Fuori concorso, il film di Sergei Loznitsa propone un viaggio nell'Urss degli anni Settanta lontano dalla propaganda ufficiale
Un'Unione Sovietica mai vista, osservata lontano dalla narrazione ufficiale e restituita attraverso immagini rimaste per oltre cinquant'anni nell'ombra. È questa la prospettiva di "Imperium", il nuovo film di Sergei Loznitsa che sarà presentato in prima mondiale, Fuori concorso, all'83esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (2-12 settembre).
Il regista bielorusso, cresciuto in Ucraina e da anni impegnato in un lavoro di ricerca sulla memoria storica attraverso il cinema d'archivio, costruisce il film esclusivamente con materiali girati tra il 1970 e il 1973 da una spedizione di cineasti italiani guidata dall'antropologo Diego Carpitella e che vide coinvolti a vario titolo anche Folco Quilici, Luigi Di Gianni, Giorgio Arlorio, Giuseppe Ferrara, Rudi Assuntino e Gianni Bonicelli. Le immagini, conservate presso l'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (Aamod), raccontano la quotidianità delle numerose popolazioni dell'Urss, dalle regioni artiche all'Asia centrale, offrendo uno sguardo inedito sulle culture e le identità delle repubbliche sovietiche.
Il progetto nasce da un'operazione di recupero, restauro e digitalizzazione che ha visto collaborare, per la prima volta, Aamod, Archivio Luce Cinecittà e Cineteca Nazionale. Un patrimonio composto da 482 rulli di pellicola a colori in 16 mm, pari a quasi 60 ore di girato, rimasto finora in gran parte inesplorato e oggi riportato alla luce grazie a una coproduzione europea che coinvolge Italia, Germania, Francia e Lituania. A colpire Loznitsa, quando ha visionato i materiali nel maggio 2024, è stata la loro straordinaria libertà espressiva. Immagini che, pur realizzate all'interno dell'Unione Sovietica negli anni della leadership di Leonid Brežnev, sfuggono ai codici della propaganda e restituiscono la complessità di un impero multietnico attraversato da profonde differenze culturali e territoriali. Attraverso il montaggio, il film mette in evidenza la tensione tra il potere centralizzato di Mosca e la vitalità delle identità locali, offrendo una nuova chiave di lettura della natura coloniale dell'Urss.
“L’Unione Sovietica ha plasmato la mia infanzia – dichiara Loznitsa - crescendo in Ucraina, mi sono presto reso conto di come la Storia venisse costantemente riscritta per servire gli interessi di chi deteneva il potere. Ho capito che, nell’Urss, il passato non era una narrazione fissa, stabilita, ma uno strumento politico. Forse è per questo motivo che le immagini d’archivio occupano un posto centrale nel mio lavoro: esse conservano tracce tangibili di ciò che è realmente accaduto, indipendentemente dalle interpretazioni o dalle distorsioni successive. Un approccio rigoroso alla storia è essenziale se vogliamo evitare di ripetere gli errori del passato. Questo è il mio credo artistico".
Le immagini del film raccontano la vita quotidiana, le tradizioni, le culture e le tante etnie dei diversi territori sotto l’influenza dell’Urss: dall’Oceano Artico ai Carpazi, passando per il deserto del Karakum in Turkmenistan, per le repubbliche caucasiche di Georgia, Armenia e Azerbaigian arrivando in Uzbekistan e Tagikistan e infine al Pacifico. Malgrado i segni del controllo sovietico diventino sempre più visibili man mano che la capitale si avvicina, le culture locali persistono. Attraverso il montaggio, Loznitsa restituisce la tensione tra il potere centralizzato di Mosca e la vitalità persistente nelle varie repubbliche dell’Urss, rivelando la vera natura colonialista dell’Unione Sovietica a lungo celata dalla propaganda e dai media centralizzati.
Promosso da Aamod, Imperium è prodotto da Essential Film, Kino Produzioni con Rai Cinema e Luce Cinecittà, Société Parisienne de Production con Arte France e Studio Uljana, con distribuzione internazionale affidata a Coproduction Office. Il film propone così una rilettura della storia sovietica a partire da un patrimonio cinematografico italiano rimasto inedito, trasformando il lavoro d'archivio in uno strumento di riflessione sul presente e sulle radici dei conflitti geopolitici contemporanei. (di Paolo Martini)












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