Influenza: perché quest'anno è così pesante?

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Dall'inizio della stagione influenzale, 7,5 milioni di italiani sono stati contagiati dal virus dell'influenza, che ha colpito particolarmente la fascia dei bambini da 0 a 4 anni, con circa 37 casi ogni 1.000 assistiti, e che nelle persone di ogni età si presenta con sintomi prolungati anche ben oltre i canonici 3-5 giorni.

L'impatto dell'influenza nel 2025-2026 è stato ovunque pesante: in Australia, dove la stagione influenzale si è ormai conclusa insieme alla stagione invernale, i contagi si sono protratti per un mese in più rispetto al solito; e in queste settimane l'influenza ha messo a dura prova anche i sistemi sanitari di altri Paesi d'Europa, di Regno Unito e Stati Uniti.

Da che cosa dipende tutto questo? Secondo le prime rilevazioni degli epidemiologi, riassunte in un articolo divulgativo su Nature, dalle spiccate caratteristiche immunoevasive del virus dell'influenza che circola.

La variante K del virus H3N2

L'influenza di quest'anno è causata dal virus A/H3N2, subclade K. Due sono i motivi della scarsa capacità del nostro sistema immunitario di contrastarlo. Il primo è che il ceppo diventato dominante nella stagione 2025/2026, appunto l'H3N2, circola da decenni ma non è stato dominante nelle ultime stagioni influenzali. Nella stagione 2024-2025, questo ceppo aveva causato circa la metà dei casi negli USA e solo il 40% circa dei casi in Europa. Ha perciò trovato le nostre difese immunitarie particolarmente impreparate

Il secondo è che la variante K del sottotipo virale H3N2 presenta un numero elevato di mutazioni che rendono il virus meno simile al ceppo usato per confezionare i vaccini antinfluenzali di quest'anno. Il risultato è che non c'è - come talvolta può accadere - una perfetta corrispondenza tra la copertura offerta dai vaccini (fondamentali comunque per proteggere dai sintomi gravi) e il virus circolante.

Virus trasformista

I virus dell'influenza sono in continua evoluzione e mutano nel tempo accumulando piccoli cambiamenti genetici. Per esempio, piccole variazioni nei geni dei virus influenzali possono portare a cambiamenti nelle proteine di superficie dei patogeni, a cui si legano gli anticorpi. Per questo motivo i vaccini antinfluenzali vanno continuamente aggiornati. La scelta dei ceppi da cui proteggere in ogni stagione vaccinale è stabilita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità in base al virus dell'influenza circolante nell'emisfero opposto nella stagione invernale in corso.

La variante K è emersa a febbraio 2025, ma è stata per la prima volta sequenziata a giugno 2025, quando ormai la selezione dei ceppi da inserire nei vaccini da distribuire nell'emisfero settentrionale era già avvenuta.

Fortunatamente, però, come dimostrato in uno studio postato in pre-pubblicazione il 6 gennaio, i vaccini antinfluenzali disponibili stimolano comunque una risposta anticorpale sufficiente a proteggere dai sintomi più gravi della variante K.

Anticorpi in difficoltà

Rispetto al ceppo di H3N2 usato per il vaccino influenzale più diffuso, la variante K presenta 11 mutazioni in una proteina - l'emoagglutinina - che forma le "spike", le protuberanze superficiali che il virus dell'influenza usa per attaccarsi alle cellule dell'ospite. Gli anticorpi prendono di mira l'emoagglutinina, e se questa è mutata, le loro capacità di agganciarla e di neutralizzare il virus diminuiscono.

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