Non sono mai stati così tanti gli aspiranti alla poltrona di sindaco di Milano: una ventina circa, numero che ricorda più il casting di X Factor o i concorrenti dell'Isola dei famosi che una tornata elettorale ma fa capire quanto è alta la posta in gioco nella città che andrà al voto il prossimo anno. Anche per questo in attesa della corsa vera e propria si è iniziato a parlare di doppie primarie, non solo nel centrosinistra, ma anche nel centrodestra (proposte dallo stesso Matteo Salvini). Il segretario della Lega, in realtà, a Milano le ha anche già svolte organizzando a metà giugno dei gazebo per scegliere il candidato che l'elettorato della Lega vorrebbe, dove lui è risultato primo davanti alla vice Silvia Sardone.
Ma è sulla rosa extralarge dei 'papabili' che, al momento, e a differenza dell'ultima tornata quando fu faticosissimo trovare un candidato, Milano deve fare i conti. A destra di aspiranti ce ne sono tanti, da ultimo il Mister X di Vannacci che trova finalmente nome e cognome: si tratta di Carmelo Burgio, generale dei carabinieri, "un uomo delle istituzioni", come ha rimarcato lo stesso Vannacci particolarmente lieto di ricordarne il passato da paracadutista. Ma Burgio non è che l'ultimo dei nomi proposti per Palazzo Marino. Dal centrodestra si è passati da Carlo Cottarelli (che però si è già tirato indietro), al patron del Panino Giusto Antonio Civita, all'ex presidente di Assolombarda Alessandro Spada, all'ex Fi Pietro Tatarella, all'ex assessore Giovanni Terzi, marito di Simona Ventura, al presidente dell'ordine degli avvocati di Milano Antonino La Lumia, al sottosegretario Matteo Perego di Cremnago e, ovviamente, al leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, sponsorizzato dal presidente del Senato, Ignazio La Russa.
Una partita e tanti contendenti anche nel centrosinistra dove ci sono tre assessori di Sala (la vicesindaca Anna Scavuzzo, il suo 'delfino' Emmanuel Conte, l'assessore alla Cultura Tommaso Sacchi) a cui si aggiungono i nomi di Tommaso Goisis, Carlotta Cossutta, nipote di Armando, storico dirigente del Pci e fra i fondatori di Rifondazione, il dem Lorenzo Paci e soprattutto Mario Calabresi e il capogruppo del Pd in Regione Pierfrancesco Majorino.
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