una celebrazione alla Casa Bianca, uno Steve Witkoff "molto arrabbiato" trattava al telefono. E ai mediatori l'inviato statunitense lasciava chiaramente intendere che la controproposta in 10 punti che gli Stati Uniti avevano appena ricevuto dall'Iran era "un disastro, una catastrofe", ha riferito una fonte con conoscenza diretta dei fatti.
È iniziata così una giornata "caotica" di emendamenti, con i mediatori pakistani che smistavano nuove bozze tra Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, e i ministri degli Esteri egiziano e turco che cercavano di aiutare a colmare le distanze. Lunedì sera, i mediatori avevano ottenuto l'approvazione degli Stati Uniti per una proposta aggiornata di cessate il fuoco di due settimane. Spettava poi a Khamenei - che secondo le stesse fonti è stato attivamente coinvolto nel processo lunedì e martedì - prendere una decisione.
Il coinvolgimento di Khamenei
Il coinvolgimento del nuovo leader supremo - commenta Axios - è stato necessariamente segreto e laborioso. Di fronte alla concreta minaccia di un attentato da parte di Israele, Khamenei ha comunicato principalmente tramite messaggeri e note scritte. Due fonti hanno descritto l’approvazione data da Khamenei ai suoi negoziatori per concludere l’accordo come una "svolta".
La fonte regionale ha affermato che anche Araghchi ha svolto un ruolo centrale sia nella gestione dei negoziati sia nel convincere i comandanti delle Guardie Rivoluzionarie ad accettare l’accordo. Anche la Cina ha consigliato all'Iran di cercare una via d'uscita. Ma alla fine, tutte le decisioni importanti di lunedì e martedì sono passate attraverso Khamenei. “Senza il suo via libera, non ci sarebbe stato alcun accordo”, ha affermato la fonte regionale.
Martedì mattina risultava chiaro che si stavano compiendo progressi, ma ciò non ha impedito a Trump di lanciare la sua minaccia più inquietante. Alcuni media statunitensi hanno riferito che l'Iran avrebbe interrotto i colloqui come risposta. Fonti coinvolte nei negoziati hanno dichiarato ad Axios che questo non è accaduto.
Il vicepresidente Vance trattava al telefono dall'Ungheria, occupandosi principalmente dei pakistani. Nel frattempo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu era in contatto frequente con Trump e il suo team, sebbene gli israeliani fossero sempre più preoccupati di aver perso il controllo del processo. Verso mezzogiorno ora americana di martedì, era opinione comune che le parti stessero convergendo su un cessate il fuoco di due settimane.
I momento dell'ok di Trump
Poche ore dopo, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif pubblicava i termini della tregua su X. La confusione riguardo alle intenzioni di Trump era tale, persino tra i suoi stretti collaboratori, che diverse persone che avevano parlato con lui solo un’ora o due prima credevano ancora che avrebbe rifiutato l’offerta di cessate il fuoco — fino al momento stesso in cui l’ha accettata. Poco prima di pubblicare la sua risposta, Trump ha parlato con Netanyahu per ottenere il suo impegno a rispettare il cessate il fuoco. Ha poi parlato con il feldmaresciallo pakistano Asim Munir per concludere l'accordo.
Le forze statunitensi hanno ricevuto i nuovi ordini 15 minuti dopo il post di Trump. Araghchi ha fatto seguito, affermando che l'Iran avrebbe rispettato il cessate il fuoco e aperto lo Stretto di Hormuz alle navi operanti "in coordinamento con le forze armate iraniane".
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